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giovedì 7 maggio 2015

Piu occupazione e minor costi con il Porta A Porta.


La prossima volta che sentirete il vostro Sindaco affermare che la raccolta differenziata Porta a Porta non si può fare perché costa troppo, intervenite per ricordargli che è passibile di denuncia per diffusione di notizie false e tendenziose e, in ogni caso, sottolineate il fatto che non è informato e che questo, per chi amministra il bene pubblico, è una grave colpa.

La verità è che la raccolta differenziata Porta a Porta, a conti fatti, costa molto meno della raccolta tradizionale e crea nuova e stabile occupazione.

Ed è anche una leggenda metropolita l'altra litania che il Porta a Porta si possa fare solo nei piccoli comuni, se l'assessore all'Ambiente del Comune di Milano,  Pier Francesco  Maran, ci ha tenuto ad informare il suo collega di Parigi che, con l'introduzione della raccolta della frazione umida su tutta Milano, le casse comunali avevano risparmiato ben 300.000 euro, reinvestiti in nuovi servizi a favore della città.

Conti più precisi vengono dai bilanci di Contarina SpA , una società interamente pubblica che gestisce la raccolta dei materiali post consumo di Treviso (85.000 abitanti) e di altri 49 comuni della provincia trevigiana, per un totale di 554.000 abitanti.

Da alcuni anni tutti questi comuni sono serviti con il Porta a Porta e cittadini e aziende pagano in proporzione alla quantità di materiali non differenziati (tariffazione puntuale).

Nel 2014,  i comuni serviti dal Consorzio hanno differenziato l'85% dei loro scarti e, udite udite, le famiglie hanno pagato questo servizio meno degli altri utenti, sia a livello nazionale che a confronto del nord Italia:  in media solo 179 € all'anno, ,  contro 226 € del nord Italia e i 245 € della media nazionale.

Fig. 1. Tariffe rifiuti 2013 a confronto

 E i costi a carico del Consorzio?


Fig. 2. Costi annuali per abitante del servizio di raccolta e trattamento rifiuti


La Figura 2 mostra come, nel 2011, a fronte di un costo medio nazionale di 195 € ad abitante servito, il costo del Consorzio Contarina è stato  di 102 €,  novantatre euro in meno, decisamente un bel risparmio.

Questo risparmio è stato prodotto dai costi evitati per lo smaltimento e i ricavi ottenuti con la vendita delle frazioni dei materiali raccolti in modo differenziato

E l'occupazione?
Fig. 3 Andamento percentuale dell'occupazione in Italia e dei dipendenti assunti dal Consorzio Contarina (2002-2014)
La Figura 3 mostra come, nel corso degli ultimi 12 anni,  grazie ai risparmi ottenuti con il passaggio alla raccolta porta a porta, il Consorzio abbia progressivamente aumentato i propri addetti (un aumento di oltre il 150%) per poter offrire un servizio adeguato ai propri utenti, a fronte di un drammatico calo dell'occupazione nazionale a partire dal 2008 quando è iniziata la pesante crisi economica che ancora non ci molla.

Sono notizie che i lavoratori delle nostre aziende di Igiene Urbana e i loro sindacati dovrebbero conoscere e meditare.


Sullo stesso argomento:
-  Quanto si guadagna con la  differenziata
-  Quanto ci costano i rifiuti inceneriti? Molto più della TARI

sabato 2 maggio 2015

Bruciar legna non fa bene all'aria delle valli del trentino



Fig. 1 Concentrazione giornaliera di benzopirene a Mezzano (Trento)
Il Trentino è giustamente rinomato per la bellezza del suo paesaggio, la cura dei luoghi, l'ospitalità.

Purtroppo, dati alla mano, alcuni suoi paesi di fondovalle hanno una pessima qualità dell'aria, paragonabile addirittura a quella di aree industriali come quelle di Genova, a causa dell'attività di grandi acciaierie a ciclo integrato.

I paesi sono Mezzano in Primiero  e Storo e la fonte dell'informazione è l'Agenzia Provinciale per la Protezione dell'Ambiente (APPA) che, tra il 2013 e 2014, ha condotto un sistematico monitoraggio della qualità dell'aria in queste due località.

