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lunedì 17 marzo 2008

Per una Liguria Rifiuti Zero

Liguria: per una regione a Rifiuti Zero.

Federico Valerio



Oggi Genova e la Liguria potrebbero accettare e vincere una nuova sfida, quella di riuscire a gestire la propria  produzione di Materiali Post Consumo (MPC) con scelte a basso impatto ambientale, elevati risparmi energetici, creazione di nuova occupazione, costi contenuti a carico della popolazione.

E per essere chiari fin da subito, questa scelta non è la realizzazione di un mega “termovalorizzatore”, da qualunque parte si voglia collocarlo.

Dove va il mondo.

Un amministratore attento al bene pubblico dovrebbe fare le sue scelte guardando lontano, con limiti temporali superiori a quelli del suo mandato e con una visione spaziale capace di travalicare i risicati confini del proprio collegio elettorale.

La domanda che avrebbero dovuto porsi sindaci, assessori, consiglieri comunali, provinciali e regionali che nel 2007 hanno approvato o contribuito ad approvare l’inceneritore genovese doveva essere la seguente: “Come sarà il mondo tra venti anni?”

L’obiettivo temporale che abbiamo fissato (20 anni) non è casuale. Venti anni è il tempo medio  di ammortamento di una grande e costosa opera come quella di un inceneritore.

E nei prossimi venti anni, succederà di tutto e in particolare il modo di produrre e consumare non sarà più quello che oggi conosciamo e che i nostri politici pensano immutabile.

Ovviamente le banche che dovevano finanziare l’operazione “inceneritore” si sarebbero messe al sicuro facendo sottoscrivere ai sindaci dell’Ambito Territoriale Ottimale (ATO) un contratto “capestro” che, per i prossimi 20 anni, per garantire gli utili agli investitori, avrebbe costretto i genovesi a produrre ogni anno 340.000 tonnellate di rifiuti e a pagare (caro) il loro smaltimento. Infatti se la produzione dei rifiuti e il loro potere calorifico diminuisse oltre il 10% dei valori sottoscritti dal contratto, i genovesi, in base a questo contratto,  sarebbero costretti a pagare esose penali.

Queste erano esattamente le clausole del contratto pronto per l’avvio dei lavori dell’inceneritore sotto la Lanterna, bloccati da una sollevazione popolare e dalle dimissioni dell’Assessore all’Ambiente Chiara Malagoli.

E una riduzione del 10% della attuale produzione dei rifiuti non è un evento remoto, anzi è fortemente auspicabile.

Basterebbe l’introduzione obbligatoria del vuoto a rendere per tutti i contenitori di plastica come avviene nel resto di Europa, il già previsto divieto di produrre borse in plastica “usa e getta” che oggi pesano per 300.000 tonnellate all’anno, la promozione del compostaggio domestico per tutte le famiglie che hanno un orto, un giardino, un terrazzo fiorito, senza contare l’effetto del naturale calo della popolazione genovese, destinato a continuare anche nel prossimo futuro.

E anche l’attivazione della Tariffazione Puntuale per il servizio di nettezza urbana, in base alla quale ogni famiglia paga in proporzione alla quantità di scarti indifferenziati effettivamente prodotti, comporta  una riduzione della produzione pro-capite compresa tra il 10- 15% come possono testimoniare diversi Comuni che, grazie al sistema di raccolta porta a porta, hanno potuto applicare questa norma tariffaria, peraltro prevista dalla Legge.

E’ evidente che la  realizzazione di un termovalorizzatore e la firma del relativo contratto  capestro, frena pesantemente ogni politica di riduzione e di riciclo.

