giovedì 29 dicembre 2011

A Genova il Cancro ringrazia?

Oggi  il Secolo, maggiore quotidiano di Genova , in assenza prefestiva di notizie, fa lo "scoop" sul futuro di una ventina di ricercatori dell'ex Istituto Scientifico Tumori di Genova, giudicati in esubero, inutili per curare il cancro e quindi da ricollocare da qualche altra parte.
In base al Secolo l'Agenzia Regionale per l'Ambiente (ARPAL) sarebbe il loro prossimo
posto di lavoro. Poichè l'ARPAL si occupa di controlli ambientali anche di
tipo chimico, non ci vuole molta fantasia per capire che tra i dieci
ricercatori da trasferire c'è sia il sottoscritto che i tre colleghi che
lavorano con me, nel Servizio di Chimica Ambientale, sul campo, è il caso
di dirlo, da circa 40 anni.
Il brutto di questa storia è che certamente questa ipotesi è stata
formulata e che qualcuno l'ha proposta come panacea per ridurre le spese
sanitarie della regione.
Peccato che chi l'ha proposta non solo non sappia nulla di chimica ma
ancora meno di chimica ambientale e del ruolo di questa disciplina
scientifica nella prevenzione dei tumori dovuti a fattori chimici ed ambientali
Se questa bella idea della fusione dell'IST in San Martino fosse avvenuta
negli anni ottanta, a Cornigliano avremmo ancora i fumi dell'acciaieria e
della cokeria e a Staglieno, alla Volpara ci sarebbe ancora un bel
"termovalorizzatore" , ovviamente ampliato e ammodernato.
In quegli anni, non c'era ancora l'ARPA, che sarebbe stata istituita negli
anni 90', ma c'era il Servizio di Chimica Ambientale dell'IST che, tra i
primi istituti di ricerca Italiani, aveva messo a punto un metodo di
analisi degli idrocarburi policiclici aromatici e del cadmio nell'aria.
Grazie a questi metodi analitici si effettuava a Genova, su più punti della
città, il primo monitoraggio di questi inquinanti. Lo studio evidenzio la
presenza in quantità anomala di idrocarburi policicicli a Genova Cornigliano e di
Cadmio a Staglieno e successivi studi confermavano senza ombra di dubbio
che i primi erano prodotti dalla cokeria e il secondo dall'inceneritore.
Chi allora era adibito a fare i controlli ( i servizi multizonali) aveva
solo una pallida idea di che cosa ci stavamo occupandoin quanto le leggi di
di allora, assolutamente ignoravano questo tipo di problema.
Per fortuna dei genovesi l'IST e Chimica Ambientale c'erano e se oggi
diverse decine di migliaia di genovesi respirano molto meno canceriogeni di
allora e sono un pò più sani, questo è merito di quei ricercatori che ora
si vogliono relegare a ruoli marginali, in attesa che con l' andata in
pensione tolgano il disturbo.
Il Cancro ringrazia?

mercoledì 28 dicembre 2011

Si fossi Monti...1)

Lancio un nuovo gioco di ruolo: immedesimarsi nelle vesti del nuovo Primo MInistro e individuare  una manovra in grado di creare lavoro e benessere ( più salute, più felicità...) tra gli Italiani.
La mia prima manovra parte con un piano quinquennale per portare il nostro tasso di evasione fiscale a livello europeo. Questo obiettivo sarà raggiunto con un'unico provvedimento strutturale: poter detrarre dalle tasse l'IVA pagata per acquisto di beni e servizi.
Con il danaro portato, in questo modo, nelle casse dello Stato, istituire un Servizio Civile di due anni finalizzato al risanamento del dissesto idrogeologico del Paese. Dopo un corso di aggiornamento teorico-pratico di sei mesi su tecniche forestali, ingegneria naturalistica, ingegneria idraulica, i volontari saranno impegnati in campi di lavoro distribuiti su tutto il territorio nazionale, con l'obiettivo di ripristinare i muri a secco dei terrazzamenti, regimentare e conservare le acque, riqualificare il patrimonio forestale, prevenire gli incendi boschivi.
Gli euro risparmiati dalla riduzione dei danni ambientali (frane, alluvioni, incendi...) a seguito di questi primi interventi saranno riinvestiti in questo progetto, battezzato Piano  di Salvataggio del Paesaggio Rurale  Italiano.
Al servizio civile, remunerato,  potranno partecipare giovani che hanno terminato il ciclo obbligatorio di studi, immigrati, cassa-integrati. Le docenze saranno garantite da personale universitario e portatori di esperienze pratiche ( contadini, boscaioli...).
L'ospitalità per i campi di lavoro sarà offerta dalle comunità locali con l'utilizzo di abitazioni sfitte, messe a disposizione, a fronte di un congruo affitto, o in case abbandonate, restaurate nel pieno rispetto dei materiali e delle tecniche edili locali e  rese abitabili per l'occasione. Queste abitazioni, una volta terminato il lavoro di risanamento ambientale  dovranno diventare alberghi diffusi affidati, in comodato d'uso, alla gestione di personale locale sotto la regia dei Comuni o degli Enti Parco se gli interventi sono realizzati nei territori di loro competenza.

lunedì 26 dicembre 2011

Anno nuovo Blog nuovo

Splinder sta chiudendo e questo mi costringe a trasferire tutti i post scritti in tre anni in questo nuovo Blog.

Ovviamente invito i miei "quattro" lettori fedeli di prendere nota di questo nuovo indirizzo e a seguirmi con la solita pazienza.
Buon Anno a tutti gli Italiani di Buona Volontà

venerdì 23 dicembre 2011

Biomasse: a volte vincono

Poco più di un anno fa mi sono collegato in video conferenza ( con SKIPE) con il comitato "No Centrali a Biomasse" di Villadossola, a pochi chilometri da Domodossola.
Durante la conferenza ho chiarito come le biomasse siano un combustibile povero e inquinante e che la prassi consueta, di quasi tutti gli impianti a biomasse che si propongono in Italia, sia quella di buttare letteralmente all'aria, come calore non utilizzato, oltre il 70% dell'energia termica delle biomasse bruciate.
Ieri, gli amici del comitato mi hanno avvisato che la ditta proponente l'impianto ha definitivamente rinunciato a farlo.
Motivo principale il fatto che Comune e Provincia, nella Conferenza di Servizi, si sono messi di traverso.
Come clausola per la loro approvazione, hanno imposto che la ditta, prima di iniziare i lavori, presentasse i contratti di allacciamento per il teleriscaldamento e garantisse la copertura delle spese per la realizzazione della rete di teleriscaldamento; rete che avrebbe garantito il trasporto e l'uso del calore a bassa temperatura, residuale alla produzione di elettricità.
Mi dicono che questa svolta decisiva è partita dopo la mia conferenzae a seguito di quanto da me raccontato.
Un bel regalo di Natale per me e per il Comitato e un buon suggerimento per i tanti comitati e i pochi Sindaci che non hanno nessuna intenzione di pagare due volte i facili guadagni dei signori delle biomasse: respirare gli inquinanti emessi dalla centrale a legna o a olio vegetale e pagare con la bolletta della luce la tassa dei certificati verdi che riempiono le tasche  delle lobby della "economia verde" all'italiana

mercoledì 21 dicembre 2011

Monti e la dieta Mediterranea

eri sera a Ballarò il rapresentante del CONAD, una grande catena distributiva,  ci ha raccontato che da qualche tempo gli Italiani stanno, in modo rilevante, modificando le loro abitudini alimentari: meno carni rosse, più uova, più legumi, più carni bianche e anche per le verdure i consumi sono passati, dagli ortaggi più cari,alle insalate da lavare.

Insomma gli Italiani stanno ritornando alla vecchia, buona,sana ed economica dieta mediterranea.

La dieta di quando eravamo un popolo di contadini e questo termine non era considerato un'offesa.

Ovviamente, nel contesto della trasmissione, incentrata sulla manovra Monti e company, questo cambiamento è stato motivato dalle crescenti ristrettezze economiche degli Italiani, un fenomeno ovviamente reale.

Il commento di Floris è stato che, purtroppo, questo cambiamento non è stato volontario.

Floris si è dimenticato di dire che anche il passaggio dalla dieta mediterranea e dalla cucina degli avanzi alla dieta opulenta, modello fast food, usa e getta, non è stata affatto volontaria.

Ricordo ancora la pubblicità di non so bene quale involtino preconfezionato, divorato con avidità e contentezza da figli e marito, tristi ed ammusoliti davanti alla solita cotoletta, che la brava mogliettiva buttava, letteralmente, fuori dalla finestra.

Per decenza, dopo qualche giorno quella scena (la cotoletta volante) è stata tagliata, ma 50 anni di martellante pubblicità su consumi e sprechi alimentari hanno lasciato un bel segno, sia nelle tasche delle famiglie italiane che nelle loro coronarie.

martedì 20 dicembre 2011

Nostra Madre Terra

Non potete perdervi questo splendido video su Nostra Madre Terra.

L'unica Casa di cui disponiamo ha bisogno di aiuto.

Per questo, molti uomini e donne coraggiose hanno sacrificato la vita.

Lo sfruttamento capitalistico di  risorse e di donne e uomini deve cessare.

E' in gioco la sopravvivenza della nostra specie che ha molte colpe, ma non merita di sparire per l'avidità di pochi

mercoledì 14 dicembre 2011

Porto Verde

Per il momento è il terzo annuncio: dopo le celle fotovoltaiche sui tetti dei capannoni, la presentazione dei generatori eolici a basso impatto visivo disegnati da Renzo Piano, oggi è toccato ai moli trasformati in generatori elettrici grazie al moto ondoso.

Insomma il porto di Genova si appresta ad essere uno dei primi porti alimentati con energia rinnovabile ad impatto ambientale zero.

L'uso energetico del moto ondoso  è la tecnologia più innovativa. Immaginatevi 1200 grandi cilindri realizzati all'interno delle dighe foranee,  in comunicazione diretta con il mare. Quando arriva l'onda la colonna d'acqua nei cilindro si alza e comprime l'aria , l'aria compressa è esplulsa all'esterno attraverso una turbina la quale, collegata ad un alternatore, produce elettricità. Quando l'onda si ritira, la colonna dì'acqua si abbassa e aspira nuova aria all'interno del cilindro, aria  che sarà compressa all'arrivo della successiva onda.

I 1200 cilindri dovrebbero avere una potenza elettrica pari a 36 megawatt. Non male! E in questo modo  diventa possibile che diverse navi attraccate ai moli, grazie a questa elettricità, possano spegnere i loro inquinanti motori diesel.

Insomma  i motori a colonna d'acqua oscillante usano lo stesso meccanismo dei motori autoveicolari a pistone, con il vantaggio che l'aria espulsa è esente di inquinanti e l'energia la fornisce indirettamente il vento il quale, a sua volta, trae energia dalle diverse temperature di terra e mare.

Ovviamente per funzionare questo motore ha bisogno di onde alte almeno un metro, ma i dati statistici ci dicono che a Genova questo tipo di  onde si registra almeno per 200 giorni all'anno.  Immagginiamo che questa disponibilità, insieme a quella del vento,  sia maggiore nei mesi invernali, quando la fonte solare, usata con il fotovoltaico, è meno intensa.

Pertanto la triplice combinazione di fonti di energia rinnovabile, marina, solare, eolica, dovrebbe garantire una fornitura di elettricità sufficentemente costante per tutto l'anno, sia di giorno che di notte.

Mi sembra interessante rimarcare che  il motore ad onde esplica anche l'azione frangiflutto e dovrebbe anche attenuare lo stress a cui le mareggiate sottopongono le normali dighe foranee.