Mezzano in Primiero
Storo
Tra i numerosi inquinanti monitorati, quelli che hanno segnalato superamenti dei limiti di Legge a tutela della qualità dell'aria sono state le polveri sottili (PM10) e il benzopirene.

A Mezzano, dal primo maggio 2013 al 30 aprile 2014, sono stati registrati 31 sforamenti del limite della concentrazione giornaliera delle polveri sottili (50 microgrammi/mc) , circa il doppio di quelli registrati, contemporaneamente, nella stazione di Borgo Valsugana (Figura 2).

A Storo, dal 13 agosto 2013 aml 12 agosto 2014,  gli sforamenti annuali delle polveri sottili sono stati 44.  a fronte di un limite consentito di 35 sforamenti all'anno.


Fig 2. Concentrazione media giornaliera invernale a Mezzano e nella Provincia di Trento


Più preoccupanti, in entrambi i paesi, i livelli di inquinamento del benzopirene, un potente cancerogeno.

A fronte di un limite di 1 nanogrammo per metro cubo di aria (ng/mc), calcolato come media giornaliera, su base annuale, a Mezzano ( Figura 1) e a Storo ( Figura 3) si sono registrati valori medi annuali della concentrazione di benzopirene pari, rispettivamente a 4,5  e 4,3 ng/mc, oltre quattro volte il limite di Legge.

Fig 3. Concentrazione media giornaliera di benzopirene a Storo (Trento)
 Le Figure 1 e 2 riportano le concentrazioni giornaliere di benzopirene registrate nei due paesi nel corso dei dodici mesi di monitoraggio e confrontate con il valore obiettivo della media annuale (1 ng/mc) rappresentata da una linea rossa.

Come si può vedere, in entrambi i casi, il maggiore inquinamento si registra nei mesi invernali, con valori massimi che superano i 30 ng/mc di benzopirene.

Sono valori elevatissimi, che normalmente si trovano solo in aree industriali pesantemente inquinate.

A Genova, nell'area industriale di Cornigliano che ospitava le acciaierie ILVA, quando gli impianti erano nella loro piena attività ( fine anni '90) , sul tetto delle abitazioni sottovento agli impianti, a circa 600 metri di distanza dagli impianti, si registravano valori medi di benzopirene  pari a 4,9 ng/mc, 

A fronte di queste misure, prevalentemente attribuibili alle emissioni della cokeria e nettamente superiori ai limiti di legge, e alla maggiore frequenza di danni alla salute riscontrati nella popolazione esposta, la magistratura genovese ha imposto la chiusura dell'impianto.

Dopo questo intervento, nello stesso sito, nonostante il traffico e le emissioni domestiche, la concentrazione media annuale crollò a 0,3 ng/mc, ampiamente al disotto dei limiti di Legge.

E nelle valli del trentino quale fonte è resposabile dell'inquinamento fuori norma nella stessa misura riscontrata a Genova?

I tecnici dell'APPA sono stati in grado di dare la risposta corretta, utilizzando una tecnica che si basa sulla conoscenza di vere e proprie impronte digitali chimiche che caratterizzano le diverse fonti emissive.

A conferma di quanto era noto da tempo, in entrambi i paesi, la fonte prevalente del benzopirene è la combustione della legna.

La combustione della legna è risultata anche responsabile di gran parte delle polveri sottili trovate nelle due valli, in particolare nel periodo invernale.

Fig 4. Contributo delle diverse fonti alla concentrazione invernale di PM10 a Storo

La Figura 4 mostra il contributo percententuale delle diverse fonti emissive presenti a Storo nel periodo invernale: la combustione delle biomasse (legno) è la fonte del 71% delle polveri sottili presenti nell'aria di questo sito, mentre il traffico veicolare è responsabile solo del 18%.

Trascurabile il contributo naturale inferiore all'1%, mentre le cosidette polveri secondarie, quelle che si formano in atmosfera a seguito di reazioni fotochimiche di inquinanti primari quali anidride solforosa ed ossidi di azoto, rappresentano complessivamente il 12% delle cause del fenomeno.

Pertanto tutti i superamenti dei limiti di legge delle concentrazioni giornaliere delle polveri sottili registrate a Storo e a Mezzano nel periodo invernale sono da attribuire alla combustione della legna.

