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domenica 16 agosto 2015

Il decreto "Sblocca Italia " è un attacco al clima, ma Renzi non lo sa.





Il 12 agosto, una ennesima alluvione lampo ha coperto di fango Corignano Calabro.

Pochi dubbi sulle cause dell'intensità del fenomeno: da 200 a 300 millimetri di pioggia caduti in poche ore.

Il papa Francesco, il presidente Obama, il governo cinese, l'Unione Europea sono ormai sicuri che eventi calamitosi come questo siano dovuti ai  cambiamenti climatici e che questi cambiamenti siano, a loro volta, indotti dall'effetto serra dell'anidride carbonica che si libera in atmosfera con la combustione di rifiuti, carbone, petrolio, gas naturale e loro derivati (plastiche, tessuti sintetici), con la deforestazione, come pure dall'attività di ricerca, estrazione e raffinazione di petrolio e gas.

A riguardo, il presidente Obama  si è spinto ad affermare che, per evitare danni maggiori al suo paese e al mondo intero è opportuno cominciare a pensare che sia molto meglio che i combustibili fossili non ancora sfruttati, in particolare il carbone, continuino a starsene nelle viscere della Terra.

A quanto pare, queste informazioni non fanno parte del bagaglio culturale del nostro primo ministro Renzi e dei membri del suo governo che, approvando il Decreto denominato "Sblocca Italia", di fatto hanno sbloccato contemporaneamente due importanti fonti di emissione di gas serra, quelli prodotti annualmente dalla combustione di 2,5 milioni di tonnellate di  rifiuti in 12 nuovi inceneritori e quelli prodotti dalla messa in funzione di diverse decine di pozzi petroliferi nell'entroterra e lungo i nostri litorali e dal petrolio e gas che questi pozzi estrarranno per una decina di anni.





Il decreto prevede che, a regime, dai nuovi pozzi italiani si possano estrarre 3,3 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (petrolio + gas) all'anno.

A parte che, a conti fatti, è ben poca cosa, il 2%,  rispetto ai nostri attuali consumi energetici (172 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio consumati in Italia nel 2010), questa scelta, oltre ad aumentare il rischio di diversi impatti ambientali (subsidenza delle coste, inquinamento da normale attività e da eventi accidentali) aumenterà il rischio di eventi meteorici estremi.

Infatti, durante l'estrazione si liberano in atmosfera gas clima-alteranti.

In base a stime fatte su pozzi europei, ogni tonnellata equivalente di petrolio e gas estratti si immettono in atmosfera, sotto forma di gas serra, l'equivalente di 130 kg di anidride carbonica.

Pertanto l'estrazione, ogni anno,  immetterà in atmosfera  0,4 milioni di tonnellate di anidride carbonica.

Ovviamente, i combustibili estratti saranno utilizzati a fini energetici e, in questo modo, ogni anno produrranno 8,8 milioni di tonnellate equivalenti di anidride carbonica.

Complessivamente 9,2 milioni di tonnellate di gas clima-alteranti all'anno, per la decina di anni che si stima come tempo di coltivazione dei nuovi pozzi.

Quindi, dopo solo dieci anni avremo raschiato tutto il fondo del notro "barile" e immesso in atmosfera 9,2 milioni di tonnellate di anidride carbonica che, per decine di anni a venire (il tempo necessario per la loro progressiva riduzione) contribuiranno ad aumentare la quantità di energia solare trattenuta da aria, acqua, rocce del nostro Pianeta.

Ci sono poi i 12 nuovi inceneritori, una scelta molto più impattante sull'ambiente, rispetto alle scelte veramente strategiche per una innovativa gestione dei rifiuti, rappresentate dal riciclo e il compostaggio.

In base ai fattori di emissione degli inceneritori tedeschi, "termovalorizzando" una tonnellata di scarti urbani si  immettono in atmosfera  circa 1,2  tonnellate di anidride carbonica.

Se i nuovi 12 inceneritori avessero le stesse prestazioni di quelli tedeschi, con la loro entrata in funzione e la combustione di 2,5 milioni di tonnellate di rifiuti, il nostro Paese aumenterà le sue emissioni di gas clima-alteranti di 3 milioni di tonnellate all'anno di cui, fino al  70% potrebbe essere di origine fossile (plastiche, tessuti sintetici, gomme...).

Con le nuove trivelle e i nuovi inceneritori, complessivamente, il decreto " Sblocca Italia" produrrà un aumento delle nostre emissioni clima-alteranti stimabile intorno a 12 milioni di tonnellate all'anno.

Nel 2012 il nostro Paese ha immesso in atmosfera 460 milioni di tonnellate di gas clima-alteranti.

Quindi il Decreto " Salva Italia" comporterà un aumento del 2% di queste emissioni, in pieno contrasto con il nostro impegno con l' UE  e l'accordo di Kioto di ridurre del 6,5 % le nostre emissioni di CO2, rispetto ai valori del 2008.

Vedremo se e come Renzi si giustificherà con l' Europa, quando ci verranno a chiedere il conto.