Dubitiamo che chi continua a promuovere l’inceneritore con recupero energetico come soluzione ai rifiuti genovesi abbia valutato:

  • quanti saremo tra venti anni,
  •  come è destinato ad evolvere in Italia la produzione procapite di rifiuti,
  •  quale sarà il valore di mercato dei materiali post consumo,
  •  l’andamento dei costi dell’incenerimento e dello smaltimento delle sue ceneri,
  •  le possibili ulteriori restrizioni alle attuali norme anti inquinamento,
  •  la possibile sostituzione delle attuali incentivazioni all’incenerimento (CIP 6 e Certificati Verdi) con adeguate tassazioni, come avviene nel resto d’Europa,
  • l’effetto dell’introduzione in Italia, come nel resto d’Europa, del “vuoto a rendere”,
  •  la sostituzione di imballaggi per alimenti in plastica,  con imballaggi in cellulosa e biopolimeri biodegrabili e compostabili
  •  l’effetto delle politiche di riduzione a monte della produzione di rifiuti riconfermate dalla Unione Europea,
  •  la grande crescita del numero di impianti di trattamento biologico per il compostaggio, l’inertizzazione, la produzione di biogas degli scarti biodegradabili

E’ probabile che la nuova amministrazione comunale genovese, eletta alla fine del 2006, abbia fatto una sua serie riflessione su questi temi in quanto ha accantonato l’ipotesi di dare l’avvio al progetto del mega inceneritore e sta puntando su nuove scelte finalizzate a massimizare la riduzione e al riciclo.

Così dal marzo 2008 si è avviata  a Genova la realizzazione della raccolta porta a porta in due quartieri con l’esplicita dichiarazione di estendere progressivamente questa esperienza al resto della città.

Insomma, se il giorno si vede dall’alba, per Genova si apre un futuro di citta metropolitana a Rifiuti Zero, in cui gran parte degli scarti prodotti dai genovesi saranno avviati a nuovi cicli produttivi e in cui gli scarti umidi saranno trasformati in compost per uso florovivaistico e in metano per usi energetici.



I prerequisiti del Piano Rifiuti Zero.

Affinchè il piano  di Genova senza inceneritori si realizzi sono necessarie alcune condizioni

- L’AMIU modifica la sua ragione sociale e il suo nome: da Azienda Municipalizzata per l’Igiene Urbana e lo Smaltimento dei Rifiuti ad Azienda per il Riciclo dei Materiali Post Consumo (AMIUR).

- La frazione variabile della Tariffa (TARSU), quella su cui si possono applicare eventuali sconti, viene portata al 30%

- Si attua una Tariffazione a “consumo” (chi produce più rifiuti paga di più)

- La raccolta a cassonetto e a campane è sostituita dalla raccolta Porta a Porta con soluzioni tecniche adeguate alle caratteristiche urbanistiche della zona servita

- Si riconosce la validità di autocertificazione di famiglie ed aziende per poter premiare economicamente chi produce meno MPC e chi contribuisce a tale diminuzione (es. vendita bevande alla spina)

- Si coinvolge la piccola e grande distribuzione in una politica di incentivi alla riduzione e al riciclo

- Gli utilizzatori finali dei materiali riciclabili sono coinvolti direttamente nella gestione dei MPC.

- La Regione attua un piano di  promozione nell’uso di compost nella produzione florovivaistica e per la rinaturalizzazione di tutte le cave liguri esaurite e dei boschi oggetto di incendio per garantire, in questo modo, un utilizzo del compost di media qualità e degli inerti prodotti dalla raccolta differenziata.



Inoltre occorre la revisione dell’attuale Piano Provinciale per la Gestione dei Rifiuti, decisamente obsoleto e il nuovo Piano Provinciale  Gestione Materiali Post Consumo deve prevedere:



- Una riduzione del 20% dell’attuale produzione procapite

- La raccolta Porta a Porta su tutto l’Ambito Territoriale Ottimale (ATO)

- Il riciclaggio vero del 50% dei MPC prodotti

- Trattamenti meccanico biologici per gli scarti “umidi” e per gli scarti indifferenziati

- Lo stoccaggio degli scarti inertizzati e lo sviluppo di tecniche per la loro valorizzazione come materia.



La Tabella che segue mette a confronto il prossimo Piano Piano gestione a Freddo  con l’attuale Piano Provinciale (a Caldo), fatto cento l’attuale produzione di MPC nella Provincia di Genova (ATO).