Le relazioni dell'APPA si limitano a registrare il fenomeno, trovare le cause  e a comunicare i loro risultati  a chi di dovere (Comune, ASL, Provincia ?).

Per quanto riguarda il da farsi, resta da chiarire se a Storo e a Mezzano è arrivato o meno il metano e quindi se gli abitanti di questi due paesi siano costretti, senza possibili alternative, ad usare la legna per riscaldarsi oppure se i costi piu bassi del legno possono spiegare l'elevato uso di questo combustibile anche disponendo di un combustibile molto meno inquinante come il metano.

Ci si potrebbe anche domandare se il pesante inquinamento registrato in quese due vallate sia riconducibile a qualcuna delle tante centrali di cogenerazione ( elettricità e calore) alimentate con biomasse legnose e spesso portate ad esempio di scelta "ecologica".

In ogni caso le misure registrate a Mezzano e Storo segnalano che la salute dei valligiani, in particolare anziani e bambini, è a rischio, a causa di norme di Legge non rispettate.



Sullo stesso argomento:
- Impatti ambientali e sanitari dalla combustione di biomasse legnose 
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- Biocombustibili legnosi: il modello trentino 1
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- Polveri sottili e caminetti in Baviera e Lombardia.
- La legna peggiora la qualità dell'aria: IPA
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- Invito al ministro Orlando di abolire gli incentivi alla combustione delle biomasse





martedì 24 marzo 2015

Aria pulita con le foreste urbane



Gli urbanisti che hanno modellato le città europee a fine ‘800 hanno fatto a gara nella realizzazione di grandi viali alberati e parchi urbani.

Genova, pur con i limiti della sua orografia, non è stata da meno con i filari di platani di corso Torino, corso Firenze, del parco dell’Acquasola…

Oggi i tempi sembrano cambiati: gli alberi rubano posti macchina, ostacolano la realizzazione di box interrati, sono un pericolo per l’incolumità, sporcano, la loro manutenzione è un costo insostenibile.

Le conseguenze di questa nuova mentalità utilitaristica sono ben visibili: il verde cittadino si riduce a vista d’occhio e il degrado, nei vecchi parchi e viali, è l’elemento dominante.

Questa scelta ha un pesante costo, anche in termini economici.

Numerosi studi hanno verificato che gli alberi in città esplicano  importanti e vitali funzioni, oltre a quelli estetici e paesaggistici.

Oltre ad assorbire importanti quantità di anidride carbonica dall’atmosfera, numerosi studi hanno confermato che, nelle aree alberate, l’inquinamento atmosferico è nettamente inferiore a quello che si registra nelle zone dove dominano cemento e asfalto.

L’effetto anti-iquinamento degli alberi deriva dagli stomi presenti nelle foglie, piccole aperture attraverso le quali le piante respirano, assorbendo anidride carbonica ed emettendo ossigeno.

Gli stomi assorbono anche gli inquinanti gassosi (ossido di carbonio, ossidi di azoto, anidride solforosa, ozono) e successive trasformazioni chimico-fisiche che avvengono nelle foglie li inertizzano.

Gli stessi stomi sono efficaci trappole delle polveri sottili e dei metalli tossici e dei composti mutageni che si concentrano su queste polveri.

Un recente studio ha valutato che nelle aree urbane degli Stati Uniti d’America gli alberi assorbono, ogni anno, 27.000 tonnellate di polveri sottili (PM2,5), 68.000 tonnellate di ossidi di azoto e 523.000 tonnellate di ozono.

Lo stesso studio ha calcolato il valore economico di questa depurazione dell’aria, in termini di evitate spese sanitarie e di morti (850 decessi/anno) che questi inquinanti avrebbero potuto indurre: 4,6 miliardi di dollari all’anno.

Se nel conto economico s’includono anche i danni che l’inquinamento produce nei materiali e negli edifici (corrosione metalli, precoce invecchiamento infissi, intonaci, cemento)  il costo annualmente evitato balza ad 86 miliardi di dollari.


In questi studi, condotti alla fine degli anni ’80 e nel 2005 dal Servizio di Chimica Ambientale dell’Istituto Tumori di Genova, la contaminazione delle foglie è stata studiata come metodo per valutare il livello medio d’inquinamento delle zone della città dove sorgevano gli alberi monitorati.

