martedì 30 dicembre 2008

Produciamone Meno

Con gli auguri di Buon Anno, vi regalo una semplice ricetta per ridurre rapidamente la produzione di rifiuti.
Ne parleremo ai primi di Gennaio al nostro Sindaco. Vi farò sapere come è andata. Da parte vostra, se l'idea vi convince, fate analoga proposta ai vostri amministratori.
BUON ANNO


LA SOLUZIONE AL PROBLEMA RIFIUTI?
PRODURNE DI MENO!


E’ lapalissiano affermare che il rifiuto che si gestisce meglio, con importanti vantaggi economici ed ambientali è il “rifiuto che non c’è”, quello che si è evitato di produrre.

A questa sacrosanta verità comincia a crederci persino l’Unione Europea che ha stabilito che nei prossimi anni il nostro obiettivo prioritario dovrà essere quello di ridurre la produzione pro-capite di rifiuti.

Purtroppo questa scelta si scontra con la percezione comune che la produzione di rifiuti possa essere un indice di benessere, in quanto, si ripete spesso, il Prodotto Interno Lordo (PIL) aumenta con l’aumentare dei rifiuti.

Questo è vero, ma il problema è che il PIL non è un indice di vero benessere.

Ad esempio, rimanendo nel tema, l’uso di una pila ricaricabile, per tutto il periodo della sua vita utile, evita la produzione e lo smaltimento di diverse centinaia  di pile “usa e getta”. Il risultato di questa semplice scelta, che non modifica in modo sostanziale i nostri stili di vita (se non quello di ricordarsi di ricaricare le pile) è quello di una netta diminuzione dei rifiuti; tuttavia, per la mancata produzione e smaltimento delle pile “usa e getta” diminuirà anche il PIL!

Oggi, la raccolta e lo smaltimento in sicurezza dei nostri rifiuti  costa circa 15 centesimi al chilo e questa cifra è totalmente a carico del cittadino utente, al quale la Legge chiede la piena copertura dei costi del servizio, attraverso l’applicazione di una Tariffa (TIA). Tuttavia, la stessa Legge prevede che la Tariffa deve tener conto della effettiva produzione di rifiuti da parte del cittadino contribuente. In altre parole dovrebbe ”pagare di più chi produce più rifiuti”, ma, ovviamente è anche vero che dovrebbe “pagare di meno chi produce meno rifiuti”.

Ovviamente quantificare l’effettiva produzione di rifiuti di ogni singola famiglia e azienda, non è possibile senza una radicale trasformazione degli attuali metodi di raccolta (dagli attuali  “cassonetto e campana” passare  alla raccolta differenziata di prossimità ovvero al “porta a porta”).
Tuttavia è anche possibile attuare una diversa strategia, di più facile  e rapida realizzazione per riconoscere e premiare economicamente chi produce meno rifiuti.

Ed questa è la proposta che facciamo ad AMIU e Comune.

In tutte le situazioni in cui cittadini ed aziende possono facilmente dimostrare, per autocertificazione, di  avere una produzione di rifiuti inferiore alla media,  riconoscere loro un premio per “mancata produzione”, un premio stimato in 8 centesimi per ogni chilo di rifiuto non prodotto, circa la metà dei costi per il suo ritiro e smaltimento.

In questo modo, le scelte dei cittadini virtuosi avranno una ricompensa economica per i loro diversi stili di vita (ad esempio, fare compostaggio domestico). L’AMIU vedrà ridotte le proprie entrate nel capitolo TIA, ma potrà ridurre le uscite su altre voci di bilancio,in quanto per ogni chilo di rifiuto non prodotto non dovrà raccoglierlo, trasportarlo, pre-trattarlo, smaltirlo. Meno rifiuti da raccogliere significa anche meno cassonetti da distribuire sul territorio, meno cassonetti da lavare, ma anche una più lunga vita utile di Scarpino e una minore vita post chiusura della discarica: e tutto questo produce  ulteriori risparmi per l’AMIU.

Meno rifiuti da raccogliere significa anche meno mano d’opera da utilizzare a questo specifico scopo, ma certamente è manodopera da utilizzare meglio nella raccolta Porta a Porta che, sappiamo, richiede più forza lavoro, ma che, se estesa a tutta la città, alla fine costerà meno (per evitato smaltimento, grazie al riciclo) dell’attuale gestione, con un possibile ulteriore riduzione dei costi.