Un altro elemento positivo è che questa centrale, al contrario di quelle alimentate a carbone o metano,  non produce inquinamento termico delle acque marine usate per il raffreddamento, non subisce danni dalla presenza di plancton nell'acqua e della eventuale crescita di mitili sulle strutture sommerse. Questo significa che non è necessario l'uso di trattamenti antivegetativi, dannosi per l'ecosistema narino.

Aspettiamo con ansia di vedere il Porto Verde di Genova in piena attività!

martedì 13 dicembre 2011

Aria inquinata e cancro

C'è chi fa credere che l'unica causa esterna del cancro polmonare sia il fumo di sigarette. Costoro volutamente ignorano i numerosi studi che legano questa malattia anche all'aria inquinata che i cittadini di tutto il mondo, compresi i non fumatori,  sono costretti a respirare per le scelte fatte su come ci si muove in città.

L'ultimo studio , pubblicato a giugno del 2011, viene dalla Danimarca e ha il merito di avere utilizzato quanto di meglio oggi possa offrire la ricerca epidemiologica e la chimica ambientale.

La novità di questo studio è che per la prima volta a 57.000 abitanti di Copenhagen e di Aarhus seguiti dal 1993 al 2006 , le cause della loro morte sono state associate alla quantità media di ossidi di azoto inalata da ognuno di loro nel corso della loro vita.

Quest'ultima stima è stata fatta in base all'inquinamento che opportuni modelli valutavano  in corrispondenza della loro abitazione.  Gli ossidi di azoto, si producono durante tutte le combustioni e la loro concentrazione è molto ben correlata con altri inquinanti tossici e cancerogeni quali le polveri sottili e i policiclici aromatici.

Fatte le dovute correzzioni per le abitudini al fumo, esposizioni di tipo professione e livello di istruzione (di solito  i laureati sono più sani di chi ha solo la licenza media) è risultato che chi abita entro 50 metri di distanza da strade trafficate ( più di 10.000 veicoli al giorno)  ha un rischio relativo di cancro polmonare maggiore del 20% rispetto al resto della popolazione studiata e il rischio per chi a casa respirava più di 30 microgrammi per metro cubo di biossidi di azoto è risultato maggiore del 30%.

Insomma, a parità di numero di persone studiate, si trova dal 20 al 30 % in più di persone colpite da cancro polmonare in chi ha avuto una residenza maggiormente colpita dall'inquinamento da traffico.

Ovviamente una diversa mobilità basata prevalentemente su rotaia ( tram e metropolitana) avrebbe evitato questi tumori.

Negli anni novanta, nelle strade trafficate di Copenhagen le concentrazioni di benzopirene, un potente cancerogeno presente nelle emissioni veicolari, nel periodo invernale ( quello peggiore) erano  di circa 4 nanogrammi per metro cubo. Negli stessi anni a Genova, in piazza Masnata e in piazza Massena, nei mesi più freddi, il Servizio di Chimica Ambientale dell'IST trovava circa la metà ( 2, 1-2,5 nanogrammi/m3) del benzopirene misurato nella capitale danese, un valore comuinque doppio rispetto allo standard di qualità dell'aria che il nostro paese si è dato a partire dal 2002.  Nel 2010 a Genova lungo diverse strade le concentrazioni di biossido di azoto supera di gran lunga i 40 microgrammi per metro cubo, con punte di 60 microgrammi.

Sarebbe interessante studiare quanto questa situazione abbia pesato sullo stato di salute dei genovesi.

Peccato che tra breve, se nessuno si muove, i centri di ricerca IST, compresi  Chimica ed Epidemiologia Ambientale, in nome del pareggio di bilancio, saranno dismessi.

mercoledì 7 dicembre 2011

La colpa dei padri

In Italia, ogni milione di bambini che nascono, 43 sono colpiti da leucemia acuta. Per fortuna, grazie a diagnosi precoce e cure efficaci molti di loro ritornano in piena salute. Questo ovviamente non ci consola, anche perchè la percentuale dei casi, a parità di bambini nati è in aumento, + 1,8% all'anno e questo valore è più alto in Italia rispetto al resto di Europa ( + 0,6%) e tutto questo richiede una spiegazione.

Le sofferenze dei bambini, la loro possibile morte, il dolore dei genitori, i costi per le cure possono essere evitate?In altre parole, è possibile che i nostri bambini nascano più sani, senza tumori?

La risposta è positiva, in quanto numerosi studi hanno evidenziato che fattori di inquinamento ambientale ( evitabili)  possono spiegare l'insorgenza precoce di questa malattia.

Esempi sono  l'esposizioni a radiazioni  (raggi x) e a benzene da traffico..

Fino a poco tempo fa era ancora incerto il possibile ruolo del fumo di sigarette. Due recenti articoli concordano sul fatto che se il padre, al momento del concepimento è un forte fumatore (più di 15  sigarette al giorno) il figlio ha una maggiore probabilità (+ 30%) , rispetto a bambini di padri non fumatori, di essere colpito da leucemia acuta.

Entrambi gli studi escludono un ruolo su questa specifica malattia della madre fumatrice.

I ricercatori concludono che, in base a questi risultati,  chi pensa di mettere su famiglia è fortemente incoraggiato a smettere di fumare: questa scelta fa bene a lui, al figlio e alla moglie. Quest'ultima, anche se non fuma,  a rischio di cancro polmonare a causa del fumo passivo nelle mura domestiche prodotto dal coniuge fumatore.

Il mio commento è che se questo è l'effetto del fumo di sigarette, dovremmo studiare con attenzione quale ruolo possa avere nelle leucemie infantili anche una esposizione professionale e ambientale dei futuri padri a fumi prodotti da altre combustioni a cominciare dai fumi  che si respirano sopra una cokeria o stando molte ore nel traffico.

martedì 6 dicembre 2011

Caro Monti

Lettera aperta al prof Monti ( con preghiera di trovare il modo che, almeno, la legga)



Egregio prof Monti

ho l'impressione che Lei sia la persona adatta per porre fine ad una vera e propria truffa che da diversi anni si sta attuando a danno di tutte le imprese e le famiglie italiane: la tassa del 7% sui consumi elettrici per sovvenzionare (teoricamente) le fonti di energia rinnovabile.

Sottopongo alla Sua attenzione e a quella del suo ministro all' Ambiente, dr. Clini, l'opportunità di abolire subito tutti gli  incentivi (Certificati Verdi) attualmente dati a chi produce elettricità bruciando direttamente "biomasse".

Questa scelta non è affatto "ecologica", come in apparenza può sembrare e si vuol far credere.

Le analisi dei cicli di vita hanno ampiamente dimostrato che bruciare biomassa che occorre coltivare e trattare, aumenta le emissioni di gas serra (come Paese dovremmo ridurle del 20% entro il 2020) e le poche misure ad oggi disponibili fatte al camino di centrali a biomasse, confermano che le biomasse sono il peggior combustibili di cui possiamo disporre, sia dal punto di vista energetico che ambientale, con elevate concentrazioni di polveri fini ed ultrafini nei fumi inevitabilmente così prodotti, concentrazioni nettamente maggiori, a parità di energia, di quanti se ne producono utilizzando il metano.

Grazie al sicuro e facile guadagno garantito dai certificati verdi, in Italia stanno entrando in funzione centinaia di centrali elettriche alimentate con cippato di legna, paglia e oli vegetali, in molti casi oli provenienti dall' Africa e addirittura dall'Indonesia.

L'effetto di questa scelta, niente affatto obbligatoria, è un netto peggioramento della qualità dell'aria e della salute dei cittadini che hanno la sfortuna di vivere nelle vicinanze di questi impianti.

Dato che senza sovvenzioni pubbliche nessuno di questi impianti riesce a stare sul mercato, con l'abolizione della loro quota di certificati verdi si può, da una parte, alleggerire la bolletta della luce di famiglie e imprese, ad esempio portando la tassa per i Certificati Verdi dal 7 al 5%  e dall'altra dirottare la restante quota dei prelievi sottratte alla combustione delle biomasse (comprese quelle presenti nei rifiuti urbani) ad incentivare un intelligente uso energetico delle biomasse stesse, quale quello della trasformazione biologica in metano di biomasse di scarto quali residui agricoli, fanghi di depurazione di acque e scarti di cucina.

A nostro avviso, con questi denari, un suo apposito decreto dovrebbe sostenere finanziariamente la realizzazione di impianti di trattamento anaerobico di questi scarti (nessun incentivo all'utilizzo di prodotti agricoli primari come l'insilato di mais) ed in particolare d' impianti di depurazione del biogas prodotto, in modo che il biometano così ottenuto, sia compatibile con la rete di distribuzione del gas.

Questa scelta, in Europa già operativa, risolve brillantemente il problema dei rifiuti urbani biodegradabili, ha un impatto ambientale basso e comunque uguale a quello attuale con l'uso domestico e industriale del metano, permette il recupero integrale ( calore e elettricità) del potenziale energetico dell biomasse, permette a costo zero di realizzare forme di teleriscaldamento anche per abitazioni molto distanti dall'impianto, alleggerisce la bilancia commerciale per evitato acquisto di gas libico o siberiano, rende energeticamente indipendenti gli agricoltori, ci permette di risparmiare importanti quantità di gas serra ed evitare le multe che in caso contrario ci darà l'Europa..

Infine il minore inquinamento indotto, molto probabilmente, ridurrà il numero di ricoveri ospedalieri per i numerosi effetti sanitari prodotti dalle polveri sottili, un altro piccolo contributo a ridurre il deficit del nostro Paese.

A sua disposizione per ogni sua eventuale richiesta di chiarimenti.

dr Federico Valerio

Scienziato preoccupato.

domenica 4 dicembre 2011

Prepararsi alle alluvioni

Rovistando tra le mie cose ho trovato un librino importante, di cui mi ero dimenticato.
Si trattava del manuale di istruzione in caso di alluvione a Genova.



allerta alluvione
Stampato dal Comune di Genova, i testi erano a cura della Protezione civile e della Comunicazione.
A questo librino fu data ampia diffusione e ogni famiglia, come la nostra ne riìcevette una copia.
Nel testo erano pubblicate le zone a rischio di esondazione e quella che segue riguarda la Val bisagno e Nervi.

aree esondazioneNelle zone rosse e nell'allegato elenco era compresa via Ferreggiano, la zona dove il 4 novembre 2011 ci sono state le tragiche morti.
Nello stesso libretto un'intera pagina era dedicata alle istruzioni per chi si trova in strada con l'allarme due e una pioggia battente che non promette niente di buono,
Al secondo punto si legge:

" Evitare di intasare le strade andando a prendere i propri figli a scuola...Ogni scuola ha un responsabile ( per esempio il preside9 in grado di gestire le fasi di qyalunque tipo di emergenza. Durante l'evento alluvionale si è esposti a maggior rischio per la strada che non all'interno di un edificio."
Il libretto è stato stampato nel 2005. Non mi risulta che siano state fatte nuove ristampe e nuove capillari distribuzioni.


giovedì 1 dicembre 2011

Cellulari e Bambini

Spero che qualche genitore, dopo aver visto il servizio su Report (RAI3) su come è manipolata l'informazione sui possibili pericoli ( tumori al cervello) derivante dall'abuso del cellulare, rinuncerà a fare questo tipo di regalo ai loro amati bambini.

Il fatto che nel lontano 1999, il sottoscritto, alla luce dei primi dati, invitasse le autorità preposte alla salute pubblica a vietare la fabbricazione e la vendita di cellulari progettati per essere usati da bambini ancora incapaci di leggere e scrivere, non è affatto una consolazione!

lunedì 28 novembre 2011

Diesel caffè

Le statistiche dicono che ogni italiano ( neonati compresi) in un anno consuma, sotto forma di tazzine, circa 4,5 chili di caffe. Complessivamente sono circa 270.000 tonnellate che, espletata la loro funzione per preparare tonificanti bevande, lasciano altrettante tonnellate di "pose".