Per la cronaca, la maggiore quantità di piombo (5,2 microgrammi per grammo di foglia) fu trovato nei lecci di Brignole mentre i pini di Granara e villa Doria, vicini ad aree trafficate, mostrarono la maggiore quantità di idrocarburi aromatici ( maggiore di 250 nanogrammi per grammo di foglia), rispetto ai pini cresciuti in aree rurali quali Vaccarezza e i Piani di Praglia.

Ipotizzando che un leccio abbia 200.000 foglie, lo studio genovese suggerisce che, in quegli anni, ogni pianta sottraeva dall’atmosfera e dai polmoni di chi passava da quelle parti, 416.000 microgrammi di piombo emesso dalle auto circolanti nella piazza, la quantità di piombo che, in base ai dati delle centraline, si trovava in circa 280.000 metri cubi d’aria di questa piazza.

Oggi, grazie alla benzina “verde” il piombo non è più un problema, ma gli obiettivi di qualità delle polveri sottili a Genova, come in tutte le città italiane continuano a non essere rispettati e conseguentemente dobbiamo affrontare pesanti costi sanitari evitabili, come abbiamo visto, anche grazie ad un auspicabile “rimboschimento” delle nostre aree urbane.

A quando una revisione del decreto “Sblocca Italia” che preveda la realizzazione della “Grande Opera” in grado di offrire ad ogni Italiano la quantità di verde urbano che gli spetta, degna di un paese moderno?

mercoledì 4 marzo 2015

Sconti sulla tassa rifiuti ai genovesi che compostano sul balcone.


La mia compostiera da balcone: tre vasi di coccio
Per tre anni ho sollecitato,  inutilmente,  il Sindaco di Genova, Marco Doria e  l'assessore all'ambiente  Valeria Garotta a tirar fuori dal cassetto la bozza di delibera approntata dalla precedente amministrazione  che estendeva gli sconti sul compostaggio domestico, in vigore dal 2008, anche a chi aveva spazi verdi inferiore a 15 metri quadrati.

Alla fine, grazie al personale interessamente  del presidente AMIU,  Castagna, tutti i genovesi che compostano, indipendentemente dallo spazio disponibile, potranno godere di un piccolo sconto (10 euro) sulla Tassa Rifiuti.

Sarà sufficente compilare un apposito modulo e per tre anni si avrà diritto, ogni anno, a cinque punti da utilizzare entro l'anno per la riduzione tarriffaria prevista per i conferimenti di materiali riciclabili alle isole ecologiche.

Poi basterà portare alle isole ecologiche qualche piccolo elettro-domestico fuori uso, una vecchia sedia, un computer o un cellulare "defunto",  per arrivare ai 10 ecopunti previsti e lo sconto sarà assicurato.

Con questa scelta, opportunamente pubblicizzata,  sarà più facile convertire al compostaggio domestico tutte le 80.000 famiglie genovesi che, in base a statistiche nazionali, già oggi si dedicano con regolarità al giardinaggio.

Queste famiglie producono annualmente 12.000 tonnellate di scarti di cucina che, grazie al compostaggio domestico, potrebbero essere trasformati in circa 3.600 tonnellate di terriccio fertile (compost) da utilizzare nei propri vasi da fiori, nell'orto, nel giardino, nelle fasce terrazzate, nei tanti orti urbani che stanno sorgendo in città.

E i conti economici di questa piccola possibile rivoluzione sono molto interessanti.

A fronte di 800.000 euro di sconto sulla TARI, dati alle famiglie compostatrici, il Comune di Genova risparmierebbe 960.000 euro in evitato trattamento in impianti di compostaggio industriali che, ancora per qualche anno, in assenza di impianti genovesi, dovranno essere trovati fuori regione, con ulteriori aggravi economici per la raccolta e il trasporto.

Nel 2013,  tremila ottocento famiglie genovesi hanno chiesto lo sconto per il compostaggio.

Aspetto con ansia i dati aggiornati.

E per tutti quelli che hanno un bel balcone fiorito e volessero imparare le semplici regole per compostare senza litigare con il vicicno di casa  qui troverete tutte le istruzioni per un buon compostaggio sul balcone.