Alla UE e agli Italiani piacerebbe sapere per quale motivo questo governo del "fare" non ha considerato strategico per lo sviluppo durevole del Paese l'efficenza energetica di tutti gli edifici pubblici e privati, la diffusione di pannelli solari e fotovoltaici sui tetti, la mobilità collettiva su ferro, la trasformazione degli scarti organici in biometano da immettere nella rete, la riduzione della produzione di rifiuti con l'obbligo del "vuoto a rendere",  la raccolta Porta a Porta dei nostri materiali post consumo e la tariffazione puntuale, il riciclo dei materiali raccolti.

Sullo stesso argomento:

- Trivelle per tutti: il raschia barile dello "sblocca Italia"
- La Svezia costretta ad importare rifiuti per non stare al freddo







martedì 11 agosto 2015

Nel Paese del Sole meglio i pannolini lavabili (II^ parte)

Nella prima parte di questo post abbiamo appurato che i pannolini lavabili permettono un'interessante risparmio di denaro, rispetto a quelli "usa e getta".

Ora andremo a vedere quali sono gli impatti ambientali di questi due diversi sistemi che, per i loro primi 30 mesi di vita, devono aiutarci a tener puliti i nostri neonati.

Grazie agli studi condotti da DEFRA, il ministero dell' ambiente della Gran Bretagna, siano in grado di fornire dati su quanto pesa sull'ambiente  la produzione, l'uso e l' eventuale smaltimento  smaltimento dei pannolini lavabili e di quelli "usa e getta".

Anche se le mamme ( e i papà) sono più interessati a tenere puliti e senza arrossamenti i loro pargoletti, il tema della salvaguardia delle risorse del Pianeta non è secondario nel determinare le loro scelte.

Di questo si sono resi conto anche le ditte che producono pannolini "usa e getta" che, oltre a mettere sul mercato pannolini  in grado di far fronte a pupù liquida e di tenere asciutto il sederino del bebè, hanno investito in studi e ricerche per ridurre il peso dei loro pannolini.
E' evidente l'obiettivo di dare una risposta alla fondata critica che rimarca come i pannolini "usa e getta" siano una importante causa dell'aumento della produzione di rifiuti e di uso di risorse non rinnovabili.

In sintesi, la fabbricazione e l'utilizzo di un pannolino monouso genera impatti nel corso di estrazione e raffinazione del petrolio, nella sintesi dei polimeri presenti nella confezione, nel trasporto, raccolta e smaltimento finale (discarica, inceneritore). E ovviamente il peso ambientale di un singolo pannolino, così calcolato,  deve essere moltiplicato per tutti i pannolini che servono fino al momento liberatorio in cui i bambini scoprono il vasino ed impararano ad usarlo.

Nel caso dei pannolini lavabili, gli impatti cominciano dalla coltivazione del cotone necessario per confezionare la parte assorbente del pannolino, compresi i relativi consumi di acqua,  proseguono nel stimare quanti inquinanti si immettono nell'ambiente per produrre l'elettricità e i detergenti per lavare ed eventualmente asciugare i pannolini.

Questa complessa valutazione si chiama Analisi del Ciclo di Vita ( in inglese Life Cycle Assesment - LCA).

Vediamo ora i risultati della LCA, con l'avvertenza che questa stima vale per il mondo anglosassone  e si riferisce al tipo di  pannolisi in uso in questo paese nei primi anni del 2000  (lo studio è stato pubblicato nel 2008) come pure al mix di fonti energetiche utilizzate in quel periodo in Inghilterra per produrre elettricità (carbone, gas, nucleare, eolico...).

I dati si riferiscono al periodo che va dalla nascita al trentesimo anno di vita, e comprende  lo smaltimento del pannolino e del suo contenuto (feci ed urine).

 Nel caso dei pannolini lavabili riportiano, per brevità, gli impatti stimati  quando si usa una lavatrice ad alta efficenza energetica, a pieno carico con lavaggio a 60°C, asciugatura con il Sole e riuso dei pannolini per il secondogenito.

Sempre per brevità riportiamo due dei possibili impatti ambientale: l'emissioni di sostanze responsabili dell'acidificazione delle piogge ( anidride solforasa e composti equivalenti e gas responsabili dei cambiamenti climatici ( anidride carbonica e composti equivalenti quali il metano).
                                
                                                                                           Usa e getta                  Lavabili
  • Acidificazione     (kg anidride solforosa eq.)                3,4                            1,3
  • Gas clima alteranti (kg anidride carbonica eq.)            570                           342

Come si può vedere i genitori anglosassoni che hanno optato per i pannolini lavabili e per scelte a favore di risparmi energetici (compreso un secondo figlio) , possono affermare che i loro bimbi hanno cominciato la loro vita con un piede più leggero, rispetto alla loro impronta sulle risorse rinnovabili del Pianeta.