A riguardo, facciamo notare che l’attuale Piano (con inceneritore) prevede una Raccolta Differenziata al 44% che, a causa della sua bassa qualità, avrà scarti superiori al 20% che saranno avviati all’incenerimento. Al contrario, il nuovo piano (senza inceneritore), grazie al porta al porta, avrà scarti molto inferiori (10%) che, dopo eventuale inertizzazione biologica, saranno avviati a stoccaggio.



 Tabella. Confronto tra il Piano di Gestione con inceneritore (A Caldo) e il Piano senza inceneritore (A Freddo), fatta cento l’attuale produzione di MPC



                    A Caldo       A Freddo

Da gestire       100              80

Al riciclo             36              43

Inceneriti             64               0

Biostabilizzati     0               32

Discarica           19                 0

Stoccati                0               22





L’analisi di questa Tabella segnala l’importanza strategica di dare priorità a scelte che inducano la riduzione alla fonte nella produzione di rifiuti.



Se si riesce a ridurre del 20% la produzione procapite ligure , questo significa portarsi dagli attuali 616 chili a 493 chili, poco più del Veneto (467 chili) e del Trentino (485 chili), regioni che è difficile giudicare sottosviluppate e che smentiscono la favola che la produzione di rifiuti è proporzionale all’andamento del Prodotto Interno Lordo.



Se la Liguria raggiunge questo obiettivo di riduzione alla fonte, la quantità di scarti da raccogliere e avviare al riciclo non è molto diversa da quella prevista dal  Modello a Caldo, come pure la quantità di scarti da mettere a discarica senza inceneritore non è molto diversa dalla quantità di ceneri prodotte dal “termovalorizzatore”.



A livello europeo sta crescendo la consapevolezza che la gestione dei cosidetti rifiuti si vince solo ponendo una fine al dilagare di imballaggi spesso inutili.



In attesa di decisioni nazionali, quali l’introduzione obbligatoria del vuoto a rendere per tutti i contenitori di bevande (latte, acqua, vino, birra..), i singoli comuni possono da subito fare scelte decisive per invertire la rotta nella produzione di rifiuti:

1. Introduzione della Tariffa personalizzata, possibile con sistemi di raccolta porta a porta. Numerose esperienze nazionali hanno dimostrato riduzioni della produzione del 10-15 % in base a nuove scelte di acquisto e consumo da parte delle famiglie finalizzate a ridurre la loro produzione di imballaggi

2. Incentivazioni (sconti su autocertificazioni) al compostaggio domestico anche in ambito urbano  che fa scendere fino al 30% la produzione familiare di MPC.

3. Incentivazioni ai mercati dell’usato (ad esempio con l’esenzione dalla Tariffa Rifiuti per questi esercizi)

4. Incentivazioni alla creazione delle Banche Alimentari per il recupero di alimenti destinati al macero

5. Favorire la vendita di prodotti sfusi

6. Promuovere l’uso dell’acqua da rubinetto, a partire da mense scolastiche e aziendali

7. Promuovere l’uso di pannolini lavabili, a partire dagli asili nido comunali

8. Promuovere l’abolizione dell’usa e getta nelle sagre e nelle feste di partito

 Gli impianti finali

A fronte di un inceneritore da 340.000 ton/anno previsto dal Piano a Caldo, il Piano a Freddo prevede 3-4 impianti per il trattamento meccanico biologico (TMB) della frazione umida raccolta in modo differenziato e per l’inertizzazione della frazione residuale al riciclo e al compostaggio per complessive 170.000 ton/anno, da realizzarsi in parte a Genova e in parte nella provincia



Nel comune di Genova, in una delle zone individuate dal piano provinciale per la localizzazione dell’impianto per il trattamento finale, si realizza un impianto di compostaggio di qualità ad uso parchi e giardini pubblici provinciali e per la produzione floro-vivaistica ligure.



Sempre in ambito genovese si realizza un polo integrato per la fermentazione anaerobica della frazione umida raccolta con il porta a porta e dei fanghi prodotti da impianti di depurazione degli effluenti fognari genovesi.

Le potenzialità di produzione energetica di questo polo sono pari a 7,5 milioni di metri cubi di metano all’anno.