Per tutti quelli che vogliono imparare a compostare e a compostare meglio consiglio il mio "Corso di Compostaggio Domestico in Campagna e in città" arrivato alla sesta edizione.






Sullo stesso argomento:
- Progetto pilota compostaggio sul balcone
- E Genova finalmente si "composta bene" 
- Il compostaggio domestico meglio dell'incenerimento: parola dei danesi 
- Decalogo del buon compostatore condominiale

sabato 21 febbraio 2015

Stoccolma avanti tutta a biometano, a seguire Napoli e Genova.


I primi autobus a biogas, o meglio a metano rinnovabile, hanno cominciato a circolare per Stoccolma nel 2004.

La prima flotta ad energia rinnovabile era composta da 51 autobus, a servizio del centro di Stoccolma e il metano rinnovabile era fornito dalla locale società per la depurazione dell'acqua.

In questo modo, oltre a restituire al mar Baltico acqua pulita, si è pensato bene di trattare le migliaia di tonnellate di fanghi residuali al trattamento delle acque fognarie, prodotte dagli 800.000 abitanti di Stoccolma, con una speciale tecnica biologica (digestione anaerobica) che, grazie all'azione di particolari batteri, trasforma parte di questi fanghi in una miscela di anidride carbonica e metano, chiamata biogas.

Con tecniche opportune si riduce la concentrazione di anidride carbonica e di altri composti minori, quali i composti organici solforati che possono creare problemi nella fase di utilizzo e il metano fresco di giornata  (ci vogliono circa 30 giorni di trattamento biologico per trasformare i fanghi in metano) messo in pressione, viene fatto viaggiare per qualche chilometro fino a raggiungere la stazione degli autobus, dove viene immesso nei serbatoi degli automezzi.

Nel 2012 gli autobus alimentati a metano rinnovabile, a servizio della grande Stoccolma, erano 259 (il 14% dell'intero parco di trasporto pubblico di Stoccolma) tutti alimentati con il metano prodotto dai fanghi di tre impianti per il trattamento delle acque, in grado di produrre annualmente 9 milioni di metri cubi di metano, tutti utilizzati per il trasporto pubblico.

Poichè il metano ha sostituito il gasolio, le emissioni inquinanti prodotte dal trasporto pubblico si sono fortemente ridotte, a beneficio dei polmoni degli abitanti: nel 2011, grazie alla sostituzione del gasolio con il metano, nell'aria di Stoccolma ci sono state 450 tonnellate in meno di ossidi di azoto e 7 tonnellate in meno di polveri sottili.

Un altro vantaggio del metano rinnovabile è la silenziosità dei motori che lo utilizzano, un ulteriore fattore a favore del miglioramento della qualità della vita.

A distanza di un decennio dall'aviio di questa sperimentazione si possono tirare le somme, superati alcuni piccoli problemi tecnici all'avvio, il metano rinnovabile è stato promosso ai massimi voti, anche per quanto riguarda i costi e l'esperienza svedese sta suscitando grandi interessi , con numerose delegazioni di paesi stranieri (Cina, Giappone, Sud Corea) che vengono a vedere da vicino.

Un modello che presto anche Napoli e Genova, per le scelte fatte dalle loro amministrazione, potrebbero adottare.

Sullo stesso argomento in questo Blog

- Biogas da rischio temuto a vera opportunità
- Chi ha paura di fanghi e biogas? 
- Il biometano ci potrebbe dare una mano 
- Biometano tedesco
- La digestione recupera materia (un pò meno del compostaggio) 
- Biogas domestico
- A Capalbio la centrale a biogas non s'ha da fare
- Una centrale elettrica a Genova Cornigliano?
- Renzi e il fondo del barile
- Valutazione del Ciclo di Vita (LCA) applicato a Compostaggio, Digestione Anaerobica,  
  Incenerimento. II parte. 

venerdì 20 febbraio 2015

I bio-caminetti inquinano. Dalla Germania arrivano finalmente le prove.



Il 30 novembre del 2007, dopo aver visto su La Repubblica la pubblicità di un caminetto senza canna fumaria, alimentato con bioetanolo ho scritto un post sul mio Blog, ipotizzando una pericolosa bio bufala.