Proviamo a fare qualche conto in tasca ai genovesi, se questa ipotesi troverà favorevoli Comune e AMIU.

Ogni componente di una famiglia, ogni anno, produce circa 250 chili di rifiuti; se si riduce questa quantità del 20 %, la produzione potrebbe scendere a 200 chili e per i 50 chili di rifiuti annualmente non prodotti, l’AMIU, in base alla nostra proposta, potrebbe riconoscere uno sconto, sulla TIA,  di 4 euro; per una famiglia di tre persone che ha deciso di attivare buone pratiche nella gestione dei propri rifiuti potrebbero essere 12  gli euro risparmiati ogni anno.

Ovviamente le cifre in gioco potrebbero essere decisamente più importanti per attività che producono grandi quantità di rifiuti quali mense aziendali, mercati,  centri commerciali, ovvero tutte le attività che producono rifiuti speciali assimilati agli urbani e che, con questa loro produzione, fanno lievitare a circa 600 chili la produzione procapite dei genovesi.
Queste aziende, oltre che attivare forme di riduzione dei propri rifiuti, potrebbero attivare politiche di riduzione dei rifiuti dei propri clienti, scelte che, a nostro avviso, meriterebbero  altrettanta attenzione da parte dei gestori della cosa pubblica. 

Vediamo ora come potrebbe essere possibile produrre meno rifiuti, in una maniera quantificabile e verificabile, ovvia condizione per  ottenere il riconoscimento dello sconto.

Un esempio concreto è il compostaggio domestico. La famiglia che attiva questa pratica che trasforma in terriccio gli scarti di cucina e usa questo terriccio nel proprio orto, nel proprio giardino o nei vasi di gerani tenuti sui balconi o sul terrazzo, evita la produzione di circa 50 chili di rifiuti ogni anno, per ognuno dei suoi componenti. Per una famiglia tipo di tre persone, fanno 150 chili di rifiuti non prodotti, che rappresentano dal 20 al 30 % della produzione della stessa famiglia se non facesse compostaggio.
In base alla nostra proposta, questa famiglia potrebbe godere uno sconto annuo  di 12 euro.

Questa cifra è molto simile a quella che già oggi il Comune di Genova sconta sulla TIA (15 euro) alle circa 300 famiglie che, in questi primi mesi di attuazione hanno autocertificato di fare compostaggio domestico. La veridicità di questa autocertificazione è semplice: una visita dei vigili può rapidamente verificare se esiste la compostiera, se è piena e se ci sono giardini o vasi idonei per ricevere il compost autoprodotto come la famiglia ha auto certificato.

E ora facciamo qualche altro esempio di scelte di riduzione della propria produzione di rifiuti  autocertificabili e  verificabili:

• Uso di pannolini lavabili : si allega all’autocertificazione il certificato di nascita del proprio bambino e le ricevute per l’acquisto dei pannolini.
• Uso di acqua alla spina e in brocca nei bar e nella ristorazione: ricevuta acquisto impianto di depurazione e verifica
• Abolizione di stoviglie “usa e getta” nella ristorazione aziendale: verifica diretta
• Uso di sapone e shampoo in dispenser per la clientela alberghiera:  ricevute e verifica
• Cessione al Banco Alimentare e al Last Minute Market delle derrate in scadenza o fuori specifiche dei centri commerciali e della ristorazione:  copia dell’accordo con le rispettive onlus che provvedono a ritirare gli alimenti e a distribuirli agli enti di beneficenza.
• Uso di cassette per la frutta riutilizzabili da parte di negozi e mercati ortofrutta: ricevuta acquisto
• Installazione nei centri commerciali di distributori di prodotti sfusi e alla spina: ricevuta acquisto

E infine ecco un elenco delle possibili iniziative da parte di attività commerciali ,finalizzate a potenziare il riciclo e il riuso e che potrebbero rientrare nelle pratiche da incentivare economicamente, sempre con il meccanismo della autocertificazione:

• Centri commerciali che all’uscita mettono, a disposizione dei clienti, contenitori per la raccolta differenziata degli imballaggi non essenziali dei prodotti acquistati
• Centri commerciali che all’ingresso, in cambio di buoni acquisto, offrono il servizio di raccolta differenziata di vetro, lattine, contenitori in plastica, cartoni, conferiti dai clienti
• Centri commerciali e negozi che aboliscono i sacchetti in plastica
• Mercatini dell’usato (oggi pagano la TIA a metro quadrato)
• Negozi di elettrodomestici che ritirano pile, lampade fluorescenti, piccoli elettrodomestici  guasti, conferiti dai loro clienti direttamente nel loro negozio con AMIU che provvede al ritiro e al corretto smaltimento
• Edicole che effettuano la raccolta dei giornali del giorno prima, conferiti dai loro clienti, con ritiro e riciclo da parte di AMIU
• Ristoranti che offrono ai loro clienti il servizio di potersi portare a casa gli avanzi del pranzo

Per la quantificazione degli sconti TIA da applicare in tutte queste iniziative, vale il criterio generale che lo sconto deve essere proporzionale alla effettiva o presunta riduzione nella produzione di rifiuti, la cui entità dovrà oggetto di specifici studi di settore.

Oggi, a Genova, la produzione media procapite di rifiuti, stimata sommando la produzione delle famiglie e delle aziende, è di 560 chili all’anno. Grazie agli incentivi alla minore produzione  e raggiugendo su tutta la città il 20% di riduzione, se tutti i genovesi aderissero a questa iniziativa la produzione di rifiuti si potrebbero attestare  a 448 chili procapite; non si tratta di un valore fuori dal mondo: 467 chili per abitante è l’attuale produzione di rifiuti di un veneto, che è così bassa perché da tempo, in questa regione,  si stanno realizzando buone pratiche per la riduzione della produzione di rifiuti.

E per concludere, proviamo a simulare i possibili effetti di queste scelte sulla gestione dei Materiali post consumo prodotti dai genovesi, in una ipotesi,  sul breve tempo forse più realistica.

Ipotizziamo che nel giro di qualche mese, dopo una ben orchestrata campagna promozionale,  il 20% della popolazione genovese (120.000 persone, 40.000 famiglie), convinta dagli sconti sulla TIA, aderisca direttamente o indirettamente alla politica di riduzione della produzione di rifiuti e che ognuno di loro contribuisca a ridurre del 20 % l’attuale produzione media di rifiuti.

In questo caso, se la campagna di riduzione funziona, l’AMIU non dovrà più gestire 14.400 tonnellate di rifiuti all’anno (4% dell’attuale produzione), con una riduzione delle proprie entrate di 1.152.000 euro all’anno (l’1% del suo attuale bilancio), soldi che, scontati dalla TIA, entreranno nei bilanci delle famiglie e delle aziende che avranno autocertificato le proprie pratiche di riduzione.

L’AMIU, a sua volta, potrà cancellare circa 2.000 viaggi di camion all’anno per il conferimento a Scarpino (e il gasolio da loro consumato) dei rifiuti non prodotti e potrà togliere dalla città almeno 150 cassonetti, diventati inutili. Infine, ogni anno, a Scarpino ( la discarica a servizio di Genova)  si risparmieranno 48.000 metri cubi di volumi disponibili, (un cubo con lati lunghi 219 metri), pari a circa l’1% dei volumi attualmente autorizzati.

lunedì 29 dicembre 2008

Bio Archietttura Sacra

Il rispetto dell'ambiente è una caratteristica di tutte le nostre chiese: le pietre con cui sono state costruite sono quelle del posto, il loro orientamento è studiato per sfruttare al meglio la luce di "Frate Sole", il riuso di antiche pietre e manufatti è la norma in tutti i nostri edifici sacri.
Tuttavia è stato importante che i vescovi italiani, in un recente convegno tenutosi a Roma questo Aprile, abbiano voluto ribadire l'opportunità che gli edifici sacri siano caratterizzati da scelte improntate alla sostenibilità ambientale.
Di questo Convegno intitolato "Edifici di Culto nell'orizzonte della sostenibilità. Costruire bene per vivere meglio" se ne è parlato poco; io ne ho avuto notizia nel numero di dicembre del Messaggero di S. Antonio.
La cosa interessante è che esistono già esempi concreti di queste scelte fatte in nuovi edifici sacri, quali la chiesa dedicata ai santi Severo e Agata a Corciano in Provincia di Perugia: questa chiesa, architettonicamente molto interessante, recupera l'acqua piovana, ha ampi pannelli fotovoltaici sul tetto e, grazie ad una sonda geotermica posizionata a tre metri di profondità,  sfrutta la capacità termica della terra per riscaldare la chiesa, grazie a pompe di calore.
E le energie rinnovabili sono arrivate anche in Chiese già costruite. Ad esempio, il tetto della Chiesa Abbaziale di Bagnara Calabra, realizzata nel secolo scorso, è coperto da celle fotovoltaiche che forniscono tutta l'elettricità di cui la Chiesa ha bisogno e, grazie al conto energia il parroco vende all'Enel l'energia elettrica prodotta in sovrapiù.
Insomma un bell'esempio di come la Chiesa sia vicina a tutti coloro che auspicano una svolta ecologica delle nostre società.

