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giovedì 19 gennaio 2017

Riapre la centrale a carbone di Genova e il Sindaco tace.



A causa di una minore importazione di elettricità dalla Francia, alle prese con la manutenzione straordinaria di alcune sue centrali nucleari, il Ministero per lo Sviluppo Economico ha chiesto a Terna di riaccendere la centrale a carbone di Genova, centrale che, a partire dal 2017, era già destinata alla chiusura definitiva, a causa della sua vetustà e del peso del suo inquinamento sulla qualità dell’aria della città di Genova.

Sarebbe interessante sapere se, prima di prendere questa decisione, il Ministro allo Sviluppo abbia chiesto il parere dei colleghi del ministero dell’Ambiente e della Salute.

Sarebbe stato il caso, in quanto la riaccensione dell’impianto, nel corso dei successivi 12 mesi, immetterà nell’atmosfera genovese 553 tonnellate di anidride solforosa, 604 tonnellate di ossidi diazoto e 6 tonnellate di polveri: inquinanti che, con i venti di mare, finiranno sulla città, in particolare sui quartieri di fronte al porto (Oregina, Lagaccio, Sampierdarena ) e nei polmoni di chi vi abita.

Il ministro dell’Ambiente avrebbe potuto ricordare al ministro allo Sviluppo che, anche a causa del cronico inquinamento dell'aria genovese, l’Italia è in infrazione da parte dell’Unione Europea per il mancato rispetto degli obiettivi di qualità dell’aria e che, ovviamente, la riaccensione della centrale avrebbe aggravato la nostra posizione.

Forse poteva essere inutile sentire il ministro Lorenzin, in quanto il ministro alla Salute degli Italiani sembra ignorare i danni sanitari prodotti dall’inquinamento dell’aria, ma visto che la centrale produce oltre il 7% degli ossidi di azoto che impattano su Genova, con la sua chiusura ci eravamo risparmiati un po’ di ricoveri d’urgenza per problemi cardio-circolatori e respiratori: un piccolo beneficio che la scelta di riaprire la centrale di Genova vanifica.

Quello che stupisce in questa vicenda è il silenzio del Sindaco Doria, massima autorità a tutela della salute pubblica, alle prese con il cronico inquinamento da ossidi di azoto, sempre superiore ai limiti di legge.

E’ il caso di ricordargli che la riapertura della centrale produrrà una quantità di ossidi di azoto oltre dieci volte superiore a quella prodotta da tutti i motocicli circolanti in città, comprese alcune migliaia di vecchie “vespe”, vittime delle inutili norme anti inquinamento che la Giunta ha proposto, tanto per far vedere che fanno qualche cosa contro l’inquinamento.

lunedì 16 gennaio 2017

Botti di Capodanno e code al Pronto Soccorso

Fig 1 Concentrazioni giornaliere di PM10 in provincia di Napoli 1 gennaio 2017

Il nuovo anno è cominciato con altissime concentrazioni di polveri sottili in gran parte di Italia, certamente attribuibili alla tradizione di "botti", petardi, fuochi di artificio.

In base ai dati forniti dalle centraline in funzione (vedi Fig 1), il record nazionale spetta al paese di San Vitaliano che ospita una delle centraline della rete di monitoraggio campana.

Dalle ore ventiquattro del 31 dicembre 2016 e per tutte le successive ventiquattro ore, a San Vitaliano si sono registrati 392 microgrammi di polveri sottili, PM10, per metro cubo d'aria ( 392 ug/m3)

Per la cronaca, il 30 dicembre a San Vitaliano le PM10 erano a 27 ug/m3, quindi ampiamente al di sotto del livello di guardia di 50 ug/m3.

Dopo la notte dei botti, ci sono voluti quattro giorni per far  rientrare la qualità dell'aria di San Vitaliano nei limiti di legge: 2 gennaio: 89 ug/m3; 3 gennaio: 80 ug/m3; 4 gennaio: 74 ug/m3; 5 gennaio: 46 ug/m3.

Solo il 6 gennaio l'effetto "botti"sembra definitivamente superato, con soli 10 ug/m3 di PM10, forse anche merito dei freddi venti provenienti dalla Siberia che hanno portato la neve al Sud.

San Vitaliano dista circa tre chilometri da Nola e non dubitiamo che anche in questa città, la notte di capodanno "botti" e petardi e relativi fumi carichi di polveri sottili l'abbiano fatta da padroni.

Il sette gennaio il Pronto Soccorso di Nola si riempie di pazienti e in mancanza di letti liberi e barelle alcuni di loro ricevono soccorso sdraiati per terra; il 9 gennaio la drammatica fotografia è su tutti i giornali.
6 gennaio 2017: Pronto Soccorso di Nola (NA)
 La responsabilità del fatto è scaricata sui medici, ma nessuno collega l'anomala affluenza di pazienti con il pesante inquinamento dei giorni prima a causa dei festeggiamenti insieme alla cronica pessima qualità dell'aria di questo pezzo di Campania.