Nel post avvertivo i potenziali acquirenti dei pericoli per la qualità dell'aria degli appartamenti che avrebbero ospitato questi caminetti.

Il post ha aperto un grande dibattito pubblico sull'argomento e ancora oggi riceve molte visite con 55.965 contatti.

A distanza di sette anni, le mie ipotesi sono state confermate: i biocaminetti inquinano e sono una fonte di rischio per la salute.

Queste affermazioni  derivano da una ricerca del Fraunhofer Institute per la ricerca sul legno.

La ricerca è stata pubblicata nel 2014 e per realizzarla è stata utilizzata una stanza di 48 metri cubi, con pareti, soffitto e pavimenti in acciaio.

L'uso di questo metallo è motivato dal fatto di non interferire con gli inquinanti emessi durante la combustione che pareti di altro materiale potrebbero assorbire e/o rilasciare.

In questa stanza sono stati accessi quattro diversi modelli di bio caminetti, utilizando bioetanolo di nove marche diverse, compreso un gel di questo composto.

Nel corso della combustione speciali sonde hanno effttuato prelievi dell'aria all'interno della stanza e misurata la concentrazione dei composti che si formano  durante ogni combustione, oltre all'anidride carbonica, il biossido di azoto, le polveri sottili e la formaldeide.

In questa prova tutti i quattro caminetti, una volta accesi hanno riempito la stanza di ossidi di azoto a concentrazioni maggiori dello standard di qualità ammesso all'interno delle abitazioni e pari a 0,35 milligrammi per metro cubo di aria. In un caso si sono raggiunti ben 2,7 milligrammi per metro cubo.

I fumi prodotta dai caminetti a bioetanolo hanno sforato anche il limite fissato per la formaldeide (0,1 parti per milione) con un valore massimo di 0,45 parti per milione.

Anche l'anidride carbonica, inevitabile prodotto di tutte le combustioni, è aumentato dopo che i caminetti erano stati accesi e in un caso si sono raggiunti 6.000 parti per milione, a fronte dei 1000 parti per milione, considerato accettabile all'interno delle abitazioni.

Le conclusioni dello studio sono che senza alcun dubbio i caminetti alimentati a bioetanolo sono un'importante fonte d'inquinamento  e una potenziale fonte di rischio per la salute.

Queste valutazioni si riferiscono ad un uso in ambiente domestici di piccole dimensioni, senza canna fumaria e con limitata ventilazione.

Ora anche i più scettici dei miei lettori sono ufficialmente avvertiti.

State lontani dalle bio-bufale!

mercoledì 11 febbraio 2015

Quanto si guadagna con la differenziata



Bogliasco, un paesino di cinquemila anime sulla riviera ligure, un discreto flusso di bagnanti genovesi in estate  e, dal 2012, un regime di raccolta porta a porta e di prossimità dei materiali post consumo (ex-rifiuti) prodotti dai suoi abitanti che, nel 2013, ha fatto registrare il 67,2% di raccolta differenziata.

Un buon risultato che l'amministrazione comunale, stranamente, sottovaluta.

Ancora molti bogliaschini ignorano che, grazie al senso civico dei più, il Comune ha ricevuto un premio in danaro dalla Regione Liguria, per aver raggiunto questo obiettivo, insieme a soli altri dieci comuni, su un totale di 231 in tutta la Liguria.

Gli stessi bogliaschini ignorano che il tempo da loro dedicato alla separazione di carta, vetro, organico ... ha fatto guadagnare al Comune un bel pò di soldi.

Per scoprire quanti, sono dovuto andare in Comune, insieme alla Consigliera di SEL che aveva presentato una apposita interrogazione.

Durante l'incontro, con la responsabile del settore e il vicesindaco, scopro che il Comune di Bogliasco ha la convenzione con il Consorzio Nazionale Imballaggi, grazie al quale riceve del danaro dalle piattaforme che recuperano i vari materiali che differenziamo a casa e inseriamo negli appositi sacchetti e contenitori.

E questi sono i denari (euro) che il Comune riceve per ogni tonnellata di materiale separato dai suoi abitanti, a fianco le tonnellate differenziate nel 2013 e il corrispondente ricavo.