In questo sito si provvederà alla purificazione del biogas prodotto, sia per la produzione di metano per gli autoconsumi energetici degli impianti del polo che di metano di qualità compatibile con l’autotrazione e con la rete di distribuzione del gas metano.

Presso lo stesso polo, a partire dai fanghi della digestione anaerobica, con appositi impianti di bioossidazione si provvederà anche alla produzione e alla valorizzazione di compost sia per usi agronomici che per risanamenti ambientali programmati.



Il Piano a Freddo prevede che il comune di Genova deve trattare 130.000 tonnellate all’anno di scarti indifferenziati. Questo obiettivo si realizza con un impianto di trattamento meccanico biologico di analoga capacità la cui localizzazione potrebbe  essere individuata presso l’attuale discarica di Scarpino.



Il trattamento meccanico biologico trasforma in anidride carbonica e acqua la frazione più biodegrabile,  riduce l’umidità e provvede alla separazione e al recupero di metalli e inerti .



Per il resto della Provincia di  Genova, due impianti TMB da 30.000 tonnellate ciascuno  serviranno  per il trattamento  dell’ umido e dell’indiffereziato prodotto.



Per il piano a Caldo è necessaria una discarica per rifiuti speciali e una per rifiuti pericolosi per complessivi 94.000 metri cubi/ anno



Il piano a Freddo richiede uno stoccaggio di scarti inerti per 78.000 metri cubi anno, quindi un volume minore del Piano a Caldo, anche grazie alla maggiore densità del biostabilizzato compresso (1,5 ton/m3) rispetto alla densità delle ceneri (1,08 ton/m3).



Lo stoccaggio degli inerti biostabilizzati  ( circa il 50% in peso del materiale  trattato con questa tecnica) può essere una fase transitoria in attesa dello sviluppo e della commercializzazione di metodi per il recupero di materia da questa frazione la cui composizione chimica è quella di polimeri di sintesi (plastiche) e bio-polimeri ( lignina, cellulosa, compost).



Per scarti ad alta componente di polimeri di sintesi è in fase di commercializzazione (Centro riciclo di Vedelago) la produzione per trafilazione di “sabbia sintetica” utilizzata per la produzione di manufatti in cemento ad alto isolamento termico.

Per la frazione ricca di cellulosa interessanti risultati vengono da un’idea del prof Natta  di una fermentazione anaerobica controllata direttamente in discarica, con un interessante recupero energetico senza i comuni inconvenienti delle discariche del tal quale (eluati, emissioni gas serra)

Infine la Liguria ha l’interessante possibilità di realizzare all’interno delle proprie aree portuali (Genova, La Spezia, Savona) centri di selezione e valorizzazione dei materiali riciclabili con spedizione via mare di carta, plastica, metalli, compost di qualità, verso gli utilizzatore finali (est europeo, India, Cina…) grandi acquirenti di questi materiali.

domenica 16 marzo 2008

L'Inganno dei CIP 6

Il Gestore Servizi Elettrici (GSE) ci informa (http://www.comitatinrete.it/CIP6%20completa.doc) su quanti euro annualmente sono andati alle fonti energetiche rinnovabili e a quelle assimilate.

Presso il sito indicato potete trovare tutti i dettagli.

La sintesi è stata l'oggetto del mio ultimo post in cui vi comunicavo che nel 2006, 5,5 miliardi di euro sono andate a rimpinguare le casse di petrolieri ed affini mentre solo 40.370 euro sono andati a impianti fotovoltaici

A spanne mi sono divertito a calcolare cosa sarebbe potuto succedere nel nostro Paese se nel 1992 non si fosse inventata questa manfrina.

Le ipotesi del calcolo sono:

- la delibera CIP 6 non inseriva tra i beneficiari le fonti assimilate e l'incenerimento di rifiuti e biomasse
- i 5 miliardi di euro così risparmiati annualmente andavano per l'acquisto di impianti fotovoltaici
- il costo di un impianto fotovoltaico da 1 kwatt (10 metri quadrati) è di 10.000 euro
- ognuno di questi impianti eroga 1400 kwatt di energia elettrica

Se il governo italiano nel 1992 avesse fatto questa scelta, oggi (fine 2007) avremmo 7,5 milioni di tetti fotovoltaici in grado di erogare 10,5 miliardi di kilowattore all'anno a inquinamento zero (alla lettera).