Eppure esiste un' ampia documentazione che ha verificato un aumento significativo di ricoveri ospedalieri d'urgenza, nei giorni immediatamente successivi a picchi di inquinamento da polveri sottili, anche nettamente inferiori a quelli che si sono registrati nel nolano dopo capodanno.

Uno di questi studi viene dalla Svizzera: "Analisi dell'impatto dell'inquinamento da polveri sottili (PM10) sui ricoveri urgenti negli anni 2001-2006."

In sintesi, un aumento di 50 ug/m3 di polveri sottili per due giorni consecutivi comporta un aumento dei ricoveri di urgenza per problemi cardiovascolari del 3 %.

E per cause respiratorio, in prevalenze infettive,  anche dopo sette giorni dal picco delle polveri, il ricovero di urgenza di anziani (più di 65 anni) aumenta del 10 %.

Questo per la Svizzera, con 50 microgrammi di polveri superiori alla norma,  dalle parti di Nola, a causa di botti, tric trac, bombe di maradona... l'aumento di PM10 è stato di oltre 350 microgrammi




lunedì 2 gennaio 2017

I "botti" di capodanno fanno male all'aria: PM10 alle stelle



Quest'anno un centinaio di sindaci hanno emanato ordinanze per vietare o quantomeno limitare, nelle loro città, l'uso di "botti" e di fuochi di artificio per festeggiare il nuovo anno.

I motivi addotti sono stati i più vari: possibili danni a persone o cose, rischi di incendi, stress di cani e gatti spaventati dalle esplisioni

La vaghezza di questi motivi hanno permesso, all' associazione che riunisce i produttori di fuochi di artificio, di fare un esemplare ricorso al TAR del Lazio, avverso all'ordinanza della Sindaca di Roma, ottenendone la sospensiva.

Per quanto ne sappia, nessun Sindaco ha motivato la sua ordinanza "anti botti" con l'unico motivo serio, che rientra ampliamente nelle prerogative del Sindaco, quale massima autorità preposta alla tutela della salute pubblica: la tutela della qualità dell'aria della propria città e quindi della salute dei sui concittadini.

Esiste un'ampia letteratura scientifica che documenta come gli spettacoli pirotecnici provocano un pesante inquinamento dell'aria, in particolare dovuto alla produzione di polveri fini (PM10, PM2,5) e nanopolveri.

Una ricerca che ci può interessare da vicino è quella fatta a Milano, dal 9 al 10 luglio del 2006, con l'Italia campione del mondo vincitrice della coppa FIFA, nel corso dei festeggiamenti in cui i fuochi di artificio ufficiali e quelli "sparati" dei tifosi festanti furono l'elemento dominante.

Lo studio, in base alla specifica composizione chimica dei fumi che si liberano durante i fuochi di artificio, fu in grado di stimare che, nel corso dei festeggiamenti, circa la metà dell polveri sottili, campionate a qualche chilometro dal sito dello spettacolo, presso l'Università di Milano, erano state prodotte dai fuochi pirotecnici, con una concentrazione media nell'aria, dall'avvio dei festeggiamenti e per le successive 24 ore, pari a 33,6 microgrammi per metro cubo d'aria.

Quindi complessivamente, a causa dei fuochi artificiali, quel giorno Milano registrò una concentrazione di polveri sottili (PM10) di circa 67 microgrammi per metro cubo, superiore al limite giornaliero di 50 microgrammi per metro cubo.

Nella stessa Milano a causa dei fuochi d'artificio che hanno festeggiato la fine del 2016, è andato decisamente peggio: presso la centralina di via Pascal, nella città degli studi, la media di polveri sottili, prelevate dalla mezzanotte del 31 dicembre alla mezzanotte del 1 gennaio, ha fatto registrare un valore di 152 microgrammi per metro cubo, decisamente fuori norma, come pure fuori norma, ma più basse, le misure di PM10 effettuate nello stesso sito il 30 e il 31 dicembre 2016, rispettivamente pari a 78 e 81 microgrammi per metro cubo.
Quindi anche questa volta i fuochi d'artificio hanno raddoppiato l'inquinamento "di fondo" della città.

A Roma la situazione nelle 24 ore successive a capodanno è stata migliore, rispetto a Milano:  94 microgrammi per metro cubo in via Tiburtina, a fronte di 33 e 70 microgrammi per metro cubo, registrati in questo sito, rispettivamente il 30 e il 31 dicembre.
Ma anche a Roma, i fuochi hanno, in modo rilevante, peggiorato la qualità dell'aria e iniziato l'anno nuovo con una giornata con concentrazioni di PM10 superiore al limite di legge

A Napoli, il 29 e il 30 dicembre, le concentrazioni di PM10 (media giornaliera), presso le cinque centraline in funzione,  erano tra i 14 e i 25 microgrammi per metro cubo: quindi ampiamente al di sotto dei limiti di legge di 50 microgrammi per metro cubo.