E questa montagna di pose di caffè che fine fa?

Non ci vuole molta fantasia: attualmente  quasi tutte le pose di caffè vanno a riempire le discariche e ad alimentare qualche inceneritore.

Nell'uno, ma anche nell'altro caso, è uno spreco pauroso, in quanto si è scoperto che le pose di caffè contengono dal 10 al 20 percento di oli che possono essere trasformati in olio diesel con cui alimentare le autovetture.

Se queste stime sono giuste parliamo di diverse decine di migliaia di tonnellate di gasolio che, di questi tempi potrebbero venire comodi al bilancio economico del Paese.

L'Università del Nevada, nel 2008, ha cominciato a studiare la cosa, concludendo che si può fare: gli oli rimasti nel caffè, estratti e chimicamente trattati,  sono  un ottimo combustibile.

E la cosa non finisce con il biodiesel, in quanto quello che rimane dopo questa ulteriore estrazione, di fatto lignina in polvere, può essere utilizzato in agricoltura come ammendante e per produrre pellet  da usare come combustibile.

A quando la raccolta differenziata delle pose del caffe dai tanti bar e ristoranti nazionali?

giovedì 24 novembre 2011

Ponti e Cemento

Fino ai primi anni dell' '800, chi governava Genova si è ben guardato di andare a costruire nelle aree di esondazione dei due grandi torrenti, a ponente (Polcevera) e a levante (Bisagno) della città. 

Dal periodo romano fino al 1700, il territorio urbanizzato si è progressivamente ampliato ma le mura della città si sono tenute a debita distanza da questi corsi d'acqua, rigagnoli per lunghi mesi durante la stagione estiva, ma alle prime piogge capaci, da sempre, di fare disastri.

Ovviamente questi due torrenti non hanno mai impedito commerci e collegamenti ai quali provvedevano fin dall'alto medioevo lunghi ponti. Uno, in particolare è storicamente ben documentato da tempi lontani: è il ponte di  Sant'Agata che, con le sue 26 arcate in pietra, permetteva di attraversare il Bisagno anche in piena.

Ma anche così il torrente e le sue aree di esondazione erano utilizzate, fin da epoche remote, in un modo che oggi si definirebbe sostenibile.

Nel greto del Bisagno, dalla foce fino all'attuale quartiere di Marassi, era tutto un susseguirsi di campi coltivati ad ortaggi che, a loro volta,  rifornivano la città di verdure fresche alimentate dal concime prodotto raccogliendo con diligenza le deiezioni degli animali da soma e compostandoli, insieme agli scarti vegetali direttamente sul posto.

Non è quindi un caso che ancora oggi a Genova i fruttivendoli si chiamano "bisagnini".

In assenza di abitazioni, le piene del Bisagno non facevano vittime e i danni, messi in conto,  erano limitati; al massimo si perdeva il raccolto di fine stagione. E una volta ritirate le acque, si poteva ricominciare a ripiantare cavoli e pomodori sul nuovo terreno fertile che il buon Bisagno, con la sua momentanea irruenza, aveva trascinato a valle.

All'alba dell'ottocento, il rispetto per il torrente finì e si cominciarono a cementificare le aree dove il Bisagno di tanto in tanto si sfogava. Sorsero i quartieri della Foce, di Brignole con la stazione e la ferrovia,  di San Fruttuoso, di Marassi e il suo stadio. E il ponte di Sant'agata si accorciò progressivamente riducendo le sue arcate da 26 a otto ma continuando ad essere usato per chi si ostinava ad andare a piedi.

Mentre il ponte era progessivamente interrato nei nuovi quartieri, il Bisagno era coperto ( tombinato) dalla stazione  Brignole alla Foce e  negli anni novanta,  nella parte più alta  a Marassi, davanti allo stadio.

Il vecchio ponte romanico di Sant'Agata, che nel corso di secoli, aveva superato brillantemente fortissime alluvioni, superò indenne anche quella del 1970, ma non ce la fece con quella del 1996 durante la quale  perse quattro delle sue arcate, portate via dalla corrente.



Era obbigatorio, in nome dello sviluppo, cementificare l'alveo del Bisagno?

Certamente no!

Ponti via via più moderni avrebbero permesso di fare circolare mezzi e persone sulle aree giolenari e la città si sarebbe comunque ampliata in zone, forse meno remunerative dal punto di vista edilizio, ma certamente più sicure.

Se una classe dirigente illuminata avesse fatto queste scelte ora non saremmo a piangere, ogni 20 anni, i vecchi e i nuovi morti e i vecchi e  nuovi danni alle cose.

Ma sembra che la lezione del tragico 4 novembre 2011 non sia stata ancora capita e in Regione si scalpita per riprendere le costruzioni in alveo  e per ridurre le distanze di sicurezza.

Se non esiste il coraggio di bloccare il cemento, un rimedio a questa follia ci sarebbe: far pagare ai proprietari terrieri e ai costruttori, una pesante tassa sul rischio di esondazione, a piena copertura dei futuri danni agli uomini e alle cose che certamente le future alluvioni, sempre più frequenti, creeranno

lunedì 21 novembre 2011

Rifiuti e Mattoni

Fino a qualche giorno fa credevo che per fare mattoni occorresse solo della buona argilla ed una robusta fonte di calore.

Sabato scorso, ospitato nelle Crete Senesi, ho scoperto che in una moderna fornace per produrre mattoni e laterizi possono anche entrare, ufficialmente autorizzate  dalla Provincia, diverse migliaia di tonnellate di rifiuti riconosciuti per legge non pericolosi.

L'autorizzazione è finalizzata al "recupero" di questi rifiuti, il cui residuo solido è letteralmente inglobato nei mattoni.

Certo non ci sono problemi se i rifiuti sono "sfridi e scarti di prodotti di prodotti ceramici".

Ma quando si autorizza il "recupero" di "ceneri leggere di carbone e di legno non trattato", qualche perplessità mi viene in quanto è ampiamente documentato che nelle ceneri leggere, comprese quelle prodotte bruciando legname e di solito  trattenute dai sistemi di  filtrazione  fumi, sono concentrati numerosi composti e metalli tossici.

Quello che mi viene da pensare scoprendo questi fatti è se, quando le ceneri leggere di carbone e di legna sono state classificate non pericolose,  il legislatore poteva già disporre dei risultati degli studi sulla concentrazione di metalli pesanti, diossine, policiclici aromatici su queste ceneri e della loro attività mutagena.

Anche l'uso di fanghi di diversa provenienza ( industrie cartarie, fanghi di perforazione, trattamento acque industriali) meriterebbe qualche cautela e qualche analisi , prima di autorizzarle nella produzione di mattoni.

Insomma ho scoperto che oltre ai cementifici, anche le fornaci sono diventati sistemi per lo smaltimento di rifiuti e che di fatto, di questo si tratta, si evince da un fatto elementare: l'azienda che introduce nei suoi cicli produttivi questi scarti, è pagata da chi questi scarti li produce

e-learning

Tutti quelli che fossero interessati alla mia presentazione, registrata dall'Università di Reggio Emilia,  in cui metto a confronto gli impatti ambientali di inceneritori, riciclo, trattamenti meccanico biologici ,può scaricarla a questo indirizzo

https;//files.me.com/federico.valerio/z4ijw3

domenica 20 novembre 2011

Bombe d'Acqua

In inglese si chiamano "Cloud-Burst", la traduzione italiana "Nubifragio" esprime lo stesso concetto ( nubi esposive), il neologismo giornalistico "Bombe d'Acqua", fa meglio capire di che cosa si tratta.

Per i meteorologi si classifica come "bomba d'acqua" un evento durante il quale, in due ore, piovono più di 50 millimetri di pioggia, 600 millimetri in 24 ore. Insomma, tanta acqua in pochissiomo tempo.

Su Quezzi, il quartiere di Genova, dove si trova il Ferreggiano,  il 4 novembre 2011 si sono registrati 514 millimetri di acqua in 24 ore!

Per chi avesse dubbi, un nubifragio, una bomba d'acqua, di potenza simile a quella del 4 novembre, ma caduta su un'aria più vasta,  è scoppiata nell'alluvione di Genova del 1970: quel giorno, in città, si sono registrati 580 millimetri di pioggia e 20 morti.

Le previsioni ARPAL, il giorno prima del disastro di Genova, il  3 novembre 2011, parlavano di 30-70 millimetri di pioggia.

Se le previsioni fossero state confermate, al massimo ci sarebbe stato qualche allagamento dei sottopassi e degli scantinati, eventi certamente pericolosi, ma non tali da paralizzare preventivamente una città.

Il problema è che l'intensità e la localizzazione precisa di una "bomba d'acqua" non è prevedibile con gli attuali modelli e infatti, nessuno, tanto meno la nostra Sindaco, il 3 novembre ha previsto la possibilità che una "Bomba d'acqua" sarebbe di li a poco, scoppiata sulla città.

Se ci fosse stata questa certezza, doveva scattare l'allarme meteo 3 ( che alle nostre latitudini non esiste) e   si dovevano chiudere, oltre alle scuole, negozi, uffici, fabbriche, autorimesse.

Adesso sappiamo che quando c'è l'allerta meteo 2 e viene giù tant'acqua che sembra, letteralmente,  di essere sotto la doccia, la nostra vita e quella dei nostri cari è in pericolo.

E il pericolo è elevatissimo per chi vive, lavora, si trova nelle zone di esondazione dei nostri tanti torrenti.

In questi luoghi l'ondata di piena è repentiva e distruttiva.

Si è arrivati a criticare la Sindaco per aver parlato di uno tsunami: certo lo tsunami, tecniocamente è un altro evento, ma per quanto riguarda l'arrivo improvviso e la potenza distruttiva è esattamente la stessa cosa.

 Ora spero che abbiamo imparato tutti che quando le nubi scoppiano, senza perdere tempo per salvare le cose,  e senza aspettare l'ordinanza del Sindaco, bisogna togliersi dalle strade e salire ai piani alti.

Chi è stato intervistato per esprimere un parere sulla gestione dell'emergenza da parte del Sindaco Marta Vincenzi, queste cose le sapeva?

giovedì 10 novembre 2011

Contadini al Potere

Il servizio di Presa Diretta di ieri sera ( RAI3, a cura di Corrado Iacona) è stato angosciante, anche se i fatti raccontati non sono nuovi.

Gli agricoltori in Italia spariscono e, con loro, le terre coltivate.

Ma non spariscono solo i contadini, spariscono anche i pastori e i pescatori,  E' una strage silenziosa che non interessa i media e tanto meno la classe politica. Il colpevole è il mercato senza regole che, ad esempio, fa venire nei porti italiani navi cariche di grano ucraino o australiano, con lo scopo dichiarato di tenere bassi i prezzi dei nostri prodotti e poter lucrare sul mercato internazionale con accordi tra le cinque multinazionali che controllano a livello mondiale questo mercato.

Analoga sorte per i pomodori e il formaggio.

La trasmissione ha dimostrato che il made in Italy è una favola ( soli il 50% del grano usato nei nostri pastifici è di produzione nazionale) ma questo è il problema minore.

L'abbandono dei campi non è solo disoccupazione crescente ma anche dissesto idrogeologico, aumenti dei costi al consumo, bilancia commerciale negativa, desertificazione del territorio.

Dubito che un governo autorevole non sia in grado di favorire sinergie tra produttori e trasformatori o ancor meglio, aiutare i produttori (contadini) a diventare anche trasformatori dei loro prodotti, abbreviendo la filiera dal produttore all'utilizzatore del prodotto finale.

Questa trasformazione epocale potrebbe anche essere possibile aiutando i contadini a diventare utilizzatori e produttori di energie rinnovabili, privilegiando quelle prodotte con scarti agricoli.