Nel 2006 tutti gli impianti di incenerimento rifiuti e biomasse operanti in Italia, hanno prodotto solo 5,2 miliardi di chilowattore.

Gli stessi impianti ci hanno anche regalato qualche milione di tonnellate di ceneri, diversi milioni di tonnellate di gas serra, qualche migliaia di tonnellate di inquinanti vari sotto forma di polveri sottili, ossidi di azoto, composti organici...



Postato da: federico46 a 14:43 | link | commenti (5)
salute, ambiente e società, materiali post consumo


Commenti:
#1  16 Marzo 2008 - 20:15
 
Leggere questi numeri fa veramente arrabbiare.....io vivo a Brescia e di questi contributi qui ne sono arrivati tanti, troppi, cioè in quantità direttamente proporzionale ai danni subiti dalla città a causa di un sistema di gestione dei rifiuti che prevede solo l'incenerimento a scopo di lucro!!
utente anonimo
#2  17 Marzo 2008 - 21:34
 
Io direi che viste le informazioni che ci fornisci (grazie) sarebbe ora che si facesse qualcosa per cambiare questo andazzo. Non possiamo solo farci male al fegato con la consapevolezza di essere stati presi ancora per i fondelli, bisogna che lorsignori che comandano sappiano che ormai tutti noi sappiamo...
E le leggi, le regole e le disposizioni si possono cambiare.
Ma i verdi, gli ambientalisti, il WWF queste cose le sanno? (Secondo me...sì...) e come mai le accettano?
A.L.
P.s.: tranquillo, ti leggiamo sempre. Magari non commentiamo perche' non siamo in grado (almeno io) di esprimere il nostro parere in modo "scientifico", perche' su questi argomenti il cittadino comune e' gravemente ignorante!
Utente: Sottoachitocca Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Sottoachitocca
#3  17 Marzo 2008 - 21:48
 
Vi informo che un gruppo di lavoro del Coordinamento dei comitati di difesa delle valli del Metauro, Cesano e Candigliano stà organizzando la vertenza CIP 6. Ovvero una vertenza legale che consentità a ciascun utente Enel/pagatore CIP 6 (Il CIP 6 si alimenta con il 7% della nostra bolletta) di richiedere il rimborso di quanto corrisposto ed utilizzato impropriamente. Cordiali saluti. Alfredo Sadori
utente anonimo
#4  19 Marzo 2008 - 14:50
 
Gli ambientalisti sono persone associate, non sono dei poteri forti che possono cambiare in un attimo una legge.
questo per rispondere al penultimo commento.
Ricordiamoci di chi sta ancora portanto il CIP6 per gli inceneritori quando andremo a votare.
la destra vuole tornare all'energia atomica, il PD da i contributi CIP6 all'inceneritore di Acerra.
Sta a noi informarci e capire che non sono tutti uguali i politici.
Un bel suggerimento per battagliare è la proposta di rimborso del commento precedente.
ciao
Utente: sacchett Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. sacchett
#5  22 Marzo 2008 - 17:57
 
Aggiungo che a queste cifre già significative, bisogna aggiungere la quantità di energia persa per trasmissione dalle grandi centrali verso la distribuzione e le risorse spese per il potenziamento delle reti di trasmissione A.T. (rigorosamente finanziate anche queste da TERNA con soldi dello Stato).
Succede che la microproduzione (ad es. in Puglia) non riesce a essere distribuita per saturazione ed eccedenza di produzione.
Anche l'energia prodotta da eolico e fotovoltaico è costretta ad essere elevata di tensione (e quindi in parte persa) per essere trasferita altrove.
Un vero e proprio disastro, una scelta criminale che è risultato della liberalizzazione del mercato dell'energia.
utente anonimo

venerdì 14 marzo 2008

Incentivi alle Fonti di Energia Rinnovabile

I miei cinque lettori sanno certamente cosa sono i Certificati Verdi e i CIP 6.