giovedì 18 dicembre 2008

Viva Le Marmitte

Stamattina l' ufficio stampa dell Istituto Tumori di Genova invierà alle Agenzie il comunicato che potrete leggere di seguito.
Gli amici del blog conoscono già la notizia ma potranno trovare ulteriori dettagli utili sul nostro studio che ha verificato l'efficacia delle marmitte catalitiche in ambiente urbano.
Noi pensiamo che questa notizia possa avere un interesse nazionale, se non addirittura internazionale. Vedremo se i giornalisti coglieranno.


Meno cancerogeni nell’aria delle città italiane, grazie alla marmitta catalitica.
 
 Le marmitte catalitiche possono effettivamente ridurre drasticamente l’inquinamento delle aree urbane: questo  il risultato di un recente studio dell’Istituto Nazionale Ricerche sul Cancro di Genova (IST).
 
Lo studio, di prossima pubblicazione sulla rivista internazionale “ Atmospheric Environment” ha valutato che, in ambito urbano, la completa sostituzione di veicoli EURO-0, sia a benzina che diesel,  con veicoli progettati per avere un più basso impatto ambientale (EURO-1 e EURO-2), potrebbe ridurre dell’89% le concentrazioni nell’aria di benzopirene (un potente cancerogeno) e del 69 %  le concentrazioni di ossido di carbonio, un inquinante tossico di prevalente fonte veicolare.
 
In Italia, la sistematica sostituzione di vetture EURO – 0  è iniziata nel 1994 e ha avuto un buon successo, anche grazie agli incentivi per la rottamazione.
 
Nel 1994, all’avvio dello studio pubblicato, la concentrazione di benzopirene lungo le principali arterie genovesi, era particolarmente elevata (2,7 nanogrammi per metro cubo di aria) e nettamente superiore agli obiettivi di qualità dell’aria  per questo composto (1 nanogrammo per metro cubo). Negli anni successivi, i ricercatori dell’IST registravano una progressiva e costante diminuzione di questo inquinante e nel 2003, ultimo anno di monitoraggio in questo studio, la concentrazione di benzopirene, in tutta Genova, era di circa 0,3 nanogrammi per metro cubo.
 
Che il merito di questo risultato fosse dovuto alla “rottamazione” era tutt’altro che scontato e questa conclusione è stata resa possibile dalla grande mole di dati a disposizione, acquisiti in circa dieci anni dall’istituto Tumori, in collaborazione con la Provincia di Genova e l’Agenzia Ligure per l’Ambiente.
 
Il metodo utilizzato dai ricercatori IST per accertare le vere cause della riduzione dell’inquinamento è stato giudicato di interesse per la comunità scientifica internazionale, sia per il risultato ottenuto, sia per le sue modalità.
 
E’ noto che le marmitte catalitiche sono efficaci  solo dopo diversi minuti dall’accensione della vettura, necessari a raggiungere una temperatura della marmitta sufficientemente elevata, tale da garantire la neutralizzazione di gran parte dei composti tossici presenti nei fumi.
 
Pertanto le emissioni più basse, da parte di auto catalizzate, si hanno lungo percorsi autostradali, a velocità elevata e costante.
 