Il mercato invece sfrutta le debolezze del mondo contadino per affittare a quattro soldi i loro terreni ed installare al posto del grano e delle viti, pannelli fotovoltaici, la cui energia è pagata con danaro pubblico in base ai certificati verdi dati senza regole e tanto meno con criteri attenti agli interessi collettivi.

E questo è anche il danno minore, in quanto il terreno agricolo rende di più se diventa un mezzo per smaltire rifiuti speciali ( fanghi di depurazione), se non addirittura tossici e pericolosi.

L'unica alternativa che vedo è che chi produce beni vitali come il cibo e

mercoledì 9 novembre 2011

W il bio-diesel

Il fatto che olio diesel prodotto a partire da oli vegetali sia compatibile con il buon funzionamento degli attuali motori diesel con al piu piccole modifiche e' una buona notizia. Avremo disponibile forza motrice anche quando petrolio e carbone saranno finiti.
Il fatto che a parità di energia erogata l'uso di bio diesel emetta meno ossido di carbonio, meno anidride solforosa, meno polveri e' una buona notizia. Questo vuol dire che miscelando bio diesel a gasolio per auto trazione, anche con gli attuali consumi, l'inquinamento delle nostre città potrebbe diminuire e rispetto ad un consumo di soli combustibili fossili ci sarebbe una minore emissione di gas serra.
Quello che non va e che potrebbe accelerare i tanti disastri economici ed ambientale del Pianeta e' di pensare di crescere all ' infinito (consumatori e risorse) sostituendo o, peggio, aggiungendo un po' di energie più o meno rinnovabili a quelle fossili e nucleari.
Quello che e' certo e' che quando avremo disponibili solo fonti di energie rinnovabili, l'attuale modello di consumo delle società ricche ce lo scordiamo.
La finanza, il capitalismo, il liberismo non sono disponibili a rassegnarsi ad accumulare danaro e "cose".
Se non li fermiamo in tempo, ci porteranno alla fine dell' avventura dell' homo sapiens nella storia del Pianeta che vive da almeno 400 milioni di anni.

Nanopolveri, Alzheimer e cani

L'inquinamento dell'aria fa male anche ai fedeli compagni dell'uomo: i cani.

Autopsie effettuate su cani che avevano vissuto in città molto inquinate hanno constatato, nel loro cervello, danni nettamente maggiori di quelli trovati in cani di campagna.

Il tipo di danno è molto simile a quello che si trova nei cervelli umani di persone colpite dal morbo di Alzheimer.

Il fatto che nelle aree danneggiate dei nostri amici siano state trovate nanoparticelle di metalli quali il nichel e il vanadio, presenti nei combustibili fossili, è un campanello di allarme che è opportuno ascoltare.

Questo risultato, la presenza di nanopolveri nel cervello dei cani, fenomeno riscontrato anche nei topi, significa una cosa sola: particelle metalliche piccole come le nanopolveri presenti nell'aria respirata, possono passare direttamente al cervello attraverso i nervi olfattivi.

E il fatto che nanopolveri siano state trovate anche nei capillari di cervelli umani, non è un buon segnale.

Infatti l'inevitabile effetto infiammatorio che si produce con questo innaturale processo, scatena reazioni che possono portare a gravi e dibilitanti malattie come quelle di Alzheimer e di Parkinson.

Se queste sono le brutte notizie, quelle buone sono che molti casi  umani ( e canini) di queste debilitanti malattie sono evitabili riducendo le concentrazioni di nanopolveri nell'aria che respiriamo noi e i nostri figli e che non mi stancherò di ricordare, si producono solo a seguito di combustioni, in particolare quelle che avvengono nei cilindri di auto a benzina e a gasolio.

Quindi un imperativo categorico per ogni buon amministratore del bene pubblico, a cominciare dal bene salute, è di fare a meno di ogni combustione non obbligatoria e ridurre, grazie all'efficenza energetica, tutte le altre

domenica 6 novembre 2011

Singing in the rain

Propongo uno spot, della serie pubblicita'- progresso, da mandare in onda su tutte le reti .

Segue la sceneggiatura, ai cui diritti rinuncio



Sceneggiatura

Ambiente urbano con qualche insegna , un palo della luce, alcuni portoni, un display luminoso.

Sulle note di "singing in the rain" un ballerino balla sotto una leggera pioggia

Sul display si leggono i millimetri orari della pioggia che stanno cadendo.

Mentre il ballerino continua il suo pezzo, la pioggia aumenta di intensità, regolarmente registrata dal display .

Sulla strada cominciano a formarsi pozzanghere, via via più profonde.

Il ballerino, inizialmente allegro e scherzoso, comincia a dare segni di disagio.

La pioggia aumenta e sul display compare la scritta: Allarme meteo 1.

La pioggia aumenta di intensità , l'allarme passa al livello 2 e il ballerino e' sempre più a disagio con i piedi decisamente a bagno.

La pioggia arriva a 500 mm/ora, il ballerino cessa di ballare, si guarda intorno impaurito e comincia ad arrampicarsi sul palo della luce. Arriva a tre metri di altezza.

Sotto di lui passa , improvvisamente, un ondata di piena di due metri, che risparmia il ballerino che si stringe al palo.

Dissolvenza

Cessa la musica e sullo schermo compaiono scene vere di onda di piena con sonoro originale

Dissolvenza

Lo stesso ballerino con ombrello ed impermeabile, sotto una pioggia da 500 mm/ ora, come da display

Si evidenzia la difficoltà di reggere l'ombrello, l'inutilità dell'ombrello, la diminuita visibilità.

Sul display appare la scritta

"Se piove così, non perdere tempo, mettiti subito al sicuro"

Il ballerino suona al citofono, il portone si apre, il ballerino invita altri personaggi fuori campo ( mamme, bambini, anziani ) ad avvicinarsi, tutti entrano nel portone e si portano con le scale al piano superiore.

Scritta

"con allarme meteo 2

la tua sicurezza dipende anche da te"

Fine dello spot

venerdì 4 novembre 2011

Piena Bicentenaria

L'ondata di piena del Bisagno e Ferreggiano ha colpito Genova mentre ero a Lanciano per una conferenza.

Qui c'era il Sole, là, a Genova, l'apocalisse in pochi attimi si è portata via tante giovani vite.

Le strade che avete visto trasformate in fiumi erano quelle che percorrevo ogni mattina per andare a scuola e le zone allagate ( Borgo Incrociati) sono le stesse colpite dall'alluvione del '70, causate sia allora come adesso dal tappo, ineliminabile, dei ponti  della ferrovia al fluire del Bisagno.

In televisione si sprecano le solite parole di tanti che parlano a vanvera.

Posso garantire che la cura dei rivi genovesi è stata fatta regolarmente, che si è messo mano a sanare la situazione del Ferreggiano e del Bisagno, ma questi interventi hanno dovuto fare i conti con i tagli a Comuni e non sono stati completati.

Posso anche testimoniare che l'allerta di massimo rischio è stata comunicata con ampio anticipo e con ampio anticipo si sono invitati i genovesi a non uscire con la macchina, ad evitare i sottopassi e a trasferirsi, se necessario, ai piani alti.

Evidententemente molti genovesi non hanno ancora capito cosa è un'ondata di piena e la repentinità con cui questa arriva, anche quando la pioggia è cessata.

I Genovesi non hanno ancora capito che quando l'acqua cade per qualche ora con intensità mai vista prima, questo è segno di gravissimo pericolo.

Il problema vero è che che piene bi-secolari, le piene disastrose che avvenivano mediamente ogni duecento anni, ora hanno una frequenza di alcuni anni.

Ad esempio Genova ha subito in 40 anni , tre gravi alluvioni e sono l'anno scorso, un evento monsonico ha mandato sotto il fango un altro quartiere genovese, Sestri Ponente.

Le statistiche ci diranno quando mai a Genova sono caduti 300 millimetri di pioggia in poche ore e su aree molto ristrette. Mentre a Genova piovevano letteralmente muri d'acqua che da sole, passando da infissi e crepe nel tetto hanno allagato molti dei nostri laboratori, a Bogliasco, a 15 chilometri di distanza, pioveva una pioggia normale.

Esatttamente quello che è successo alcuni giorni or sono nelle Cinque Terre.

Il clima sta cambiando  velocemente e tutte le regole che ci garantivano non valgono più e i testi di geografia devono essere cambiati: le condizioni climatiche del nostro territorio non sono più temperate di tipo mediterraneo sono diventate di tipo monsonico.

E le cause di tutto ciò è certamente l'incremento della concentrazione planetaria dei gas serra, una sciagura figlia della smania di crescita continua.

martedì 25 ottobre 2011

La seconda vita delle gomme

Ogni anno in Italia 426.000 tonnellate di pneumatici arrivano alla fine della loro vita lungo le strade.

E che fine fanno?

Oggi, 180.000 tonnellate finiscono come combustibili nei cementifici non senza problemi per la qualità delle loro emissioni. Solo 46.000 tonnellate ritornano sulle strade come pneumatici ricostruiti, mentre

altre 100.000 tonnellate finiscono in discariche abusive.

Quest'ultimo destino dovrebbe  finire, per lo meno per il fatto che da qualche tempo, quando compriamo un treno di pneumatici nuovi, paghiamo anche i costi per il ritiro e il riciclo alla fine della loro prima vita.

E grazie a questo nostro contributo in danaro c'è da augurarsi che le 100.000 tonnellate di pneumatici oggi avviato al recupero di materia sia destinato ad aumentare.

Ancora una volta, al posto del fuoco "purificatore" è molto meglio che questo particolare Materiale Post Consumo , il pneumatico, sia avviato al riuso.

Nel caso specifico il granulato di pneumatici usati, mescolato al bitume, permette di fare asfalti con caratteristiche molto interessanti: maggiore effetto drenante, meno rumore all'uso, maggiore durata, minor consumo dei pneumatici delle vetture circolanti su questo nuovo tipo di asfalto.

E visto che questo particolare uso rientra nell'obbligo delle amministrazioni pubbliche di effettuare acquisti verdi, le tanto vituperate province a cui è affidata la manutenzione delle strade provinciali,  potrebbero essere i maggiori acquirenti di asfalto "verde", con possibile riduzione delle loro spese.

Sul tema, un piccolo annedoto segnalatomi alcuni giorno or sono da Ganapini il quale mi ha ricordato come negli anni '70, a Genova fu realizzata la prima esperienza di asfalto "verde", con l'aggiunta al bitume di plastiche post consumo.

L'idea e la conduzione della sperimentazione fu del prof Umberto Bianchi, docente in Macromolecole della facoltà di Chimica. Nonostante gli ottimi risultati, simili a quelli qui citati per i copertoni, non se ne fece nulla, probabilmente per la contrarietà delle lobby dei bitumi.

Quindi abbiamo perso 40 anni, prima di cominciare a fare le cose giuste.

Oggi c'è il rischio che all'asfalto "verde" si mettano di traverso le lobby dei cementifici e degli inceneritori- gasificatori che vedono come fumo nei loro occhi usi alternativi, a basso impatto ambientale,  di polimeri di sintesi post consumo come pneumatici e plastiche, senza i quali i loro impianti non avrebbero niente da bruciare e da lucrare.

lunedì 24 ottobre 2011

Cantieri Futuri

Quali navi speciali  possano costruire i cantieri di Genova Sestri resta, stranamente, nel vago.

Da una serie di indizi, tra cui le ultime dichiarazioni della Sindaco di Genova, sono certo che le preferenze vanno a gasificatori a plasma galleggianti per il trattamento di rifiuti urbani.

Temo che questa scelta per i cantieri genovesi sia un fiasco colossale.

Al mondo i gasificatori al plasma, utilizzati per trattare rifiuti urbani sono rari; l'unico che sembra funzioni bene è quello di Ottawa che ha a monte una buona raccolta differenziata. Comunque questo gasificatore ha le sue fondamenta ben saldate alla terra.