Per gli altri spieghiamo che su tutte le bollette della luce paghiamo una tassa che corrisponde a circa al 7% dei nostri consumi. Questi soldi servono al gestore della rete a pagare un sovraprezzo all'elettricità prodotta da fonti di energia rinnovabile con l'obiettivo di incentivare questo tipo di produzione, come ci chiede l'Europa.



Purtroppo il nostro Paese è governato da un bel pò di furbetti ( assolutamente trasversali a tutti gli schieramenti maggioritari) che nel momento della stesura della legge, alla frase  "fonti rinnovabili" ha aggiunto "ed assimilate".



Questa aggiunta, questa semplice parolina è servita per far entrare nelle tasche dei petrolieri e dei gestori di inceneritori 5,4 miliardi (sic) di euro ogni anno!



La tabella che segue vi da con precisione i soldi erogati nel 2006 come CIP 6 alle vere fonti di energia rinnovabile e a quelle assimilate.


Fonte
Fotovoltaico 40.370
Eolico 195.823.974
Geotermico 223.753.076
Idroelettrico 202.602.527
           Assimilate  
Incenerimento rifiuti e biomasse 1.135.911.334
Combustibili di processo e residui 2.179.884.346
Combustibili fossili ( carbone del Sulcis..) 2.181.783.156

Commenti:
 
#1  14 Marzo 2008 - 19:21
 
Incredibile...
Dove li trovo questi dati?
Utente: BornYesterday Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. BornYesterday
#2  14 Marzo 2008 - 19:38
 
E daje con sti 5 lettori!!
Siamo tanti tanti di più, prova ad inserire un counter nelle pagine tipo www.shinystat.it

Mi interesserebbe davvero trovare la fonte di queste informazioni, puoi citarla o rigirarmela ?

Paolo
MIZ - Cesena
utente anonimo
#3  16 Marzo 2008 - 13:26
 
5 lettori? ho l'impressione che siano di piu' :)
Utente: galgoog Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. galgoog
#4  16 Marzo 2008 - 14:46
 
Ovviamente questo dei cinque lettori è un vezzo. Perdonatemelo! :-))
Utente: federico46

sabato 8 marzo 2008

Non E' Mai Troppo Tardi

Veltroni in visita ad un inceneritore sembra aver affermato grandi banalità tipo " Gli inceneritori sono la vera alternativa alle discariche e con l'energia prodotta si illuminano intere città"

E' probabile che il suo livello di informazione  su questo argomento si limiti ai servizi di Piero Angela.

Per evitare che continui a dire schiocchezze in libertà, e perdere voti, qualcuno gli faccia un corso accelerato sulle nuove leggi sulle discariche (divieto di conferire l'umido in discarica), sui vantaggi energetici del riciclo rispetto all'incenerimento con recupero energetico, su chi paga gli alti costi della "termovalorizzazione" .

Se poi volesse venire a vedere qualche impianto per il trattamento a freddo, con produzione di  compost metano,  si potrebbe accodare ad alcune visite che stiamo organizzando con amministratori liguri, valdostani e emiliani,   prima dell'election day.

Postato da: federico46 a 07:58 | link | commenti (8)
ambiente e società


Commenti:
#1  08 Marzo 2008 - 14:06
 
Sarà solo ignoranza sulle alternative o poca voglia si scontentare gli elettori potenti, quelli che fanno girre montagne di soldi e con i "termivalorizzatori" guadagnano un sacco di solti??
Purtroppo penso non sia ignoranza....ma molto peggio!!
Giulia
utente anonimo
#2  09 Marzo 2008 - 02:42
 
si e' propio vero,magari fosse ignoranza,almeno a quella,volendo, c'e' rimedio........
Cmq grazie valerio per le informazioni che lascia sul suo blog,la devono smettere di prenderci per i fondolli(per non dire un' altra cosa)!
Christian
utente anonimo
#3  09 Marzo 2008 - 18:10
 