                     €/ton              ton          ricavo €

carta               50                270            13.500
vetro                 7               183               1.283
metalli          220                 15               3.300
oli                 180               0,68                 122
batterie          550               0,60                 330

Conti alla mano, la differenziata ha portato nelle casse del Comune 18.535 € .

E' una cifra discreta, pari al 2,4% del costo dell'intero servizio di igiene urbana, comprensivo di spazzamento strade, diserbo, campagne di comunicazione...

Se poi il confronto si fa con il solo costo della raccolta e il trasporto dei Materiali Post Consumo, 254.000 euro, l'entità della voce in entrata, dovuta alla vendita dei materiali raccolti rafforza la novità della rivoluzione in atto.

Bogliasco, con il Porta a Porta, la realizzazione di un isola ecologica, la differenziazione di 15 diversi materiali di scarto e la vendita delle frazioni più pregiate, copre il 7,3% dei costi fissi di raccolta e trasporto.

Ma si può fare di più.

Forse avete notato che nell'elenco dei ricavi mancano gli imballaggi in plastica.

Il motivo è che non è stata trovata la piattaforma in grado di separare la plastica dalle lattine in alluminio e in ferro, che attualmente si raccolgono tutti insieme, nello stesso contenitore giallo.

Morale della favola, le 173 tonnellate di plastiche miste e metalli separate dai bogliaschini ci costano 60 €  a tonnellata (totale spesa 10.380 €) e probabilmente vanno ad alimentare qualche inceneritore del Nord.

In questa scelta c'è qualche cosa che non va, in quanto il contributo che il CONAI da alla plastica differenziata ammonta a 140 € a tonnellata.

Insomma se le cose fossero fatte al meglio, anche qui, grazie alla differenziazione di imballaggi in plastica e lattine, invece di un costo, ci sarebbe un buon ricavo.

Per evitare questo costo sarebbe opportuno verificare il bilancio economico che si avrebbe se questi nostri scarti di plastica e metalli differenziati venissero conferiti alla nuova  piattaforma che AMIU ha realizzato a Genova e che, dal contenitore giallo, separa alluminio, acciaio, plastiche miste.

Dalle informazioni ricevute, anche se la qualità della plastica, come probabilmente è, fosse molto bassa, il suo trattamento non ci costerebbe nulla. 

Inoltre, grazie a questa piattaforma di pretrattamento, anche alluminio ed acciaio potrebbero essere immessi sul mercato del riciclo, spuntando prezzi molto interessanti.

Dobbiamo pero riconoscere che la qualità della raccolta differenziata dei bogliaschini, a causa di errati conferimenti, non è elevatissima e i carichi di materiali differenziati gravemente fuori specifiche (con elevata presenza di rifiuti indifferenziati) che si sono dovuti portare in discarica ci sono costati, nel 2013, ben 30.000 euro.

E in questo caso, a bilancio bisogna mettere anche il corrispondente mancato ricavo.

Si può dire che questo è il costo del menefreghismo di pochi: chi per pigrizia fisica e mentale non fa la differenziata danneggia economicamente se stesso, e tutti quelli che la differenziata la fanno.

Analisi merceologiche sul contenuto dei cassonetti per verificare quali siano gli errori di conferimento più frequenti, adeguate campagne informative anche tramite la consegna dei bollettini per il pagamento della Tari, qualche controllo in più e anche qualche buona multa, ben pubblicizzata, dovrebbe ridurre questo grave spreco di denaro e di risorse.

Infine segnialiamo che i bogliaschini hanno consegnato all'isola ecologica 108 tonnellate di sfalci e potature che ci sono costate, per il loro smaltimento, 8.100 €. 

Gran parte di questo denaro potrebbe essere risparmiato se gli sfalci fossero compostati in un piccolo angolo del giardino o delle fasce che li hanno prodotti e se le potature, sminuzzate con una buona cippatrice, fossero rimaste nei giardini come pacciamatura e/o strutturante per il compostaggio.

E questo argomento ( gestione ottimale delle frazioni organiche) sarà oggetto dei mie prossimi interventi in materia, a cominciare da miei Corsi di compostaggio domestico in paese e nelle frazioni.

E, ovviamente il mio ruolo di docente sarà a titolo gratuito, nell'ambito delle attività di volontariato che il comune di Bogliasco ha promosso.

Vi terrò aggiornati.