Per i genitori italiani, occorrerebbero stime ad hoc, ma certamente la maggiore facilità nel nostro Paese ad utilizzare l'energia diretta del Sole  per asciugare i pannolini depone a favore di quest'ultimi.




domenica 9 agosto 2015

Nel Paese del Sole meglio i pannolini lavabili (I^ parte)


Per avvicinarci agli obiettivi di raccolta differenziata (65%) e alla riduzione della produzione pro capite di Materiali Post Consumo (dagli attuali 550 chili all'anno ai possibili 100 chili a testa) diversi "comuni virtuosi" hanno attivato lodevoli iniziative quali una sostanziale riduzione sulla Tassa Rifiuti a favore delle famiglie che documentano l'uso di pannolini lavabili a servizio dei loro piccoli.

Sulla rete c'è qualcuno che bolla come demagogici provvedimenti come questi, contestandone il reale valore a favore del risparmio energetico e della qualità ambientale.

Per derimere la questione, con questo post ( e quello successivo)  fornirò alcuni dati provenienti da fonti qualificate e senza conflitti di interesse.

Per cominciare, qualche numero di riferimento è senz'altro necessario.

Nei primi suoi 2,5 anni ( 30 mesi) di vita un bambino ha mediamente bisogno di 4,16 ricambi al  giorno.

Se i genitori scelgono i comodi pannolini "usa e getta", prima che il bambino raggiunga l'autonomia, si dovranno acquistare e smaltire dai 4.500 a 5.000 pannolini che, tutto compreso, avranno il peso di almeno 1.000 chili.

Pannolini a confronto: "usa e getta" versus "lavabili".

Per ridurre significativamente questa enorme quantità di rifiuti, di complessa e non facile gestione, da qualche anno, i neo genitori hanno l'alternativa di scegliere appositi pannolini lavabili.

Ne esistono vari modelli e la figura che segue, spiega il loro funzionamento.

Come si usano i pannolini lavabili
In una mutandina  impermeabile, ma traspirante, si inserisce un pannolino di cotone e una sottile garza fatto di materiale biodegradabile, con il compito di trattenere le feci.

Dopo una cacca o una pipì,  la garza si butta nel water, il  pannolino sporco e , se il caso,  la mutandina, si raccolgono, se si vuole si mettono in ammollo,  e quando il carico per un lavaggio è raggiunto si mette il tutto in lavatrice.

Una volta asciugati, mutandina e pannolini si possono riutilizzare.

Con questo sistema occorre avere a disposizione, e comprare, solo un certo numero (una ventina) di rmutandine e pannolini da usare  tra un lavaggio e l'altro e le garze "usa e getta", con una notevole  riduzione di volume e peso dei rifiuti.

E' evidente che i pannolini lavabili non vanno a pesare sulla raccolta e sullo smaltimento dei rifiuti urbani mentre aumentano il carico di sostanze organiche da trattare nelle acque reflue afferenti ai depuratori.

Per venire incontro alle vostre eventuali curiosità, in base ad alcuni studi, nei suoi primi tre mesi un bambino produce 83 grammi al giorno di cacca che diventano 110 grammi al giorno  nel periodo successivo (da 3 mesi a 2,5 anni ) con una "produzione"  totale, al compimento di 2,5 anni di età di 97,9 chili.

Per quanto riguarda la pipi la produzione complessiva nei primi sei mesi di vita ammonta a 81,8 litri, che diventano complessivamente 633,4 litri, una volta raggiunti i 30 mesi di vita.

A sfavore dei pannolini lavabili c'è  il consumo e i costi di acqua, detersivo ed elettricità per il lavaggio e l'eventuale asciugatura effettuata con aria calda.

E ovviamente c'è da mettere in conto il tempo necessario per caricare la lavatrice e mettere ad asciugare i pannolini.

Cominciamo a mettere a confronto i costi che una famiglia deve sostenere per tenere pulito il proprio  cucciolo, fino a quando sarà in grado di avvisare che pipi e  cacca gli stanno scappando.

Una accurata stima di una istituzione indipendente conclude che per far fronte ai bisogni fisiologici dei primi 30 mesi di un bimbo, la spesa in pannolini usa e getta va da un minimo di 996 € ad un massimo di 1693 € per i pannolini più cari.

Nel caso dei pannolini lavabili si deve mettere in conto l'acquisto iniziale di 25 pannolini e 3 mutandine ( il quantitativo necessario tra una lavaggio e l'altro) per un ammontare, una tantum, di 452 €.
A  questa cifra  occorre aggiungere le spese complessive per il lavaggio, tenendo in conto l'energia elettrica per la lavatrice (50 €), l'acqua  (13 €) e il detersivo (76 €) utilizzati nei 30 mesi di lavaggio dei pannolini.
La spesa complessiva in questo caso va da un minimo di 591 € ad un massimo di 724 €.

In conclusione l'uso di pannolini lavabili comporta un buon risparmio, che aumenta nel caso che dopo qualche tempo arrivi un fratellino o una sorellina per i quali potranno essere riutilizzati pannolini e mutandine acquistati per il primogenito.

Occorre anche osservare che con i pannolini usa e getta esiste un extracosto a carico della comunità, rappresentato dai costi di raccolta e smaltimento che, ai prezzi attuali, può essere stimato pari a 156 €/anno per un totale di 390 € per tutti i 2,5 anni di uso, un costo  che sarà inevitabilmente spalmato sulla tassa rifiuti pagata da tutti gli utenti.