In realtà pur facendo espresso riferimento agli inceneritori, altrettanto chiaramente Veltroni ha detto che si deve spingere fortemente sul riciclaggio. Le sue parole in proposito le si possono ascoltare in un video pubblicato sul sito del partito democratico e visibile da chiunque.
utente anonimo
#4  09 Marzo 2008 - 21:48
 
utente anonimo,guarda che il VELTRUSCONI sbagli,si deve prima agire su una riduzione del rifiuto e poi sul reciclaggio....hehehe
Christian
utente anonimo
#5  10 Marzo 2008 - 09:33
 
anche privati cittadini potrebbero partecipare alle visite?
in che periodo sono previste?
grazie
Utente: 1KONAN Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. 1KONAN
#6  10 Marzo 2008 - 16:25
 
Intanto il presidente del P.D., ha autorizzato l'incenerimento di 6.000.000 di balle di spazzatura fuorilegge, perchè gonfiate da "rifiuti poco urbani".
Ne terremo presente ad aprile.
compreso la battaglia contro i contratti di lavoro nazionali...
Utente: sacchett Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. sacchett
#7  10 Marzo 2008 - 21:22
 
Egr. "Prof" Valerio
ti (è un "tu" da internet) invito ad andare al nostro sito http://beppegrillo.meetup.com/10/pages/COMPOSTAGGIO_%28www.meetuppiera.blogspot.com%29/
dove abbiamo postato tutte le informazioni sul nostro primo esperimento di compostiera domestica.
P.S. Grazie dei consigli
G. Masullo
utente anonimo
#8  11 Marzo 2008 - 11:04
 
Io non credo sia ignoranza, e vi spiego il perchè:

Veltroni ha "tenuto nel cassetto" uno studio del 2002, di una Commisione di esperti nominata da lui,
che se applicato avrebbe portato Roma OGGI almeno al 50% di raccolta differenziata.
Lo studio consigliava già nel 2002 sulla completa inutilità dell'incenerimento.
è saltato fuori solo da pochi giorni questo studio (per chi interessa mi scriva e glielo faccio avere)

Mentre i primi progetti di Porta a porta a Roma stanno partendo adesso, grazie agli sforzi dei volontari della locale Rete regionale rifiuti, che hanno accompagnato in visita al Priula delegazioni di amministratori due anni fa.

Per altre info, sulla gestione dei rifiuti (cosa ben diversa dallo smaltimento come il Prof. Valerio da anni cerca di far capire ai pubblici amministratori),
segnalo anche il mio sito e i vari link, documenti e video presenti su esso, liberamente scaricabili:
www.buonsenso.info

Roberto Pirani

Per quanto mi riguarda, i Veltrusconi non hanno più scuse:
chi agisce a favore dell'incenerimento (atti od omissioni) o non sa (e farebbe meglio a fare un corso accelerato come consiglia il Professore)
oppure
è contiguo ad un sistema di potere che si è impadronito di 44 miliardi di euro di fondi pubblici per farne utili privati.
Anche questo è spiegato diffusamente sul sito

Un cordiale saluto a tutti e in particolare al Prof. Valerio
utente anonimo

giovedì 6 marzo 2008

Piano gestione Materiali Post Consumo di Napoli

Gli amici di Napoli mi hanno chiesto un parere sul nuovo piano di gestioni dei Materiali Post Consumo per il Comune di Napoli (http://danilla.files.wordpress.com/2008/03/pianordcomunedinapolidefinitivo29208.pdf)

Ho dato un'occhiata e mi sembra un notevole passo in avanti.

La mia opinione è che bisogna puntare subito e con energia sulle iniziative di riduzione della produzione che correttamente il piano prevede.

Ricordo che il  rifiuto che si gestisce meglio è quello che non c'è e produrre meno rifiuti significa risparmiare energia, risorse non rinnovabili e inquinamento.

A riguardo, se non mi è sfuggito, nel piano manca un riferimento ad incentivi al compostaggio domestico.

E' una lacuna che occorre al più presto colmare, in quanto il compostaggio domestico può ridurre in modo significativo la quantità di umido da gestire, con effetti immediati.