Tutto questo significa che il mercato dei gasificatori galleggianti non sembra molto ricco, anche perchè gli impianti al plasma sono di complessa gestione, con bilanci energetici incerti e certamente molto costosi.

E senza aiuti  e aiutini pubblici il costo di gasificatori al plasma metterà una croce su questa filiera.

Venendo al potenziale mercato italiano di questo tipo di navi speciali, il porto di Genova sarebbe tagliato fuori, in quanto la scelta di un gasificatore presso la discarica di Scarpino è già stata fatta  e la chiusura della centrale a carbone in porto sarà sostituita con un sovradimensionamento della centrale a metano prevista a Genova Cornigliano, nell'area industriale che ospita i laminatoi delle acciaierie Riva.

Che il porto di Napoli ospiti l'impianto lo vedo difficile, in quanto sicuramente il Comune si metterà di traverso poichè il Sindaco Demagistris ha vinto le elezioni mettendo nel suo programma il porta a porta esteso a tutta la città, gli impianti di compostaggio e il ritorno alle loro originarie funzioni dei trattamenti meccanico biologici. E conti alla mano, con queste scelte il secondo inceneritore campano sarà inutile.

Quanto il programma di DeMagistris sia realistico, lo si vedrà nei prossimi mesi.

Anche i porti siciliani sembrano tagliati fuori, in quanto le nuove scelte del governo regionale puntano al totale recupero di materia (sempre con trattamenti meccanico biologici).

Proporre torce al plasma galleggianti per risolvere il problemi dei rifiuti dell'isola del Giglio e Ponza appare, chiaramente, una schiocchezza.

Pertanto, una scelta razionale che punta alla vera innovazione, in sintonia con i tempi che cambiano  ( DI RIFIUTI SE NE PRODURRA SEMPRE MENO) e in grado di venire incontro alle reali esigenze del "mercato", è quella di progettare e realizzare a Genova Sestri strutture galleggianti modulari in grado di ospitare sistemi di trattamenti meccanico biologici in grado di rispondere, con costi contenuti e basso impatto ambientale, alle necessità, che tutti i porti hanno: fare raccolta differenziata e riciclo di tutti gli scarti che producono le navi quando attraccano (traghetti, navi passeggeri, navi adibite al trasporto di merci deperibili).

E lo ricordiamo ancora una volta, i materiali post consumo ben differenziati e chimicamente caratterizzati, hanno già un mercato globale e sempre più lo avranno, quando la sbornia consumistica ci sarà passata.

venerdì 21 ottobre 2011

Palazzo della Rumenta

A Genova, patria degli splendidi palazzi Bianco e Rosso di via Garibaldi,  è stato inaugurato il nuovo Palazzo Verde gia Magazzino dell' Abbondanza, in via del Molo, a due passi dall'Acquario, meglio conosciuto in città come Museo della "Rumenta".

Palazzo Verde è la prima cellula di un Museo diffuso dedicato all'ambiente e all' uso intelligente delle risorse, a cominciare dall'energia e dai Materiali Post Consumo.

Faccio parte del suo Comitato Scientifico, ho avuto l'onore di produrre il primo Quaderno edito da questo Museo-Laboratorio  e sono in buona compagnia: Ganapini, Favoino, Viale, Ciacci...

All'inizio di via del Molo, una grande scultura annuncia il Palazzo: e' un  tirannosauro realizzato con materiali di scarto , in prevalenza copertoni, che ingurgita "rumenta tal quale" e defeca "rumenta tal quale".

Il monumento, opera di Serge Van de Put, un esponente della "Trash Art", pesa 550 chili, la quantità media di rifiuti che la città produce per ogni suo abitante e il nome d'arte di questa scultura è " Rumentosauro Ottusus".

Nel corso dell'inaugurazione ho proposto che a breve,  a fianco del mostr idiota che spreca preziose risorse , mano a mano che i Genovesi saranno messi in condizione di riciclare meglio e di più e saranno premiati per produrre meno rifiuti, lo stesso artista realizzi la naturale evoluzione di questa sua prima creatura, più piccolo, più agile, con occhi più intelligenti: il Riciclator Genuensis Sapiens.

La proposta, al Sindaco e allo scultore, è  piaciuta!

Ovviamente ora lavoriamo perchè Riduzione, Riciclo e Compostaggio, anche grazie ai nuovi spazi espositivi diventino  realtà. Sarà dura, perchè ho la sensazione che molti remino contro, ma i genovesi hanno cominciato a capire dove è meglio andare, nell'interesse collettivo.

giovedì 20 ottobre 2011

Fukushima mon amour

Si potrebbe chiamare "Istant Scientific Paper". Si tratta di un articolo di autori spagnoli  ( primo nome Lozano R.L.) pubblicato sull'ultimo numero di Environmental International ( 37; 2011, pag 1259-1264).

Il Titolo " Impatto radioattivo dell'incidente di Fukushima sulla penisola Iberica: evoluzione e percorso della nube" ci rimanda al disastro nucleare giapponese che, anche se nessuno ne parla più è ancora in corso, nei suoi effetti sul territorio giapponese intorno alla centrale e nelle misure che si stanno ancora mettendo in atto nella zona del disastro, per limitare i danni.

Leggendo l'articolo si ha un'idea di quanto questo Pianeta e gli umani che lo abitano siano interconnessi.

La nube radioattiva emessa al momento dell'esplosione dell'idrogeno (11 marzo 2011) che tutti abbiamo visto in televisione, assorbita alle polveri sottili ( già proprio loro le PM10 e le PM2,5) trasportata dai venti in quota, ha attraversato l'oceano Pacifico, tutti gli Stati Uniti, l'oceano Atlantico e tra il 28 marzo al 7 aprile è planato sulla penisola iberica ( Spagna ) lasciando  segni evidenti del suo passaggio sui campionatori di PM10 attivati per l'occasione.

Iodio e cesio radiattivo, made in Japan, sono stati chiaramente registrati, e analoghe tracce evidenti sono state registrate lungo il precedente passaggio sulle terre emerse.

Ovviamente, l'intensità delle radiazioni e il possibile danno alla salute si sono progressivamente ridotti, mano a mano che la nube radioattiva si è allontanata dall'epicentro del disastro: dal 15 e 19 marzo la quantità massima di Iodio 131 a Tokio in un metro cubo d'aria era di 5000 milliBequerel. Il 21 e 24 marzo nell'aria di Saipan ( isole Marianne USA)  i millibequerel erano scesi a 27;  il 24 marzo a Orlando (USA) i milliBequerel per metro cubo erano 7  e a Huelva tra il 28 marzo e il 7 aprile la concentrazione massima è stata di 4 milli bequerel.

Tanto per capuire cosa significano questi numeri, a Huelva, prima dell'arrivo della nube (15-17 marzo) la concentrazione di Iodio 131 era, come al solito, inferiore a 0,030 millibequerel per metro cubo.

E in Italia?

Da noi, come abbiamo già raccontato, si è subito allertato il centro di Ispra e la rete nazionale di rilevamento.

Nel sito del Centro si è aperta una apposita pagina che, giorno dopo giorno, ci ha tenuto aggiornati su quello che succedeva in Giappone e in Italia.

In effetti, nei primi di aprile il passaggio della nube radioattiva è stato registrato anche in Italia con valori compatibili a quelli trovati in Spagna.

Un'unica osservazione, per dovere di cronaca. La traiettoria della nube stimata dagli spagnoli vede la Sicilia come zona principale del suo passaggio sul territorio nazionale, una volta lasciata la Spagna.

Come si può vedere dalla mappa dei luogi di monitoraggio, presente nel sito di ISPRA, tutta Italia è adeguatamente coperta . L'unica regione senza stazioni di monitoraggio di radionuclidi è proprio la Sicilia.

Il centro di Ispra , per tutta l'emegenza ha sottolineato che la radioattiviotà misurata nel nostro paese non ha rilevanza sanitaria.

Non ne dubitiamo, diciamo però che dopo lo iodio e il cesio ucraino, avremmo ben volentieri fatto a meno anche di questo pò di iodio e cesio

lunedì 17 ottobre 2011

Canadair o Biotrituratori

Da stamattina due Canadair, ogni cinque minuti,  mi passano sulla testa, facendo  la spola tra il mare e le alture di Genova, per spegnere diversi  incendi boschivi.

Si pensa che causa di questi incendi  possano essere  falò di rovi "sfuggiti al controllo".

Ieri sono andati in fumo 20 ettari di bosco anche nelle Cinqueterre e in questo caso si è trovato il colpevole, un quarantenne che ha pensato bene di dare fuoco ad un pò di sue potature, senza tenere conto del forte vento e  dell'assenza di piogge da alcune settimane. Se quelle potature le avesse triturate e compostate, il nostro "piromane per caso" avrebbe qualche problema in meno ( è stato denunciato per incendio colposo) e tutti noi un bosco in più e un pò di danaro pubblico a disposizione per altri usi.

Sperando di trovare orecchie attente, provo a rilanciare una proposta alla Regione Liguria, la quale paga con nostro denaro, gli interventi di idrovolanti e elicotteri: investire in prevenzione!

Ossia, utilizzare "una tantum" il costo medio dello spegnimento di un incendio ( noleggio Canadair ed elicotteri) per l'acquisto di biotrituratori portatili e semoventi, da mettere a disposizione di tutti i contadini veri e quelli della domenica per triturare sterpaglie e potature e metterli in condizione di usare il cippato ottenuto come pacciamatura e strutturante per la produzione di compost, dopo un opportuno trattamento biologico degli scarti verdi con il sistema a cumulo.

E per consegnare i trituratori agli interessati e aiutarli a farli funzionare potrebbero essere impegnati i volontari anti incendio che sarebbero comunque all'interno delle loro funzioni: prevenire gli incendi.

Contemporaneamente, in tutta la Liguria, in qualunque stagione, divieto assoluto di accendere fuochi per eliminare scarti agricoli.

Inutile ribadire che questa norma sarebbe anche un efficace sistema per ridurre l'inquinamento atmosferico e le polveri sottili.

Le lamentele me le sento già: abbiamo sempre fatto così.

Certamente i contadini hanno sempre usato il fuoco per tener puliti boschi e prati ma: sapevano farlo, lo facevano nella stagione giusta ( quella umida e senza vento), i boschi e i prati erano già puliti per facilitare l'accesso e permettere il pascolo e i  raccolti  e se qualcosa andava storto erano in tanti sul posto ad intervenire per bloccare subito le fiamme. E altrettanto certamente i contadini da sempre praticavano, senza saperlo il compostaggio, lo chiamavano "liamme", letame

venerdì 14 ottobre 2011

Mobilità Critica

Premetto subito che ho un abbonamento annuo sia per gli autobus in città che  per i percorsi extraurbani in corriera.

Ieri mattina, la corriera della linea  T delle 07:45 , da Bogliasco  a Genova Brignole, è passata di corsa,  senza fermarsi, lasciando sulla pensilina il sottoscritto, insieme ad una decina di bogliaschini attoniti.

La scelta dell'autista era peraltro comprensibile a vista, in quanto l'automezzo affidato alla sua responsbilità era già stracarico.

Anche la rabbia dei rimasti a piedi era comprensibile.

Causa di tutto ciò: i tagli governativi agli Enti Locali, in questo caso alla Provincia di Genova, che nei fatti, sono diventati tagli all'offerta di servizi. In soldoni, meno corriere in circolazione!

Insomma questo è solo l'assaggio della crisi della finanza globale!

Chi ancora crede alla favola che Berlusconi non mette le mani nelle tasche degli italiani si svegli!.

Ieri, l'arrivo fortunoso  al lavoro con "solo" 30 minuti di ritardo, mi è "costato" 25 euro, il valore del mio tempo di lavoro perso, tempo  che ho dovuto recuperare con uno straordinario non programmato.