Il 31 dicembre a Napoli, devono essere cominciate le prove generali dei "botti", in quanto le concentrazioni di PM10, nel corso della giornata sono rapidamente aumentate, con un massimo di 67 microgrammi/m3 presso il sito Ferrovie.

Quando, a mezzanotte del 31 dicembre, a Napoli si è scatenato il putiferio, l'unica centralina che ha fatto registrare dei dati, per tutte le 24 ore successive, è stata quella dell' Osservatorio astronomico,  con una media giornaliera di PM10, durante tutto il  primo gennaio di 80 microgrammi /m3.

Tutte le altre quattro centraline di Napoli, sul sito dell'Agenzia Regionale per l'Ambiente Campana,  segnalavano "Dati Non Validabili".

Il 2 gennaio, quattro delle centraline, esclusa quella dell'Ospedale Santo Bono, riprendono a fornire dati sulle concentrazioni giornaliere di PM10: via Argine, 198 ug/m3; Ferrovia, 55 ug/m3; Museo Nazionale, 42 ug/m3, Osservatorio astronomico, 35 ug/m3.

Il 3 gennaio, sempre a Napoli, quattro centraline riprendono a  misurare le PM10, tutte ampiamente nei limiti, tra 16 e 26 ug/m3. Solo la centralina di via Argine fornisce dati non validabili.

Cosa sia successo alle centraline di Napoli tra l'uno e il due gennaio, non è dato sapere, ma viste le riprese video del capodanno napoletano non è escluso che i sistemi di misura, a causa della grande quantità di polveri prodotte dai fuochi, siano andati in "tilt", saturati dalla grande quantità di polveri prodotte dai fuochi pirotecnici.

Il sito dell' ARPAC per il 1 gennaio riporta altri dati, a dir poco sorprendenti,  di PM10 registrate presso paesi in provincia di Napoli: 392 microgrammi /m3 a S. Vitaliano, presso la scuola Marconi e 308 microgrammi ad Aversa, presso la scuola Cirillo.

Mentre le centraline di Napoli, gestite dall'ARPAC, la notte di capodanno sono andate in tilt, hanno regolarmente funzionato quelle gestite dal CNR di Napoli .

Le misure di PM 10 registrate in continuo presso la centralina posizionata nei pressi del porto di Napoli i giorni di fine anno, sono mostrate nella Figura 1.
Fig.1 Concentrazioni PM10 nel porto di Napoli dal 30-12- 2016 al 1/1/2017

E' evidente il pesante effetto prodotto dai botti che ha fatto registrare concentrazioni massime di  polveri sottili (PM10) pari a 500 microgrammi per metro cubo, con contaminazione dell'aria protrattasi per diverse ore.

La figura 2 riporta le stesse misure effettuate, l'anno precedente  a Napoli, nel corso del fine anno del 2015 presso il sito di S. Marcellino.

In quest'occasione le concentrazioni massime di PM10  hanno raggiunto circa 300 microgrammi per metro cubo.
Fig. 2 Concentrazioni PM10 a Napoli (S. Marcellino) capodanno 2015


Ricordo che il limite massimo giornaliero per le PM10 è di 50 microgrammi /m3 e i valori segnalati da ARPAC sono la media di 24 ore di misura a partire dalla mezzanotte.

Tutto sommato molto più tranquilla la situazione del capodanno genovese.
Anche nel capoluogo ligure, nonostante l'invito del Sindaco, si sono sparati un bel pò di botti, con qualche principio di incendio qua e la, ma evidentemente se ne è fatto un uso sobrio in quanto l'ARPAL, lungo corso Buenos Aires, nel centro città, dopo la mezzanotte ha registrato un picco di 179 microgrammi/m3, da mezzanotte all'una, scesi a 46 microgrammi nell'ora successiva, per poi portarsi ai valori tranquilli dei giorni precedenti, compresi tra 21 e 23 microgrammi/m3.
Alla fine della giornata le due centraline in funzione ( C.So Buenos Aires e Multedo) facevano registrare medie giornaliere di PM10 di tutta tranquillità: 23 e 24 microgrammi/ m3.

In attesa di chiarire quali concentrazioni si siano realmente  raggiunte a Napoli e nel resto della regione, il primo gennaio e i giorni successivi, mi permetto di suggerire di tenere sotto controllo l'andamento dei ricoveri ospedalieri di bambini ed anziani nei prossimi giorni nelle località dove i festeggiamenti di fine anno hanno visto il maggior uso di botti e fuochi d'artificio.

Degli effetti sulla salute di fenomeni acuti di iquinamento come quelli misurati  a capodanno in molte città italiane, ne parleremo nel prossimo post.