Invece  è proprio nelle strade urbane, dove si concentra la popolazione, che avvengono tutte le partenze a freddo, si va a velocità bassa, con frequenti fermate ai semafori;  inoltre in città, spesso, si prende la macchina per fare solo pochi chilometri ( a Genova il percorso medio è di 14 chilometri) spesso  insufficienti per far raggiungere alla marmitta catalitica la sua temperatura ottimale. Tutte queste condizioni, difficilmente simulabili nelle prove di laboratorio, potrebbero rendere inefficaci le marmitte catalitiche.
 
“ In base ai nostri studi, la sostituzione dei veicolo EURO-0 che, a Genova  stimiamo si sia realizzata completamente nel 2006,  deve aver prodotto un miglioramento della qualità dell’aria anche in  tutte le città  con condizioni climatiche simili a quelli genovesi.”  afferma il dr. Federico Valerio, responsabile del gruppo di ricercatori del  Servizio di Chimica Ambientale, autori dello studio. “Ad esempio, anche a Roma e Firenze è stata riscontrata una sensibile riduzione della concentrazione di benzopirene negli ultimi dieci anni ed è molto probabile che, anche in queste città, la scelta di incentivare la rottamazione delle vetture più inquinanti abbia raggiunto l’obiettivo di migliorare significativamente la qualità dell’aria. Ovviamente, a tal fine è importante, come avvenuto a Genova, che alla rottamazione non abbia fatto seguito un aumento dei consumi di carburante.
Nella nostra città i circa 200.000 veicoli circolanti nel 1994, sono stati sostituiti, nel 2003, con  150.000 autoveicoli catalizzati. In questi anni sono state acquistate anche 29.000 vetture diesel e c’è stato un vero “boom” di motocicli, passati da 66.000 nel 1994 a 112.000 nel 2003. Questo nuovo modo di muoversi in città potrebbe spiegare i risultati meno brillanti dell’ ossido di carbonio (-69%) che è emesso dai motocicli in quantità maggiore rispetto alle  vetture diesel e catalizzate.”
 
 “ I nostri studi sono stati giudicati interessanti per la comunità scientifica internazionale” conclude il dr. Federico Valerio “in quanto per la prima volta si è potuto stimare, in condizioni reali ed in ambito urbano, l’efficacia delle marmitte catalitiche nei confronti del benzopirene, un inquinante di accertata pericolosità per la salute umana ma che , al momento,  non è all’attenzione delle case automobilistiche, in quanto non è  soggetto a specifiche norme per quanto riguarda la sua presenza nelle emissioni veicolari.”
 
“ E ora, la nostra attenzione è rivolta a tenere sotto controllo gli effetti dell’inevitabile invecchiamento delle marmitte catalitiche in uso. Per il momento siamo tranquilli; in base alle nostre ultime misure disponibili, quelle relative a tutto il 2007, il benzopirene, lungo le strade genovesi, è ancora ai suoi valori minimi storici, raggiunti intorno al 2003: circa 0,4 nanogrammi per metro cubo.
Quello che ora  ci aspettiamo è che insieme al miglioramento della qualità dell’aria della città, in questi ultimi dieci anni,  sia anche migliorata la salute dei genovesi e i primi segnali che abbiamo studiato vanno effettivamente in questa direzione, con una riduzione dei ricoveri ospedalieri per malattie respiratorie e una diminuzione dei tumori polmonari.
Ovviamente questi risultati sono in gran parte da attribuire ad una generalizzata diminuzione dell’abitudine al fumo. Tuttavia non dobbiamo sottovalutare il fatto che nel 1994, tutti i genovesi che passavano molte ore della loro giornata nel traffico o nelle sue vicinanze, inalavano ogni giorno la stessa quantità di benzopirene che si trova nel fumo inalato di cinque sigarette. Oggi siamo a circa mezza sigaretta equivalente.
E’ un bel risultato ma , a nostro giudizio, sarebbe opportuno e possibile migliorare ulteriormente la qualità dell’aria delle nostre città, continuando a fare scelte corrette e coerenti. Nel caso specifico, la nostra raccomandazione, se ce la chiedessero, sarebbe quella di incentivare nelle aree urbane il trasporto collettivo, prevalentemente su mezzi elettrici, e la mobilità pedonale.”
 