Se, grazie ai tagli delle corse degli autobus, non avessi alternative per arrivare al lavoro entro l'orario prefissato, non mi resterebbe che tornare all' automobile e ogni giorno, solo di benzina, sarebbero 3 euro e 26 centesimi (stima di via-michelin), 65,2 euri al mese.

Nel conto non c'è il tempo perso alla guida e a cercare parcheggio, lo stress, i rischi che la pressione arteriosa mi aumenti, i costi di manutenzione dell'auto e la inevitabile quota di multe ed incidenti la cui probabilità aumenta in funzione del chilometraggio percorso.

Certamente mi costa molto meno l'abbonamento annuo al servizio extraurbano.

Sta certamente peggio chi per venire in città usa il treno, il cui uso è diventato una roulette con una elevata probabilità che dal cartellone dei transiti esca  "CANCELLATO". In questo caso tutti i finanziamenti sono andati all'Alta Velocità e si sa i pensolari non hanno padrini.

Ma siamo poi sicuri che la bilancia pubblica tragga beneficio da queste scelte?

L'effetto di questi tagli è già visibile: più gente è ritornata all'automobile, rallentando i flussi e aumentando i consumi di carburante..

Questi aumenteranno le emissioni di gas-serra e l'inadempienza del nostro Paese verso gli accordi con l'Europa e quindi aumenteranno le "penali" previste a nostro carico

 L'aumento dei consumi di carburante e la maggiore usura degli automezzi riguarderà anche i mezzi di trasporto pubblico con maggiori oneri a carico delle società di trasporto.

Inevitabilemente aumenteranno incidenti e inquinamento e gli uni e l'altro, aumenteranno il numero di malanni e ricoveri ospedalieri, con relativi oneri sociali.

La previsione che aumenteranno anche le morti precoci, in particolare degli anziani a causa delle polveri sottili, è una certezza e solo questo tipo di evento farà bene ai bilanci pubblici, azzerando prima del tempo, un pò di pensioni di vecchiaia.

E gli incidenti stradali mortali che coinvolgeranno giovani precari  in moto, lasceranno il sistema economico assolutamente indifferente: fantasmi erano e fantasmi rimarranno

mercoledì 12 ottobre 2011

Lontano dagli occhi

I lavoratori dei cantieri navali di Genova sono in una profonda crisi di nervi ed i loro cortei, un giorno si e uno no, paralizzano la città, con l'appoggio e la comprensione dei genovesi  che capiscono bene che se i cantieri chiudono è tutta la città che ne soffrirebbe.

Tra i tanti problemi, la mancanza di commesse e si aspettano aiuti dallo stato mamma, aiuti che non vengono.

La Fincantieri è prodiga di fantasiose idee per superare la crisi;  l'ultima è stata presentata, in questi giorni, a Napoli e la scelta della "location" non è stata casuale.

C'erano tutte le autorità ma non il sindaco Demagistris, probabilmente non a caso.

Infatti, la proposta per il rilancio della cantieristica navale è un inceneritore, meglio un gasificatore a plasma da 150.000 tonnellate, galleggiante, piazzato in porto.

Lontano dagli occhi (nel porto) lontano dal cuore.

Peccato che le emissioni dell'inceneritore a plasma, ancorchè contenute, grazie alla strabiliante moderna tecnologica e quantunque ridotte quasi a zero,  come affermano le agenzie di stampa, viaggiano liberamente nell'aria e dall'aria al mare e dal mare alle alghe, dalle alghe al plancton, dal plancton alle acciughe, dalle acciughe ai tonni e dai tonni agli umani.

A riguardo vi racconto un piccolo annedoto.

Alcuni anni fa, negli anni '80, con l'Italia a caccia di sistemi di smaltimento rifiuti, in particolare quelli tossici che navigavano da un porto all'altro in cerca di approdo ospitale,  la Capitaneria di Genova chiese il parere all' Istituto dove lavoro, in merito ad una nave inceneritrice che una ditta americana proponeva di installare nel golfo di Genova.

La pratica mi fu affidata e mi bastarono poche ore di ricerca sulle banche dati di allora per verificare che quella stessa nave con inceneritore a bordo aveva operato nel golfo del Messico per alcuni anni e aveva chiuso baracca e burattini quando arrivò il parere dell'EPA , Ente Americano per la Protezione dell'Ambiente, con le valutazioni di quel periodo di sperimentazione.

I modelli applicati dall'EPA al problema avevano valutato che i pur "trascurabili" composti organici clorurati, sfuggiti ai filtri e ricaduti in mare, si sarebbero progressivamente concentrati lungo la catena alimentare marina, fino a rendere incompatibili al consumo umano i tonni pescati in quel grande golfo, a causa delle concentrazioni che questo composto tossico avrebbe raggiunto nelle carni di questi pesci di altura, penultimi anelli della catena. L'ultimo anello delle catene alimentari, ricordiamocelo,  sono i nostri figli ancora lattanti.

A seguito di questo parere, la nave ( se non ricordo male si chiamava Vulcan) spense i camini, accese i motori, lasciò il Golfo del Messico  e qualche mese dopo era nel Meditteraneo per offrire i propri servizi.

L'Italia, anche grazie al parere negativo del sottoscritto,  rifiutò il grazioso omaggio e mi dicono, che la nave Vulcan abbia trovato lidi più ospitali nel Mar Nero, dove sembra abbia terminato i suoi giorni.

Che la Fincantieri e l'ingegneria navale possano e debbano  realizzare nuovi prodotti è indubbio, ma con gli inceneritori galleggianti non si va da nessuna parte, anche negli interessi dei lavoratori; molto meglio allora turbine eoliche  galleggianti compatibili con fondali profondi abbinati a cisterne galleggianti, per il trasporto dell'idrogeno prodotto con l'elettrolisi dell'acqua a far da spola tra il mare e la costa, presso gli stabilimenti di utilizzo.

Ancor meglio se a galleggiare fossero impianti fotovoltaici, certamente di minore impatto e più resistenti a eventi marini estremi.

Nell'immediato, una piattaforma galleggiante nel porto di Genova e negli altri porti italiani, il cui prototipo si potrebbe realizzare nei cantieri di Sestri ,comunque ce la vedrei.

Ma niente inceneritori o centrali a olio di palma o Jatrhopa, la mia piattaforma dovrebbe, in modo apparentemente più modesto essere attrezzata per lavorare gli scarti parzialmente differenziati prodotti nel porto stesso e nei quartieri che si affacciano al porto,

E attraccata a questa piattaforma, che lascia libere preziosi spazi in banchina, ci vedrei bene una nave che, caricata di carta, plastica, metalli puliti e ben separati, porti queste nuove merci prodotte dalla città, nei luoghi di trasformazione, attrezzate a queste scopo, per diventare nuovi oggetti di uso quotidiano.

E per non essere tacciato da utopista senza i piedi per terra, questo è quello che avviene su alcune banchine del porto di San Francisco (USA), città che raccoglie in modo differenziato e ricicla oltre il 70 per cento dei suoi scarti e che ha realizzato i centri di riciclo su alcune banchine del suo porto, dove attraccano le navi dirette in Cina che, nonostante la crisi mondiale, ha fame della carta e delle plastiche miste che noi in Italia buttiamo nelle discariche e nei forni degli inceneritori..

Se poi gli ingegneri navali troveranno anche il modo di realizzare, magari su più piani, un impianto anaerobico e di compostaggio galleggiante, per il trattamento biologico dei carichi di banane andati a male, tanto di cappello...

Sarebbe la soluzione ideali per le tante isole nostrane e per i tanti porti in cui, non bisogna dimenticarlo, la raccolta differenziata è obbligatoria

martedì 11 ottobre 2011

Dalla Cina con orrore

Le notizie che arrivano dalla Cina meritano attenzione in quanto potrebbero essere il costo oscuro del loro e nostro modello di sviluppo.

In Cina, nel 1996, ogni 1000 nati si registravano 8,77 malformazioni. Nel 2010 ogni 1000 bambini/e nati in quel paese, 15 risultavano malformati. Un aumento del 70,9%!

La fonte di questi drammatici numeri è assolutamente ufficiale: il Rapporto sullo stato di salute di donne e bambini pubblicato a settembre di quest'anno.

In parte, questo incremento può essere dovuto ad una migliore registrazione dei dati, ma il fatto che la maggiore incidenza di malformazioni si registri nelle regioni cinesi maggiormente inquinate ed in particolare presso miniere di carbone e ferro, lascia pochi dubbi che l'inquinamento dell'ambiente e di conseguenza del cibo possa essere uno dei principali fattori di questa nuova strage degli innocenti.

La Cina è un paese di forti contrasti e se è vero che la crescita esponenziale del suo prodotto interno lordo si accompagna ad un pesante inquinamento ambientale è pur vero che moltissimi studi sull'entità e le cause dell'inquinamento ambientale si svolgono in Cina, a cura di ricercatori Cinesi.

E così leggendo questi articoli si scopre che gran parte dei nostri scarti elettronici ( cellulari, computer..) sono "riciclati" in Cina, con tecniche primitive, quali quella di dare fuoco ai cavi elettrici per recuperare il prezioso rame.

Peccato che durante la combustione della guaina di plastica (di solito in PVC) si liberino quantità incredibili di diossine.

Ma la cosa peggiore è che questa pratica avviene nei pressi di allevamenti di gamberetti e pesci.

E visto il mercato globale, non mi stupirei se la contaminazione prodotta, a causa dei nostri metodi scriteriati di riciclo dei RAEE (Rifiuti Apparecchiature Elettroniche e Elettriche),  ci ritornasse nei nostri piatti, magari con il marchio Made in Italy, formalmente corretto, in quanto l'alimento finale è stato si prodotto in Italia, ma con materie prime provenienti da tutto il mondo, Cina in testa.

martedì 4 ottobre 2011

La nuova vita delle gomme

Ogni anno in Italia 426.000 tonnellate di pneumatici arrivano alla fine della loro vita lungo le strade.

E che fine fanno?

Oggi, 180.000 tonnellate finiscono come combustibili nei cementifici non senza problemi per la qualità delle loro emissioni. Solo 46.000 tonnellate ritornano sulle strade come pneumatici ricostruiti, mentre

altre 100.000 tonnellate finiscono in discariche abusive.

Quest'ultimo destino dovrebbe  finire, per lo meno per il fatto che da qualche tempo, quando compriamo un treno di pneumatici nuovi, paghiamo anche i costi per il ritiro e il riciclo alla fine della loro prima vita.

E grazie a questo nostro contributo in danaro c'è da augurarsi che le 100.000 tonnellate di pneumatici oggi avviato al recupero di materia sia destinato ad aumentare.

Ancora una volta, al posto del fuoco "purificatore" è molto meglio che questo particolare Materiale Post Consumo , il pneumatico, sia avviato al riuso.

Nel caso specifico il granulato di pneumatici usati, mescolato al bitume, permette di fare asfalti con caratteristiche molto interessanti: maggiore effetto drenante, meno rumore all'uso, maggiore durata, minor consumo dei pneumatici delle vetture circolanti su questo nuovo tipo di asfalto.

E visto che questo particolare uso rientra nell'obbligo delle amministrazioni pubbliche di effettuare acquisti verdi, le tanto vituperate province a cui è affidata la manutenzione delle strade provinciali,  potrebbero essere i maggiori acquirenti di asfalto "verde", con possibile riduzione delle loro spese.

Sul tema, un piccolo annedoto segnalatomi alcuni giorno or sono da Ganapini il quale mi ha ricordato come negli anni '70, a Genova fu realizzata la prima esperienza di asfalto "verde", con l'aggiunta al bitume di plastiche post consumo.