L'esperienza che abbiamo attivato a Genova e in Liguria è che il compostaggio domestico è compatibile anche con ambienti urbani ed in particolare con balconi, terrazzi, atri di palazzo, giardini condominiali  che già ospitano vasi da fiore. Il Comune di Genova crede in questa scelta e tra breve si riprenderanno i corsi di compostaggio domestico per la popolazione adulta con la messa a disposizione di compostiere, ma ancor meglio, con riduzioni sulla tariffa rifiuti per tutti coloro che autocertificano di effettuare il compostaggio domestico.

A mio avviso una analoga politica incentivante per tutti coloro che autocertificano l'eliminazione dell'uso e getta nelle loro attività ( bar, ristorazione, alberghi, esercizi commerciali) potrebbe essere la chiave vincente per diminuire rapidamente la produzione di materiali post consumo da gestire.

Altro elemento che mi sembra manchi nel piano è il riferimento a possibili tariffazioni basate su stime attendibili della effettiva produzione di scarti indifferenziati di ciascun nucleo famigliare o di ciascun condominio. Con il sistema di raccolta Porta a Porta, questo è possibile e sarà un sicuro incentivo per le famiglie a scegliere merci con meno imballaggi e indirettamente a sollecitare la distribuzione a rispondere a questa nuova esigenza della loro clientela, mettendo a disposizione la possibilità di acquistare merci sfuse.

Mi sembra condivisibile anche la parte impiantistica che non ha trascurato un numero adeguato di isole ecologiche. Molto bene gli impianti di compostaggio e ancor meglio quello per la digestione anaerobica che da anche una risposta sul recupero energetico senza la solita termovalorizzazione e a cui possono confluire scarti delicati come quelli da macellerie, lavorazione del pesce...

Il mio consiglio è che questo impianto sia abbinato ad un impianto per la depurazione delle acque, in quanto i due sistemi (digestione anaerobica della frazione umida e bioossidazione delle acque fognarie) integrano le reciproche necessità e minimizzano i consumi energetici, il consumo di acqua e la produzione di scarti da smaltire( fanghi).

Mi sembra che manchi un'altro tipo di impianto importante, quello per la raffinazione delle frazioni merceologiche raccolte con la differenziata, probabilmente essenziale per le plastiche. Il mercato del riciclo richiede polimeri ben selezionati e anche il colore delle plastiche è importante. L'esperienza del centro di Vedelago dove si effettua questa raffinazione  (http://www.centroriciclo.com/else/video.wmv )

è certamente da approfondire, sia per  il comune di Genova che per quello di Napoli.

 A Vedelago si effettua con successo (anche commerciale) questa raffinazione che  evita che le plastiche raccolte in modo differenziato finiscano negli inceneritori. L'idea vincente è quella di produrre "sabbia sintetica" con le plastiche indifferenziate non riciclabili, da utilizzare,mescolata al cemento, per produrre manufatti per l'edilizia.

Postato da: federico46 a 08:39 | link | commenti (4)
ambiente e società, vedi napoli, materiali post consumo


Commenti:
#1  06 Marzo 2008 - 18:55
 
Cosa ne pensi dell'uso dei tritarifiuti domestici da inserire nei lavelli delle cucine? E' vero che in Italia non si possono usare?
Ti seguo sempre con interesse!
A.L.
Utente: Sottoachitocca Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Sottoachitocca
#2  06 Marzo 2008 - 19:26
 
I tritarifiuti non fanno sparire il problema ma lo trasferiscono ai depuratori (se ci sono e se funzionano) che avranno più fanghi da smaltire.
Altro problema: la capacità delle tubature, progettate per smaltire liquidi, di far fluire liberamente pappette semisolide
Utente: federico46 Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. federico46
#3  07 Marzo 2008 - 15:54
 
Stò diffondendo il tuo corso per il compostaggio, per ora viene accettato con interesse, ma sono pochi che mi dicono di averlo avviato con successo.
Chi ha un giardino proprio lo stà già sperimentando con successo e soddisfazione.
ciao
Utente: sacchett Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. sacchett
#4  07 Marzo 2008 - 20:14
 
Professore grazie infinite per l'aiuto che ci offre con le sue riflessioni!
Utente: BornYesterday Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. BornYesterday