Per contatti : dr Federico Valerio cell. 349 61 71 409

martedì 16 dicembre 2008

Cenere e Caminetti

La calda atmosfera di un caminetto acceso è offuscata letteralmente dalla fuliggine che, dopo qualche ora di funzionamento si attacca, quasi inevitabilmente, al vetro.
Per risolvere il problema, la  prima azione da fare è "Prevenire".
Nel caso specifico, prevenire significa che al momento dell'acquisto bisogna privilegiare l'efficenza dell'impianto, una sua installazione a regola d'arte ( presa aria esterna, canna fumaria, comignolo) e l'uso di legna di qualità.
Comunque, anche rispettando tutte le regole e anche se il vostro caminetto prevede una presa d'aria che dirige un flusso di aria fredda lungo il vetro, con l'esplicito obiettivo di tenerlo pulito, sarà inevitabile un suo progressivoappannamento.
Ed ecco una ricetta facile, economica e di sperimentata efficacia per pulire velocemente e senza fatica il vetro del vostro caminetto.
Il bello è che il detersivo "miracoloso" lo avete già in casa ed è la vostra cenere di legna.
Forse avete sentito parlare della "liscivia" che le nostre nonne usavano per lavare i panni;ebbene questo ottimo sgrassante era prodotto in casa  "lisciviando" la cenere di legna, che ovviamente abbondava in ogni famiglia.
La ricetta è la seguente:
Materiali necessari: cenere di legna, setaccio, telo di stoffa, recipiente di plastica a bocca larga, imbuto, spruzzetta
-Setacciate qualche pugno di cenere per separare incombusti e carbone ( che potete riusare come combustibile) e  mettete da parte la cenere setacciata
- coprite un recipiente di plastica con  un telo di stoffa a maglia larga, legato tutt'intorno con una cordicella, avendo l'accortezza che il telo formi una concavità verso l'interno del recipiente. Il telo vi serve per filtrare la cenere e raccogliere il suo lisciviato nel recipiente.
- trasferite la cenere  sul fondo del telo di stoffa
- portate ad ebollizione una quantità d'acqua di volume doppio rispetto al volume della cenere che volete lisciviare.
- versate lentamente l'acqua calda su tutta la superfice della cenere
- fate raffreddare e travasate l'acqua che ha lisciviato la cenere nella spruzzetta.
Quello che avete ottenuto è una soluzione di idrato di potassio (liscivia), un potente sgrassante che userete per pulire il vetro del caminetto come pure altre superfici sporche della cucina. A causa della sua causticità ( è fortemente basico) evitate il contato diretto con la pelle e ovviamente con gli occhi.  La liscivia non è adatta per pulire superfici metalliche che potrebbe corrodere.
Per la pulizia del vetro del caminetto è sufficente, ogni mattina, spruzzare un pò di liscivia su tutto il vetro e passare con un foglio di carta. Ripetere l'operazione se necessario. Vedrete lo sporco, anche quello più incrostato,  sparire con grande facilità.
Finita la pulizia potrete riavviare il caminetto, facendo bruciare anche la carta usata per la sua pulizia.
ps: la ceneredi legna, anche dopo lisciviazione, è un'ottima fonte di potassio e microelementi per tutte le piante ( tranne le acidofile, quali azalee..). E' un buon integratore del compost a cui  va aggiunta a piccole dosi e mescolandola bene .

lunedì 15 dicembre 2008

Bioetanolo di Seconda Generazione

Nel 2010, in Brasile,  dovrebbe essere operativo il primo impianto commerciale in grado di produrre etanolo ( alcool etilico) a partire da scarti agricoli ricchi di cellulosa quali, canna da zucchero, mais, grano, soia e segatura di legno.
Insomma, una volta recuperato tutto quello che è cibo, zucchero, grano, mais, tutto quello che avanza, ricco in cellulosa ( le stoppie) può essere utilizzato per produrre etanolo. Il miracolo di questa trasformazione lo fanno particolari enzimi.
E qualche cosa si muove anche in Italia. Entro l'anno prossimo a Rivalta Scrivia dovrebbe essere in funzione il primo impianto per la produzione di bioetanolo (200.000 tonnellate /anno) ma ancora secondo la vecchia tecnologia, quella  che trasforma il mais in combustibile per autotrazione.
Solo nel 2012 dovrebbe nascere, sempre a Rivalta Scrivia, l'impianto pilota in grado di trasformare in etanolo anche le stoppie di granturco.
Invece di correre dietro al nucleare, non sarebbe meglio per tutti noi investire in queste tecnologie in grado di trasformare un rifiuto in risorsa veramente rinnovabile?