L'idea e la conduzione della sperimentazione fu del prof Umberto Bianchi, docente in Macromolecole della facoltà di Chimica. Nonostante gli ottimi risultati, simili a quelli qui citati per i copertoni, non se ne fece nulla, probabilmente per la contrarietà delle lobby dei bitumi.

Quindi abbiamo perso 40 anni, prima di cominciare a fare le cose giuste.

Oggi c'è il rischio che all'asfalto "verde" si mettano di traverso le lobby dei cementifici e degli inceneritori- gasificatori che vedono come fumo nei loro occhi usi alternativi, a basso impatto ambientale,  di polimeri di sintesi post consumo come pneumatici e plastiche, senza i quali i loro impianti non avrebbero niente da bruciare e da lucrare.

Cacca di pollo

Il servizio di Presa Diretta di ieri sera ( RAI3, a cura di Corrado Iacona) è stato angosciante, anche se i fatti raccontati non sono nuovi.

Gli agricoltori in Italia spariscono e, con loro, le terre coltivate.

Ma non spariscono solo i contadini, spariscono anche i pastori e i pescatori,  E' una strage silenziosa che non interessa i media e tanto meno la classe politica. Il colpevole è il mercato senza regole che, ad esempio, fa venire nei porti italiani navi cariche di grano ucraino o australiano, con lo scopo dichiarato di tenere bassi i prezzi dei nostri prodotti e poter lucrare sul mercato internazionale con accordi tra le cinque multinazionali che controllano a livello mondiale questo mercato.

Analoga sorte per i pomodori e il formaggio.

La trasmissione ha dimostrato che il made in Italy è una favola ( soli il 50% del grano usato nei nostri pastifici è di produzione nazionale) ma questo è il problema minore.

L'abbandono dei campi non è solo disoccupazione crescente ma anche dissesto idrogeologico, aumenti dei costi al consumo, bilancia commerciale negativa, desertificazione del territorio.

Dubito che un governo autorevole non sia in grado di favorire sinergie tra produttori e trasformatori o ancor meglio, aiutare i produttori (contadini) a diventare anche trasformatori dei loro prodotti, abbreviendo la filiera dal produttore all'utilizzatore del prodotto finale.

Questa trasformazione epocale potrebbe anche essere possibile aiutando i contadini a diventare utilizzatori e produttori di energie rinnovabili, privilegiando quelle prodotte con scarti agricoli.

Il mercato invece sfrutta le debolezze del mondo contadino per affittare a quattro soldi i loro terreni ed installare al posto del grano e delle viti, pannelli fotovoltaici, la cui energia è pagata con danaro pubblico in base ai certificati verdi dati senza regole e tanto meno con criteri attenti agli interessi collettivi.

E questo è anche il danno minore, in quanto il terreno agricolo rende di più se diventa un mezzo per smaltire rifiuti speciali ( fanghi di depurazione), se non addirittura tossici e pericolosi.

L'unica alternativa che vedo è che chi produce beni vitali come il cibo e

sabato 1 ottobre 2011

Inceneritori a Verona

A San Giovanni Lupatoto, a due passi da Verona, affollata assemblea per parlare di gestioni materiali post consumo a basso impatto ambientale. In prima fila ben 5 sindaci decisi a mettersi di traverso al Sindaco di Verona , il leghista Tosi, che non vuol sentire ragionevole e vuole, fortemente vuole, il nuovo inceneritore.
Verona con una RD al 50% e il PaP nelle aree periferiche batte nettamente Genova ferma ad un misero 30%; ma Genova batte Verona sull incentivazione al compostaggio domestico, pratica ignorata nella patria di Romeo e Giulietta.
L ' analisi dei comitati contro l' inceneritore e' che con la riduzione in atto nella produzione di rifiuti e con l ' estensione del porta a porta a tutta la citta (250000 abitanti), questo impianto non serve.
L' anno prossimo a Verona ci sono le elezioni e certamente qualcuno si candiderà mettendo nel suo programma l' obiettivo prioritario di annullare la realizzazione dell' inceneritore di Ca di Bue, che dovrebbe bruciare 1200 tonnellate di rifiuti al giorno.
Nell incontro in cui ero relatore sono stato prodigo di buoni consigli. Sara' interessante vedere come andrà.

venerdì 23 settembre 2011

Gasolio di Jatropa

La Jatropha è un arbusto originario del centro america con semi oleosi da cui si può ricavare biodiesel.

Rispetto ad altri biocombustibili derivanti da piante commestibili ( mais, grano, palma da olio) la Jatropho  ha l'indubbio vantaggio derivante dal fatto  i suoi frutti sono tossici. Pertanto la sua coltivazione e l'uso energetico non si mette in concorrenza con la produzione di alimenti.

Un altro vantaggio, come possibile fonte di biocombustibili, è la sua rusticità: la Jatropha può essere coltivata ( almeno così dicono i suoi sostenitori) su terreni marginali non adatti all'agricoltura convenzionale e richiede poca acqua.

E' possibile che rispetto al mais queste caratteristiche rendano la Jatropha più parca di consumi ma anche questa pianta richiede cure, acqua, fertlizzanti, erbicidi e trattamenti chimici contro possibili malattie.

E' anche necessario che qualcuno ( a mano?) raccolga i frutti e estragga l'olio per spremitura. E da qui possono cominciare i problemi per il Paese che ospita le coltivazioni, in quanto i residui della spremitura, come la sansa di ulivo, sono un problema ambientale non da poco.

La soluzione è il compostaggio di queste biomasse, ma chi pensa di fare un favore ai Brasiliani acquistando il loro olio di Jatropha per utilizzarlo nel porto di Genova per produrre elettricità, dovrebbe fare queste verifiche, a partire da quanto sono pagati i campesignos impegnati nella coltivazione e nella raccolta dei frutti.

L'olio che si produce con la spremitura non è idoneo, tal quale, per alimentare motori diesel. Bisogna sottoporre l'olio ad un processo chimico che utilizza il metanolo la cui tossicità per i lavoratori e l'ambiente circostante merita per lo meno qualche verifica. E se nel motore si brucia biodisel di Jatropha invece di diesel da fonte fossile, quali sono le differenze?

Un vantaggio sicuro è l'assenza di anidride solforosa nei fumi, in quanto il biodisel non contiene zolfo.

Ma tutti gli altri inquinanti presenti nelle emissioni di un diesel convenzionale (ossido di carbonio, ossidi di azoto, polveri fini e ultrafini, policiclici aromatici ) ci sono tutti anche se, esclusi gli ossidi di azoto,  con fattori di emisioni più bassi. Chi abita sul fronte del porta si accontenterebbe?

L'analisi del ciclo di vita fatta dai Cinesi, nelle condizioni presenti nel loro paese, hanno evidenziato che non esiste ancora una convenenienza economica per questo biodiesel. Non abbiamo trovato analoghi studi realizzati tenendo conto delle realtà brasiliane.

Venendo all'ipotesi di usare Biodiesel di Jatropha in motori marini per produrre elettricità da utilizzare nelle navi in attracco, si pone il problema dell'efficenza di questo sistema ed in particolare è indispensabile avere notizie affidabili sulle emissioni di questi motori le cui caratteristiche, diverse dai diesel per autotrazione, potrebbero riservare qualche sorpresa. E se davvero il biodiesel di Jatropha è meno inquinante del gasolio marino, viene spontanea una domanda. Ma perchè non alimentare direttamente con questo bidiesel le navi in porto invece di realizzare una centrale su un'isola galleggiante?

giovedì 22 settembre 2011

Un fil di fumo...Jatropa 2

Una nave moderna è una centrale elettrica galleggiante. Il motore che fa girare le eliche è elettrico e l'elettricità che serve a bordo per l'illuminazione, la refrigerazione, il condizionamento dell'aria è  prodotta a bordo.

A far girare le dinamo ci pensano motori diesel di potenza adeguata alle necessità e le potenze elettriche complessivamente  installate sono di alcune decine di Megawatt. Il combustibile è, ovviamente, gasolio e, per contenere i costi di trasporto, non certo quello di qualità migliore.

A causa dell'aumento della stazza delle navi e dell'aumento dei traffici marittimi, i fumi che escono dalle comignoli, non annunciano più arrivi che ci si augura benvenuti, ma cominciano a diventare una delle principali fonti di inquinamento a livello mondiale.

Ovviamente i problemi più gravi per la salute si hanno nei porti, in quanto non solo c'è l'inquinamento prodotto dal via-vai delle nave con la potenza al massimo, ma i maggiori pericoli si creano quando le navi attraccano ai moli e si trovano ad alcune centinai di metri dalle abitazioni della città che le ospita. Sono proprio queste abitazioni quelle che si trovano sottovento ai fumi che i diesel di servizio emettono in continuazione, giorno e notte.

D'estate, in tutte le citta di mare ,si registra un regime di brezze, prodotte dalla diversa temperatura giornaliera di terra e di mare.

Quindi, per definizione, le città di mare, dalla tarda mattinata alla sera, sono interessate da brezze che dal mare vanno verso la città, proprio nelle ore in cui, ad esempio a Genova, i traghetti da e per la Corsica e la Sardegna, stanno attraccati ai moli, tutti insieme ammucchiati  al terminal traghetti della città.

Se la città in questione, come Genova, si sviluppa in collina a partire da poche decine di metri dalle banchine, ecco qui che a diverse migliaia di genovesi che abitano o lavorano negli edifici che si affacciano sul porto, tocca respirare anidride solforosa, ossidi azoto, polveri fini ed ultrafini, benzene e policiclici aromatici. L'entità di questo inquinamento non è ancora noto, anche se oggetto di attenzione da parte di Capitaneria e Ente Porto.

Per darvi un'idea, dove le misure sono state fatte, nel porto di Santa Cruz di Tenerife ( isole Canarie), le nanoparticelle da traffico veicolare sono 15.000-30.000 per centimetro cubo, mentre le nanoparticelle provenienti dai comignoli delle navi da crociera vanno da 35.000 a 50.000 per centimetro cubo d'aria.

Per affrontare questo problema da alcuni anni i paesi Baltici e del nord europa si sono mossi obbligando le loro navi ad usare gasolio meno inquinante e le normative internazionali chiedono che le nuove navi siano dotate di un doppio serbatoio: quello per il gasolio di bassa qualità da usare in crociera e quello di alta qualità da usare quando la nave è attraccata ai moli.

In Italia, a quanto mi risulta, nulla di questo esiste e a Genova, come già accennato, si pensa di cominciare a ridurre il problema, attaccando "alla spina" alcune navi, a cominciare da quelle in riparazione e quindi senza equipaggio da tenere a temperature confortevoli.

L'idea è come quella che sia attua normalmente nei porticcioli turisticii, in cui le barche, subito dopo l'attracco si collegano alla rete elettrica accessibile sulla banchina e,in questo modo, possono spegnere i motori che hanno anche caricato le batterie lungo il viaggio in mare. Nel caso di un porto come quello di Genova, le potenze elettriche di tutte le navi attraccate, sono ben altre e forse non basterebbe neppure la vecchia centrale a carbone presente nel porto per fornire tutta l'elettricità necessaria.



ps: i fumi delle navi non subiscono alcun trattamento. Quello che le Direttive al momento prevedono è che l'anidride solforosa presente nei fumi sia ridotta, lavando i fumi con acqua di mare (sic) . Il plancton ringrazia...

martedì 20 settembre 2011

Jatropa a Genova

La stampa locale ha diffuso la singolare notizia di un progetto per il porto di Genova in base al quale, su una piattaforma galleggiante di 3000 metri quadrati sarà piazzato un generatore diesel alimentato con olio vegetale e la elettricità prodotta servirà ad alimentare alcune delle navi attraccate nel porto di Genova, che in questo modo potranno spegnere i loro generatori diesel utilizzati per fornire energia elettrica ai servizi di bordo.

Il comunicato sottolinea la "naturalità" di questo combustibile, prodotto a partire dai semi di un albero, la Jatropha curcas.