Commenti:

#1  21 Dicembre 2008 - 16:01
I residui organici di mais non sono assolutamente un "rifiuto" ma preziosissima sostanza organica utile per mantenere fertile il nostro terreno purtroppo già troppo sfruttato e maltrattato. Mi preoccupa che uno che si definisce scienziato possa scrivere simili infondatezze!!!
utente anonimo

#2  21 Dicembre 2008 - 22:15
Toccato.
Comunque per ridare fertilità al terreno c'è anche la possibilità di trasformare in compost i nostri scarti di cibo, questi si classificabili come rifiuto.
Comunque è sempre meglio trasformare in bioetanolo le stoppie, piuttosto che il mais. Non Credi?
Utente: federico46 Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. federico46

#3  22 Dicembre 2008 - 15:48
L'importante è che passi il principio che non si debba sovvenzionare l'agricoltura allo scopo di produrre biocarburante, perchè ciò genera distorsioni del mercato, monocoltura, competizione fra cibo e carburanti, con conseguenti aumenti indiscriminati del prezzo del mais e altre risorse agricole.

Produrre biocombustibili dagli scarti va benissimo, ma se sovvenzioniamo l'agricoltura per produrre biocarburanti, difficile poi giustificare ricerche per convertire anche gli scarti.. tanto vale produrre direttamente il mais transgenico che offrirà una produzione molto migliore.

In sostanza, bene creare biocarburanti, ma solo in piccola scala e rigorosamente con SCARTI che comunque si dovrebbe smaltire in qualche modo.

venerdì 12 dicembre 2008

La Mappatella

Mi sembra interessante questo commento di Giampiero Fasoli ( che ringrazio) al mio post sulla possibile nascita dell'uso della "mappatella " nei ristoranti italiani.

"Negli anni '80 ho lavorato come cameriere negli USA ed anche in
prestigiosi ristoranti, esisteva (e credo, spero esista ancora) la cosiddetta "DOGGY BAG", dove gli avanzi delle pietanze solide, su richiesta, venivano raccolte in una busta consegnata dal personale di sala e portate via dai clienti, con il pretesto di alimentare il proprio animale domestico, quando invece, spesso e volentieri, era il completamento di un lauto pasto nella propria dimora.

Bisogna riconoscere che oltreoceano, nella "patria del consumismo", questa usanza "controcorrente" dovrebbe essere considerata come virtuosa anche per altre realtà opulente. Se in più si aggiungesse anche la bottiglia avanzata, ecc..... sarebbe ancora meglio per tutti."


domenica, 07 dicembre 2008
La mappatella
Si vede che i tempi stanno cambiando.
Siamo un popolo sprecone; ogni anno trasformiamo in rifiuto 1,5 milioni di tonnellate di cibo, con un valore pari a 4 miliardi di euro; motivi di questo colossale spreco: spese poco accorte, sempre meno tempo da dedicare alla cucina, perdita della memoria storica delle ricette a base di avanzi e la paura di fare brutta figura al ristorante se, alla fine del pranzo,  chiediamo al cameriere  di farci un pacchetto  (la mappatella) con gli avanzi.
Per rimediare a questo spreco  e porre un freno alla smania inceneritorista che attraversa il Paese, il  COMIECO, il Consorzio per il Recupero e il Riciclo degli imballaggi a base di cellulosa, ha avuto due belle pensate.
Per la prima pensata COMIECO ha invitato sei famosi cuochi a creare dei menù  a base di avanzi e le ricette sono state inserite in un calendario che è stato presentato al recente Salone del Gusto di slow Food.
La seconda pensata è ancora più carina: la progettazione di due contenitori in cartone riciclato,funzionali e belli da vedere, da usare per portarsi a casa tutto quello che non si è riusciti a mangiare ( e si è pagato), come pure la bottiglia di vino che saggiamente è stata lasciata piena a metà.
Aggiungo una terza pensata personale: applicare una congrua riduzione sulla Tariffa Rifiuti a tutti i ristoranti che pubblicizzano ed offrono ai loro clienti questo utile servizio che ci aiuta ad essere più saggi, più sobri e a produrre meno rifiuti.