Del progetto si sottolinea anche la valenza sociale, in quanto la coltivazione di questa pianta potrebbe avere un ritorno economico per i paesi sottosviluppati che possono coltivarla, in questo caso il Brasile. La garanzia della bontà di questa operazione viene fornita dalla Fondazione Kepha, una onlus a cui fa capo il Centro di Formazione Cardinale Siri e a Genova solo il nome del Cardinale è una garanzia.

Per capire se questa è veramente un'iniziativa socio-ecologica, occorre inquadrala bene e visto che l'argomento è di una certa complessità la distribuirò su più post di cui, al momento, vi dò la scaletta:



- Inquinamento prodotto dalle navi attraccate ai porti e soluzioni internazionali al problema



- Bilanci economici, ambientali ed energetici nella produzione di biodiesel da semi di Jatropha



- Vantaggi per Genova nella sostituzione di olio diesel bruciato sulla nave con biodiesel bruciato nella centrale galleggiante. Possibili soluzioni alternative.



- Con la centrale galleggiante chi è che ci guadagna veramente e chi probabilmente ci perde.

domenica 4 settembre 2011

Centrali a metano a Genova

Condivido la scelta del Comune di Genova della chiusura definitiva della centrale a carbone in porto e dell'esclusivo ricorso a metano per la centrale elettrica che dovrà alimentare i laminatoi Riva, a Genova Cornigliano.

Quindi, a Genova niente più carbone e niente olio di palma.

Invece l'annunciata chiusura dell'impianto di cogenerazione a metano di Genova Sampierdarena, come minimo, richiede una esauriente spiegazione.

A mio avviso, devono essere esplicitate e rese pubbliche altre precisazioni su queste scelte: la nuova centrale a metano deve essere rigorosamente a cogenerazione e deve poter fornire calorie e frigorie agli edifici vicini, in primo luogo il nuovo polo tecnologico degli Erzelli e se possibile il centro commerciale di Fiumara che è un gigantesco colabrodo energetico. Questo permetterebbe di spegnere le sua attuali caldaie e di azzerarne i consumi di elettricità per il condizionamento.

Occorre che tutti non dimentichiamo che ENEL (con la centrale a carbone) e Riva con cokerie e altoforno,  hanno contratto un pesante debito con i genovesi che abitavano e abitano sottovento ai loro impianti.

Una forma di risarcimento potrebbe venire da Riva con la scelta doverosa di mettere a disposizione del Comune la grande superficie dei tetti dei suoi reparti per realizzare un'altrettanto grande centrale fotovoltaica, la cui elettricità potrà essere ceduta al Comune e utilizzata per usi pubblici.

Ovviamente sarebbe utile ed opportuno che i pannelli fotovoltaici utilizzati da questo mega impianto, uno dei più grandi in Europa, possano essere prodotti dalla Ferrania Solis, azienda che opera nel savonese, in Val Bormida a tutela dell'occupazione ligure.

Ci aspettiamo che IREN, Riva e ENEL studino anche la possibilità che la centrale Riva,  possa essere in parte alimentata con  bio-metano ottenuto depurando il biogas prodotto a Scarpino dai rifiuti dei genovesi e così depurato immesso nella rete di distribuzione del gas cittadino.

Questa scelta permetterebbe di aumentare enormemente l'efficenza energetica del polo di trattamento rifiuti di Scarpino, di fatto realizzando un impianto di teleriscaldamento a biometano, a favore di tutta la città.

Comunque è assolutamente obbligatorio, anche in nome del "sano" sviluppo di Genova, che la quantità di polveri sottili e ossidi di azoto emessi dalla  centrale a metano di Riva  e dal futuro gassificatore di rifiuti di Scarpino,  sia nettamente inferiore a quanto oggi emettono la centrale a carbone, l'impianto di cogenerazione di Sampierdarena, gli impianti di condizionamento del centro Commerciale di Fiumara e alcuni dei traghetti attraccati in porto.

In quanto ai costi, cogenerazione, biometano, fotovoltaico, potrebbero usufruire di tutti gli incentivi che questo governo ha ancora lasciato.

E nella colonna, "ricavi" di questa scelta epocale, mi piacerebbe che qualcuno calcolasse e inserisse  i mancati costi, negli anni a venire, per l' evitata cura di asme infantili e di malattie croniche di anziani, derivanti dalla prevista riduzione dell'inquinamento.

Valutazioni  su quanto si potrebbe ridurre il bilancio regionale per la sanità, con l'evitato inquinamento, potrebbero venire da uno studio sullo stato di salute dei Corniglianesi, dopo la chiusura, dieci anni fa,  di cokerie e acciaierie. E per fare questi conti Genova ha una risorsa che, in nome dei contenimenti dei costi la città rischia di perdere, il Dipartimento di Epidemiologia e Prevenzione dell'IST di Genova,  a cui sarebbe bello affidare lo studio, visto che, oltre alle competenze, i dati fondamentali sono già in possesso dei suoi ricercatori.

Ritengo opportuno precisare che, pur essendo un dipendente IST,  nel fare questa proposta non ho nessun conflitto di interesse, in quanto il prossimo gennaio andrò in pensione ( che lo crediate o no, ho superato i 65 anni  :-)).

sabato 3 settembre 2011

Marmitte in città

E' uscito, fresco di stampa il mio articolo che aggiorna il ruolo delle marmitte catalittiche , in ambito urbano (Genova e non solo), per ridurre l'inquinamento da idrocarburi policiclici aromatici.



Lo potete scaricare al seguente indirizzo



http://www.intechopen.com/articles/show/title/catalytic-converters-and-pah-pollution-in-urban-areas



Mi scuso per chi non ha famigliarità con l'inglese :-)



In sintesi a Genova, come nel resto d'Europa e negli USA,  dal 1994 al 2000, lungo due strade di grande traffico,  la concentrazione di Idrocarburi Policiclici aromatici ( IPA, una classe di cancerogeni) e le concentrazioni di Ossido di Carbonio, un inquinante ottimo tracciante delle emissioni veicolari, sono calate regolarmente,  in sintonia con la sostituzione progressiova delle vetture euro0, non catalizzate, con auto a benzina catalizzate e con auto diesel con emissioni più contenute.

Dal 2001 al 2010 la situazione a Genova è stazionaria e ampiamente negli obiettivi di qualità dell'IPA  più pericoloso, il benzopirene.

Ora il problema è che il numero di vetture circolanti in città non aumemnti e che le vecchie marmitte meno efficenti siano regolarmente sostituite.

Ovviamente da evitare che la manovra finanziaria non decreti la morte del trasporto urbano. Si risparmierebbe su questo fronte, ma inevitabilmente aumenterebbero i costi sanitari prodotti dall'inquinamento che potrebbe riprendere a mordere.

mercoledì 24 agosto 2011

Nuove ricette anti-afa

L'esistenza dell'anticiclone africano è una mia scoperta molto recente; fino a due-tre anni or sono neanche sapevo che esistesse. Ero rimasto al buon, vecchio, anticiclone delle Azzore. Anche lui portava bel tempo, Sole e caldo, ma certamente non come ci tocca in questo scampolo di Agosto 2011.

Bellezza,è  il clima che cambia!

Ma non perdiamoci d'animo.

Ecco alcune semplici ricette che sto applicando con un certo successo per soffrire meno la canicola genovese: a) a) se siete in zone di mare, lasciare aperte le finestre sia  sul lato mare che sul lato monti; a partire dalle ore 22-23 della sera, fino alle 7 del mattino, le brezze dai monti più freschi al mare più caldo, attraverseranno le vostre stanze riducendone  l'umidità e la temperatura dei muri. Dopo le sette, chiudete tutte le persiane dal lato Sud  e abbassate le tende.

b) uscite prima della solita ora, prima che sorga il Sole. E' il momento della giornata più fresco e ventilato.

c) se lavorate, fate straordinario e rientrate nel tardo pomeriggio, quando il Sole sta per tramontare.

d) se vi spostate in macchina, posteggiatela dove ci sarà ombra, a partire da un' ora prima del vostro arrivo.  Per sapere con certezza dove sarà l'ombra, all'ora che vi interessa, rispolverate le vostre conoscenza di astronomia ed orientamento, e tornate ad osservare il Cielo :-)

f) se dovete uscire all'aperto, camminate lungo i lati in ombra; oltre ad evitare il Sole, eviterete l'ondata di caldo dei muri soleggiati. E se il caso, ringraziate quell'urbanista che vi ha regalato portici e vie alberate.

g) fate tutto con molta calma e, se vi è possibile, nel primo pomeriggio fate un sonnellino in un posto ventilato e tranquillo



ps: molti di questi consigli derivano da mie esperienze dal profondo Sud

lunedì 22 agosto 2011

I polli di Renzo

Per chi non ha familiarità con "I promessi sposi" di Alessandro Manzoni racconto l'episodio che vede Renzo, il promesso sposo, che si reca dall'avvocato Azzeccagarbugli per avere lumi su come salvare il suo matrimonio, messo in pericolo dalle voglie di Don Rodrigo. Per ingraziarsi l'avvocato, Renzo porta alcuni capponi che tiene in mano, appesi a testa in giù. Per tutto il viaggio i capponi, ignari della loro prossima  fine, non fanno altro che beccarsi l'un l'altro e il commento di Manzoni è una riflessione sulla litigiosità umana che, come quella dei capponi,  non si rende conto che, senza il reciproco aiuto, ci aspetta una comune brutta fine (per i capponi quella di finire  in pentola).

Questa riflessione ben si addice ad un dramma dei nostri giorni, di ben altre dimensioni e con conseguenze decisamente  più gravi.

I ghiacci del Polo Nord si stanno sciogliendo a vista d'occhio e le grandi potenze mondiali non si preoccupano affatto delle tremende conseguenze di questo fatto e delle sue cause.

La crescita esponenziale dei consumi enegetici a base di combustibili fossili (carbone e metano) sta aumentando velocemente la concentrazione di anidride carbone nel sottile strato d'aria che circonda il PIaneta e questo fa aumentare la quantità di energia solare assorbita da terre e mari. Gli effetti che si cominciano a sentire e vedere sono le sensibili modifiche del clima e, appunto, lo scioglimento dei ghiacci polari che l'umanità, da secoli, definiva perenni. Di qui questa insolita fine d'estate con l'anticiclone africano a sostituire il più mite e familiare anticiclone delle azzorre, ma anche la pesante siccità che colpisce una decina di milioni di abitanti del corno d'Africa.

E invece di preoccuparsi di questo e cercare di porre un freno alle sue cause (i crescenti sprechi e consumi energetici), le cosidetta grandi potenze (USA e Russia in testa) si stanno già fronteggiando in una nuova guerra fredda per mettere le mani sui grandi giacimenti di petrolio, gas e carbone che lo scioglimento dei ghiacci sta mettendo allo scoperto.

E i "capponi" di turno non si accorgono che questa corsa ai combustibili fossili accelererà la crisi ambientale a danno dell'intera attuale umanità, capponmi litigiosi compresi..

E' vero, l'Homo Sapiens ha affrontato e superato gravi crisi climatiche, ma ai nostri albori eravamo quattro gatti e non è stato difficile rispondere alle crisi climatiche cercando e  trovando  terre più ospitali. Oggi siamo sette miliardi e la migrazione forzate di qualche decina di migliaia di profughi già basta per mettere in crisi le nostre opulenti società.

L'unica soluzione che potrebbe salvarci è quella di dichiarare Polo Nord e Polo Sud  patrimonio indisponibile dell'Umanità e convincere quest'ultima (l'Umanità) a cambiare rapidamente rotta, a cominciare da chi consuma e spreca di più che dovrà rinunciare a qualche suo sfizio e spreco, a favore di chi ha poco o niente.

Abbiamo più cervello dei capponi di Renzo?